VERSO BASILAN dal Diario di Enrico Garlaschelli

April 26, 2008 by Admin

L’alba tropicale che non finisce mai è davanti a noi mentre prendiamo il traghetto verso l’isola di Basilan. Nel porto di Zamboanga gli isolani quasi immobili guardano questo mare che centrifuga ogni sentimento lasciandoti il viso quasi privo di espressione come quello degli abitanti di questa costa.

Da giorni il cielo è sempre uguale, né sereno, né nuvoloso, e il mare non ti regala troppi colori, se non l’azzurro cupo.

E’ un mondo che sembra vivere all’indietro. Padre Angelo Calvo, dei Missionari di Claret, ci parla della dominazione spagnola, le stesse sue origini. Anche la patrona della città viene dalla Spagna. S. Giacomo era di Saragozza e non riusciva a convertire nessuno, quando gli è apparsa Maria Vergine “sul Pilar”, su un pilastro, molto venerata in Spagna e ora anche qui nell’isola di Zamboanga.

Anche il viaggio verso Basilan sembra un ritorno verso un passato che neanche qui esiste più. Non si sa che mondo è questo -  è forse la storia che cerchiamo? Quella che leggevamo da bambini, scomparsa di fronte all’umanità tecnologica di Hong Kong? -. Una musica americana ci accoglie mentre bambini completamente nudi si buttano dalle loro canoe di legno nell’acqua del porto per raccogliere monete che alcuni passeggeri lanciano dalla nave.

Palafitte di legno si mischiano a vecchi palazzi in muratura muniti di logge con l’intonaco mezzo scrostato. I visi qui sono cambiati: sono quelli dei marinai musulmani che arrivarono dal Borneo, come racconta padre Calvo, e dalla Malesia, quando quest’isola apparteneva al sultanato di Sulu. Abbiamo abbandonato il fortilizio cristiano di Zamboanga per entrare “in una terra unica – continua il missionario clarettiano – per la varietà delle etnie e religioni”.

Gli indigeni dell’isola, gli Yakans, coltivavano queste terre mentre dalla Malesia e dalle isole di Jolo arrivavano via mare i commercianti musulmani, e dall’isola di Tawi Tawi il gruppo dei Bajau, gli zingari del mare.

Erano tutti musulmani tranne i Visayas, i coloni cristiani. Basterebbe questo per scatenare gli antropologi. Ma noi oggi di questa antica storia non scorgiamo un granché. I Clarettiani collaborano con una N.G.O. per salvare la cultura dei Bajau, gli zingari del mare. Come i nostri zingari malvoluti da tutti. Così si sono rifugiati a Jangkulos in villaggi di palafitte. “Praticano la cultura del mare – spiega padre Calvo – non della terra”.

Non sono gli unici indigeni costretti a vivere in una terra diventata straniera. La geografia dell’isola è stata sconvolta. Non sono più le foreste a costeggiare le carreggiate dell’interno, ma distese di alberi di cocco. “Il cocco è il frutto dei lazzaroni”- ci avverte Spinelli. Cresce spontaneamente senza bisogno di cure. E’ stato piantato nelle vaste zone disboscate dalle multinazionali. Questa seconda, recente ondata colonizzatrice ha praticamente distrutto l’economia locale, creando le condizioni che hanno portato allo scoppio del conflitto sociale, quando i contadini, gli Yankans, sono stati scacciati dalle loro terre.

La questione delle terre, per alcuni sta alla base del conflitto fra cristiani e musulmani. “Economia, cultura, religione – spiega padre Angelo – si intersecano nel rappresentare le cause della guerra in corso”.

 

Perché di una vera guerra si tratta. Oggi quando senti parlare di Basilan, subito viene in mente Abu Sayaf, il gruppo di radicali islamici, e i kidnapping, i rapimenti.

Davanti alla basilica di Isabela City, un monumento della pace è composto da una jeep crivellata di colpi, dopo un’imboscata da parte dei musulmani. Ma padre Giancarlo Bossi non è stato rapito per motivi religiosi. Piuttosto per una questione di soldi.

Qui sono stati sgozzati ed evirati i 14 marines governativi che, secondo il governo, stavano cercando padre Bossi. La verità è più complessa, ci hanno raccontato i missionari, e mette in luce le ambiguità del governo filippino, la necessità che aveva ognuno degli attori coinvolti, anche a livello internazionale, di fare propaganda a se stesso attraverso i mass media. In mezzo, come al solito, stavano questi missionari, semplicemente perché erano a fianco della gente che non conta perché non appare.

