“Gasi” is a special Subanen drink. A rice-yeast fermented beverage made of rice, manioc, maize, and/or Job’s tears mash. It is drunk with bamboo straws inserted in the bottom of a Chinese jar containing the fermented mash. Each drinking turn is preceded by the addition of water to keep the jar filled to the brim. When the water is sucked up through the straw it draws an alcoholic mixture from the mash as well.
A festival meal is the usual social context of Subanen drinking. The “gasi” drinking occurs only during festivity and is the focus of the social gathering. Figuratively speaking, the function of the drinking straw is not only as a channel for the drink, but mainly as a channel for the drink-talk. The Subanen have an expression for this: “talug bwat dig beksuk” or “talk from the straw”. The drinking-talk is a major medium of interfamily communication for which the festive gathering provides the opportunity. As there are no absoluet, society-wide status positions, one’s role in society at large, partucularly for the Subanen male, depends to a considerable extent upon one’s verbal performace during drinking encounters.
The strategy of drinking-talk is to manipolate role relations among the participants thereby maximizing one’s own share of drink and talk in order to assume “esteem-at-tracting and authority-wielding roles.” All drinking sessions follow a rigid cultural pattern.Beginning with initial tasting and simple terms of address, those of lesser verbal ability are gradually eliminated. Finally, discussion and argument usually lead to litigation. The session ends with a prestigious display of true verbal art which involves stylized patterns of Subanen song and verse composition. Not only are songs and poems improvised, but a recital of traditional Subanen tales from memory is required. The most skilled in “talking from the straw” are de facto leaders of the society.
DrinkingTalk
•November 19, 2009 • Leave a CommentLiberato padre Michael Sinnott
•November 11, 2009 • Leave a CommentUn gruppo di MILF (Moro islamic Liberation Front) ha consegnato padre Michael Sinnott, 79 anni, all’ambasciatore irlandese Rafael Seguis e al generale Reynaldo Sealana nel villaggio di Sagnali, Zamboanga City, alle 4.25 del mattino. Padre Sinnott era stato rapito lo scorso 11 ottobre.
Diversa la sorte del maestro Gabriel Canizares, 36 anni, rapito il 18 ottobre e ucciso dai suoi rapitori il 9 novembre nell’isola di Jolo.
GiornoDeiDefunti
•November 1, 2009 • 1 Comment
Onorare i morti è una tradizione antichissima fra gli asiatici. Nelle Filippine, sono la riverenza ed il rispetto profondo per gli antenati che definiscono una delle celebrazioni più cattoliche, Il Giorno delle Anime che si celebra i primi di novembre. In lingua Filipino, è chiamato Undas e in Cebuano è Kalag-kalag. Come El Dia de los Muertos in Messico è un’occasione molto festiva. L’intero paese si mette in moto alla ricerca di … fiori da portare in cimitero, non prima del primo novembre e nemmeno dopo il secondo. Negli ultimi giorni di ottobre il mercato del fiore prospera. Il prezzo di un mazzo di fiori può raddoppiare o triplicare ma dipende dal giorno. Più vicino è al 1 novembre, e più elevato il prezzo. Le candele pure sono naturalmente in grande richiesta. E poi i cibi e le squisitezze alimentari, i dolci tipici e l`immancabile pansit che con i litri di bibite analcoliche fredde, entrano nel cimitero a dare maggior festività alle bianche tombe che sudati preti e accoliti benedicono, una ad una, con altri litri ma di acqua benedetta. Nei mercati locali i fiori si trovano distesi nelle bancherelle dove taglia-fiori sono impegnati ad arrangiare mazzi, i più costosi poi sistemati in ciotole di varia fattura. Naturalmente, i fiori a basso prezzo sono qelli che arrivano direttamente dai poderi vicini, ma poi bisogna conoscere dove si mettono i contadini che li vendono a volte non troppo distanti dall`entrata del cimitero sotto qualche tenda fatta con sacchi di yuta. Solitamente hanno solo una due o tre varietà di fiori come i bianchi o gialli poto-poto, oppure la ilang-ilang abbastanza profumata o la comune “Regina delle spine”, a quattro petali rossi che quasi sempre orna gli altari dalle nostre parti. I fiori più belli e costosi arrivano comunque dalla Capitale MetroManila o dall`estero, portati dai parenti che ritornano in provincia per l`occasione (sono anche i giorni di vacanze scolastiche tra il primo e secondo semestre). Naturalmente sono rose, orchidee, margherite, e i classici crisantemi. I tulipani no. Ai fiori si aggiungono immancabilmente le barrette appiccicose dei lecca-lecca e i coni di gelati che si sciolgono miseramente tra le dita. Servono per tenere a bada i bambini o forse, con i fiori, a ricordare come è bella e dolce la vita anche tra morti e tombe. Quest’anno infine c’è atmosfera irreale dopo il tramonto del primo novembre mentre centinaia di tremolanti lumi continuano ad illuminare i piccoli luoghi di riposo delle anime e in alto la luna piena unico lume che appartiene a tutti.
Rapimenti…continuano
•October 19, 2009 • Leave a CommentGli Abu Sayyaf avrebbero rapito lunedì 19 il direttore didattico della scuola elementare di Kanague, nella provincia di Jolo. Alle 4 del pomeriggio, Gabriel “Bong„ Canizares, 36, è stato rapito da 12 armati mentre, con altri insegnanti, stava rientrando a casa nel villaggio di Patikul.
Il rapimento di Canizares succede mentre la polizia cerca ancora di individuare e di mettersi in contatto con i rapitori di padre Michael Sinnott, rapito l 11 ottobre in Pagadian City in Zamboanga del Sur.