I pericoli qui a Basilan possono venire da più parti. Possiamo girare per quest’isola solo perché, ci ha detto padre Sebastiano d’Ambra, PIME, “riconoscono che siete dei nostri”.

Padre Angelo, clarettiano, è qui dal 1972 ed è stato l’ultimo dei missionari  ad andarsene nel 2006 da Basilan. Ci conduce nel villaggio di Maluso dove un uomo racconta la sua guerra con i musulmani. I musulmani avevano bruciato il villaggio e tutti si erano dovuti rifugiare nei reserving camps. In quegli anni padre Angelo era appena arrivato. Racconta che in mancanza di ogni autorità, la chiesa doveva ospitare i rifugiati, compresi i musulmani.

Ma la gente moriva nei reserving camps, e quest’uomo di Maluso decise che era tempo di tornare al suo villaggio e si preparò a difenderlo con le armi.

Padre Angelo racconta quegli anni come “i più disastrosi a cui ho assistito”. Il dittatore Marcos proclamava la legge marziale e lui venne anche accusato di essere amico dei musulmani.

Mentre entriamo nel villaggio di palafitte dei Bajau ci scortano due guardie.

A sera ritorniamo a Zamboanga. Nonostante tutto, i missionari rimangono nell’isola di Mindanao. Spinelli andrà più a nord a trovare il suo vecchio amico di seminario padre Sandro Brambilla, PIME. Vive da solo nella sua missione di Siraway. Hanno consigliato a Spinelli di non fermarsi troppo per non dare nell’occhio, offrendo il tempo e la possibilità di organizzare un possibile rapimento.

40 years: the beginning

April 25, 2008 by Admin

Joseph Rudyard Kipling , the english author, born in Mumbai, India, and best known for his works The Jungle Book (1894), was a bad prophet when he wrote, “East and West will never meet.” In fact, even by his own time (the beginning of the 20th century), East and West had not only met, but also merged together to create an extraordinarily fascinating country: the Philippines, the only nation in Asia with a Catholic majority. Through three centuries of Spanish colonial rule, Catholicism in the Philippines has brought together two civilizations, peoples and continents as diverse and distant as Asia and Europe.

An Institute for Foreing Mission like PIME, which has a preferential option for Asia, could not help but go to the Philippines. In January of 1967, Bishop Aristide Pirovano (then Superior General) responded to the invitation of some bishops and went to visit the apostolic nuncio and four bishops, together with the Regional Superior of Hong Kong, Fr. Secondo Einaudi. A year later, he sent Fr. Einaudi and Fr. Piero Gheddo for further discussions. An agreement was reached with two bishops who were inviting PIME to their dioceses: San Pablo, on the island of Luzon; and Dipolog on the southern island of Mindanao.
The first PIME members to reach the Philippines were Frs. Pietro Bonaldo (missionary in Hong Kong, to which the Philippine delegation was attached), Egidio Biffi (formerly in Burma), Pio Signò (expelled from China), Joseph Vancio (from the USA) and Brother Giovanni Arici. Others followed in a short time: in 1969 Frs. Bruno Piccolo and Francesco Alessi; in 1970 Frs. Adriano Cadei (like Biffi, expelled from Burma), Santo Di Guardo and Angelo Biancat; in 1971 Fr. Gigi Cocquio; in 1972 Frs. Peter Geremia, Vincenzo Bruno (both having been working in the USA) and Alessandro Bauducci; in 1974 Frs. Albert Booms, Alessandro Brambilla, Raymond Ridolfi and Giuseppe Zanotto; in 1975 Frs. Renato Contis, Giovanni Battista Roggeri and Br. Donald Kuester; and in 1977 Frs. Salvatore Carzedda, Sebastiano D’Ambra and Luigi Colombo.

In the first ten years, PIME sent 22 priests and 2 brothers for the two commitments agreed upon with the bishops: the parish of Santa Cruz (diocese of San Pablo) and the mission district of Siocon (diocese of Dipolog). In December 1968, the first to arrive approached the Archbishop of Manila to request a church or chapel as a point of reference in the capital. That desire was realized in 1970 when Bishop Pirovano visited the missionaries. Bishop Nuncio Carmine Rocco invited PIME to minister to the endless mass of squatters in the downtown area called Tondo. In view of Pope Paul VI’s coming visit to Manila, there was a desire to address the needs of these people with the institution of two new parishes, in order to demonstrate to the Pope and the Asian Bishops the commitment of the Philippine Church for the most poor and marginalized.
Thus, after two years, PIME found itself in three separate pastoral areas, each one very different and distant from the other. There some people could have said, seeing these strange men coming from far away, with the words of Kipling himself:

The Stranger within my gates,
He may be evil or good,
But I cannot tell what powers control- -
What reasons sway his mood;
Nor when the Gods of his far-off land
Shall repossess his blood.

Two Royal Decrees Regarding Missionaries

April 21, 2008 by Admin

Felipe II, King of Spain. “Two Royal Decrees Regarding the Religious.” In The Philippine Islands, 1493-1898, translated from the originals, edited and annotated by Emma Helen Blair and James Alexander Robertson, with historical introduction and additional notes by Edward Gaylord Bourne. Cleveland, Ohio: A.H. Clark Company, 1903-9. Vol. 6, 1583-1588. Pp. 45-46.

[The Audiencia to Aid the Franciscans]

The King: To the president and auditors of our royal, established at our order in the island of Luzon in the Filipinas islands. To those islands have gone recently discalced religious of the order of St. Francis to preach the holy gospel, and to engage in the instruction and conversion of the natives therein; and more will go thither regularly, both from these kingdoms and from Nueva España. Now because we hope that, by means of their instruction and example, much fruit will be gathered among those natives, therefore we desire — a thing befitting the service of God, our Lord — that they be aided, and held in all estimation, so that with more energy and fervor they may continue their good purpose; and we order you that, as far as you are concerned, you aid them to the utmost of your ability, and extend to them all possible protection, whenever occasion offers, as their exemplary life merits. San Lorenzo, June twenty-one, one thousand five hundred and eighty-three.

I The King.

 [Financial support to all missionaries]

The King: To Doctor Santiago de Vera, president of our royal Audiencia established in the city of Manila, in the Filipinas islands; or, in his absence, to the person or persons to whom the government of the islands has been entrusted. Father Andres de Aguirre, of the order of St. Augustine, has reported that the Miguel Lopez de Legaspe  gave orders in my name to pay, as a gratuity for the support of each of the religious who were engaged in the conversion and instruction of the natives of those islands, one hundred pesos of Tepusque and one hundred fanégas of rice. Thus the religious have been aided, although in later years the judges and officials of my royal exchequer have paid this gratuity with some reluctance, alleging that for such payments my orders must be produced. The matter having been examined by my Council of the Indias, it was agreed that I should issue this my decree, by which I command you to provide for giving the aforesaid gratuity to the said religious, as above stated. This decree is to be executed without fail.

I, The King By order of his Majesty:

Antonio de Eraso , April 24, 1584.

 