Padre Egidio
•October 16, 2009 • Leave a Comment
Una notte a Tulunan, Kidapawan, si svegliò per recarsi ai servizi e cadde dalle scale, allora molto ripide, senza luce e con i gradini perfino mal spaziati, fratturandosi il braccio sinistro. In ospedale si accorsero che qualcos`altro non andava nel suo fisico tarchiato e possente e i referti medici non lasciarono dubbi: cirrosi epatica a causa di malanni contratti a suo tempo, forse già in Birmania. Non si era mai curato della sua salute e mai posava il capo nello stesso guanciale per lungo tempo. Nei primi anni da missionario ordinario nelle Filippine, e poi come superiore regionale (senza sede), viaggiava in barca tra Siocon, Sibuco, Ayala e Zamboanga. A volte rischiando con il mare mosso e nel 1981 poco ci mancò che affogasse con un drappello di giovani missionari a qualche decina di metri dalle coste di Sirawai. A Zamboanga diventò ospite permanente nella casa della famiglia di mister Pol, un amico e piccolo imprenditore di legname. Per andare a trovare i missionari negli altri luoghi di Mindanao, Ipil e Kidapawan, usava solo i mezzi pubblici. A volte risparmiava e si faceva portare alla sua prossima destinazione da qualche confratello che aveva la motocicletta (allora 125 di cilindrata). Saliva sul sedile posteriore con la sua borsa di cuoio a soffietto, facendo gemere le sospensioni sotto il suo peso e dopo che il guidatore si era fatto il segno di croce, più per scaramanzia che per fede, partivano tutti e due tra nuvole di polvere e il tossire del tubo di scappamento.
Ad un certo momento divenne ‘Zio Biffi’, una specie di fratello maggiore di una ipotetica parentela composta da erranti nipoti sparsi in una manciata di missioni. Beh per una vita come la nostra due cose sono importanti (che poi variano a secondo dell’avanzare degli anni): di appartenere da una parte ad una ‘famiglia’ dove ci sia qualcuno con esperienza che ci guidi volendoci bene, e dall’altra di poter essere indipendenti senza grandi traumi e ripensamenti. E zio Egidio aveva la necessaria esperienza di vita missionaria condivisa con altri confratelli in un mondo dove ognuno di noi doveva, come si diceva allora, ‘prendere coscienza’ delle realtà a cui si veniva via via esposti, da quelle tenere a quelle grezze, da quelle ecclesiali a quelle politiche …senza doversi mettere in riga o sentirsi giudicati.
A Manila invece gli piaceva dimorare nella piccola casa del PIME in San Pablo, nella baraccopoli di Tondo. Dormiva sul divano della stanza che faceva anche da sala Tv e magazzino. Poi optò per Santo Nino in Velasquez Street dove la casa era più grande e ospitale. Un giorno a Tondo, precisamente a Moriones, un uomo gli strappò l`orologio dal polso e scappò. Allora Biffi cominciò a gridare “Al ladro! Al ladro!”. Molti dei passanti e nullafacenti attorno si voltarono verso di lui come per dire “Chi, io?”. Allora non riscuotendo simpatia, e scuotendo la testa, Biffi si mise ad inseguire il ladro. Sempre gridando ad alta voce “al ladro!”. Lo raggiunge, si rifà dare indietro l`orologio e gli spiega che era un dono di sua mamma. Guai a chi lo tocca. Quando poi non riusciva a far cambiare testa al suo interlucutore, soprattutto se confratello, alzava il braccio destro e borbottava: “Ma che sa sbogen!”. Quando il PIME lasciò Tondo si trasferì dai padri Clarettiani in Quezon City e fu l`ultima sua dimora filippina dove meditava sui bei tempi birmani, a Toungoo e dintorni, che ricordava sempre quando si recava in Arakan Valley perchè anche in Birmania c`era un luogo con lo stesso nome. Ha visto infine le ultime ombre di … luce il 16 ottobre 1986. Aveva solo 60 anni.
Rapimento-Sinnott
•October 14, 2009 • Leave a Comment
Secondo fonti militari sembra che lo stesso gruppo che ha rapito padre Giancarlo Bossi sia il responsabile del rapimento di padre Michael Sinnott (79). Si esclude tuttavia che sia il gruppo ‘Abusayyaf’. Alcuni giornali portano la notizia, da verificare, che il missionario e i suoi rapitori sono stati visti tre volte e che sono arrivati nella città di Sultan Naga Dimaporo, Lanao del Norte. Alcuni dei rapitori parlavano il dialetto maranaw parlato in Lanao. Il gruppo potrebbe avere relazioni con un lost command legato ai ribelli islamici dell’MILF. Il superiore regionale dei Colombani, Patrick O’Donoghue, ha detto che finora non c`è stata nessuna richiesta di riscatto. Ha detto pure che è preoccupato per la salute di padre Sinnott. Eid Kabalu, capo delle relazioni militari e civili dell’ MILF ha detto che le sue forze militari si sono messe alla ricerca del missionario “per ragioni umanitarie”.
Sinnott è nelle Filippine da 40 anni. E` chiamato ‘pader Mick’ dalla sua gente e definito una persona che ha sempre preso le parti dei poveri e delle vittime di ingiustizie.
Circa 200 persone sono state rapite in almeno 93 rapimenti in Mindanao dal 2003. In Mindanao occidentale (province di Zamboanga del Sur, di Zamboanga del Norte, di Zamboanga Sibugay, della città di Zamboanga) 83 le vittime in 45 rapimenti. In Basilan, 33 le vittime e una famiglia rapiti in 17 rapimenti. In Sulu, 54 vittime in 25 rapimenti. In Tawi-Tawi, 29 vittime in 6 rapimenti.