EUNTES - Corso estivo 2008

April 14, 2008 by Admin

Il 6 aprile, 2008, è iniziato il corso estivo che durerà cinque settimane fino il 11 maggio, quando i partecipanti riceveranno il Crocifisso. l corso originariamente inteso per operatori pastorali filippini , quest’anno accoglie anche non filippini che operano o opereranno nel contesto specifico delle Filippine. L’intero programma vuole essere una riflessione esperienziale sulla missione evangelizzatrice della Chiesa nelle Filippine con particolare riferimento alla problematica presente nell’Isola di Mindanao. È un’isola di frontiera dove s’incontrano le culture e le esperienze del mondo cristiano, musulmano e tribale. Per questa ragione sono stati diversi docenti provenienti da varie Facoltà Teologiche nelle Filippine. Tra i Relatori si sono messi a disposizione Mons. Romulo Valles, Arcivescovo di Zamboanga, Mons. Orlando Quevedo, Arcivescovo di Cotabato e Segretario della Fabc. Gli altri, preti e laici, sono specialisti nel settore antropologico, biblico, teologico e missiologico.I partecipanti sono 29 e provengono dalle Filippine, maggioranza e per lo più provenienti da Mindanao, da Myanmar, Indonesia e Brasile. Per l’età si va dai vent’anni (12) e dai trenta (9) ai sessanta (2), ma tutti ‘giovani’ con un grande spirito missionario. La giornata incomincia con la Messa comunitaria alle 6:30 del mattino. Seguono quattro lezioni di un’ora e mezza ciascuna, due al mattino e due al pomeriggio, dal lunedì al Sabato compreso. Prima di cena c’e’ un tempo in cui tutta la comunità è nel silenzio per la preghiera e la contemplazione, godendosi la bellezza naturale dell’ambiente e immergendosi nella veduta del mare e nei famosi tramonti di Zamboanga, la città dei fiori. La sera del Sabato è riservata ad un momento ricreativo comunitario, spesso a carattere culturale per interscambio di esperienze. La Domenica rimane giorno libero; ognuno può organizzarsi come crede. Si offre comunque la possibilità di visitare luoghi e gruppi di persone (Urban poor, gruppi etnici, street children e comunità parrocchiali particolarmente impegnate nel sociale, ecc…). La vita comunitaria è organizzata sul principio della libertà personale responsabile. La campana suona solo per i tre pasti e le due merende. Ancora una volta l’Euntes, situato in Zamboanga City, nella grande isola di Mindanao, vuol riprendere dal punto di vista esperienziale – ma anche con qualche supporto accademico - la dimensione della missione come condizione essenziale del discepolo e della vita della Chiesa. Si propone quindi una spiritualità della missione come energia intrinseca alla proclamazione, alla celebrazione e alla testimonianza della vita del cristiano e della comunità ecclesiale che è invitata per sua natura ad entrare in dialogo con ciò che è differente ma che conduce – seppure per diverse vie – allo stesso fine. Non si vuole quindi essere ‘masso erratico’ o ‘esperienza isolata’ quanto espressione di un sentire e vivere la chiesa nella sua dimensione e apertura alla missionarietà. Il programma è esplicitato e condotto con la collaborazione di un Istituto Religioso locale (Oblates Notre Dame) che ha messo a disposizione due suore impegnate a tempo pieno per la preparazione dei programmi e la vita comunitaria. Si tratta di Sr. Stella Llerin, che coordina il programma, e Sr. Genevieve Damaso, Animatrice per la vita comunitaria e liturgica. Con le due Suore lavorano P. Gianni B. Sandalo, Amministratore del Centro oltre che Superiore Regionale della comunità PIME nelle Filippine, e P. Giulio F. Mariani, Direttore. A queste persone si aggiungono poi personalità del mondo filippino pronte a dare un concreto aiuto nella pianificazione, nella programmazione e nella gestione del programma. Tra di loro spicca P. Angel Calvo, Claretiano, missionario nelle Filippine, specialmente in Mindanao, da oltre trenta anni e da sempre grande amico del PIME.

23 anni fa

April 10, 2008 by Admin

L’11 Aprile 1985 un gruppo di paramilitari uccideva p.Tullio Favali, nel villaggio di Tulunan, Isola di Mindanao. I resposabili, i fratelli Manero, erano stati indottrinati a seguire l’etica del ‘bravo cittadino’, che allora era quella di avere il pugno duro contro ogni tipo di ribellione. Era fondamentale per la convivenza in Tulunan (e nelle Filippine). Bisognava mantenere l’ordine affinchè non prevalesse la ‘legge della giungla’. Ma la ‘legge’ in cui credevano, imposta dal governo di Marcos, era già legge da FarWest, che armava chicchessia per eliminare le cause del ‘disordine’.
Diversamente da loro molti altri percepivano la legge militare come ingiusta e le conseguenze si vedevano nei massacri perpetrati dalle forze para-militari, poi documentati. Tullio, sebbene da pochi mesi in Tulunan, aveva già visto troppo e se c’era una richiesta di aiuto da parte delle vittime non ci pensava due volte. Diciamo che non accettava quello che passava il ‘convento’ altrimenti non se ne sarebbe mai allontanato.

Il problema è sempre lì, ciò che una società, un governo, una istituzione diffonde o impone come comportamento da tenere e le scelte dell’individuo che possono essere di fanatica approvazione, differenti o totalmente opposte. Dipende da chi ha in mano le redini di un governo, o di una ideologia, o di una religione creare e diffondere una rete di comportamenti benevoli, giusti e non violenti. A Tulunan non ci riuscirono e, ironia della sorte, ancor oggi si fa fatica a capire perché padre Tullio sia stato ucciso (del resto c’è chi dice che non si capisce ancora perché Gesù sia stato crocifisso o perchè hanno sparato a Martin Luther King…).  Noi diciamo che Tullio è un ‘martire’ ma questa parola non giustifica la tragedia. Forse con un po’ di diffuso buon senso dall’alto e meno fanatismo dal basso non sarebbe avvenuta. Purtroppo sono passati 23 anni e non si può più dimostrarlo.

Maggior dettagli su:www.pime.org

Padre Angelo

April 7, 2008 by Admin

Il 7 aprile 1962 veniva ordinato p. Angelo Biancat. Oggi lo ricordiamo sul blog a quasi tre anni dalla sua morte (7 agosto 2005, a 68 anni). Tra noi e’ sempre stato un personaggio eccentrico e radicale nel perseguire le scelte fatte. Scelte sempre marginali nelle missioni di Siocon, Siraway e Sibuco durante gli anni settanta e ottanta e in LakeWood, ultima sua missione. Ai margini dei soliti accomodamenti umani e delle scelte tradizionali; poteva girare da casa in casa per invitare tutti a messa oppure offrirsi mediatore-ostaggio nei frequenti rapimenti che avvenivano sulle coste di Zamboanga oppure, con la sigaretta in bocca, affrontare comandanti locali, musulmani o cristiani, dal cuore tenebroso. Questo tipo di presenza eccentrica, missionaria se volete, sembrava indicare il senso più profondo di dedicare la propria vita a certe idee, scelte nonostante tutto, nonstante il rischio di essere uccisi. Anzi il sacrificio, il martirio, era visto come possibile e naturale conseguenza di un comportamento fuori del comune, al di là di quella ‘normalità’, normalità che era fissata nel ‘fai il bravo (prete) e rimani in casa senza disturbare il resto’. Negli anni ottanta e inizio anni novanta un po’ tutti noi si rischiava (due sono stati uccisi),  gettandosi nella mischia incuranti delle conseguenze perché spinti dall’esempio di chi era arrivato, prima di noi, nelle Filippine. Cercavamo di incarnare, con qualche difficoltà, il loro non comune desiderio di lottare a viso aperto contro l’ingiustizia sociale e politica. In particolare padre Angelo ci stimolava a sporcare le mani, a sudare, a tralasciare scelte borghesi di bellezza e comodità per aiutare il prossimo. Erano forse esempi fuori dell’ordinario, forme larvate di estremismo? Può anche darsi ma erano comunque accettabili proprio perché arrivavano da una persona che, molti anni prima, si era consacrata a Dio e al suo Regno.

Verde o grigia?

April 6, 2008 by Admin

Padre Giancarlo Bossi è in questi giorni in Arakan Valley, in visita a vecchie conoscenze, p.Gianni Re (con lui per anni in Ipil), p.Fausto Tentorio e p.Giovanni Vettoretto. La Missione del PIME in Arakan è geograficamente molto estesa, con circa 38.000 abitanti, 28 barangay (frazioni municipali) e 43 cappelle. Buona parte della popolazione contadina è di origine tribale, etnia dei Manobo. Anni fa durante gli incontri PIME-Filippine si scherzava dicendo chi dei nostri tribali era il più affamato: Subanen (Ipil), Blaang (Columbio) o Manobo (Arakan) ?. Poi si è capito che il problema della ‘fame’ è secondario e che le popolazioni indigene non sarebbero sopravissute se non si fossero assicurate prima la padronanza dell’ambiente. E’ un po’ la filosofia alla base del programma per i Manobo in Arakan iniziato da p. Fausto una ventina d’anni fa con l’aiuto della Chiesa Italiana. Il concetto di ambiente come una realtà complessa fatta di parti, dove ogni parte, pur piccola che sia, serve a far funzionare il tutto. Non è ‘importante’ la vita del singolo animale, della singola pianta, della singola persona ma la vita che un sistema ambientale garantisce distribuendo equamente le acque, le sementi, la forza lavoro-pensiero e inversamente cercando di arrestare i germi che compromettono il sistema.

A parte il denaro, di cui nessuno oramai può far meno, qualsiasi sistema ha bisogno di energia per funzionare. Verde o grigia? Quella verde, estesa in Arakan, è creata dalle piante di frutta, della gomma, noci di cocco, cavalli, maiali, capre e quant’altro è stato addomesticato nel corso dei secoli. La grigia è quella del ferro, linee elettriche, automobili, motociclette, televisori, telefonini.  Quella verde ci permette di usare tecnologicamente il sole o il vento per generare ulteriore energia, ma anche l’acqua e il suolo per riciclare materiali organici di vario tipo. La verde è abbondante nelle terre abitate dai più poveri. Non è detto che supererà quella grigia, più ricca. Per farlo ci sarebbe bisogno di consensi estesi e una nuova etica (anche religione) che sposti l’interesse dalla città alla campagna e affermi l’ineguaglianza nel distribuire i beni e i mezzi tra ricchi e poveri. Ma si spera e molti ci credono. Noi non ci saremo, però, chissà, forse un giorno l’energia verde, creata in posti simili all’Arakan, permetterà alle prossime generazioni di avere un ambiente più amico e una vita meno grigia.

Verso il biologico

April 4, 2008 by Admin

29 vescovi hanno chiesto al Governo di accelerare la distribuzione di 1.3 milioni di ettari di terra ai contadini che ne hanno bisogno. Sono terre che rientrano nel programma di riforma agraria (CARP) iniziato 20 anni fa ( Legge del 10 giugno 1988 ) e gli ultimi rimasti da distribuire dei 8.81 milioni di ettari allora acquistati per la riforma agraria. Ultimi anche perchè in maggioranza appartengono a grosse aziende agricole private che non le usano ma ne ostacolato l’acquisto e la distribuzione. Sembra improbabile che il Governo accederà alle richieste dei vescovi, tanto che il Dipartamento della Riforma Agraria (DAR) ha chiesto altri 10 anni di estensione del CARP e 19 miliardi di pesos per l’acquisto e distribuzione di queste ultime terre. I vescovi sono preoccupati per le notizie che circolano sulla mancanza di riso da consumo. I segnali, secondo loro, sono l’importazione di circa 2milioni di tonnellate e l’aumento del prezzo sul mercato. Una soluzione alla carenza potrebbe essere, appunto, l’utilizzo di quelle terre.
Il governo risponde indirettamente con una semente ibrida ad alta resa chiamata “Gloria Rice”, introdotta dalla Cina nelle Filippine nel 2002. Centomila gli ettari che già producono questa varietà di riso e si pensa di portali a 600.000. La produzione è di circa 6.6 tonnellate di riso per ettaro (in alcune aree di Mindoro, il governo dice, anche 11.1 tonnellate per ettaro). Tuttavia, vale la pena ricordare le qualità nutrizionali degli ibridi: hanno calorie in quantità, ma sono insufficienti a nutrire correttamente l’uomo. Vanno bene per paesi occidentali come l’Italia dove chi mangia può permettersi poi di integrare il cibo con integratori vitaminici e sali minerali. Le piante, geneticamente modificate, hanno come caratteristiche positive solo l’alta produzione e la protezione dalla copia originale (in questo caso tuttavia il brevetto è cinese ). Le previsioni di imminenti carestie dovute all’aumento della popolazione e alla mancanza di terre coltivabili accelera l’uso di sementi ibride ad alta resa. Una alternativa ci sarebbe. A tutt’oggi la maggior parte della produzione di riso è in mano a milioni di contadini filippini che coltivano con il solo ausilio delle braccia e dell’aratro trainato dal carabaw (bufalo) con rese molto basse se comparate all’agricoltura meccanizzata. In pratica sotto-utilizzano le proprie terre. Basterebbe un miglioramento tecnologico per migliorare la resa, ma oramai sembra prevalere il biologico e con questo l’addio ai vecchi, ma gustosi e nutrienti genomi vegetali.

Trash

April 2, 2008 by Admin

L’arcivescovo di Lingayen-Dagupan mons Oscar Cruz, pubblicamente, ha detto alla televisione ABS-CBN, nel programma ‘Umagang kay ganda!” (Mattino quanto bello sei! …libera traduzione) che se fosse per lui non darebbe la Comunione alla Presidente Gloria Arroyo perchè è una ‘pubblica peccatrice’. Mons. Cruz è un attivo oppositore della Presidente, e ha chiesto le sue dimissioni e Umagang kay Ganda un programma di chiacchere con personaggi importanti o gente di strada seguito da milioni di cittadini.

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Come in altri Paesi, nelle Filippine, spesso ma non sempre, l’intrattenimento televisivo tende a diventare ‘trash’ (spazzatura) sin dalle prime ore della giornata. Eppure molti, gente semplice o grandi nomi (anche vescovi appunto), si lasciano volentieri trascinare nel piccolo schermo-cestino-di-rifiuti.

Una delle personalità televisive più popolari è Kris Aquino, 37 anni, attrice, conduttrice televisiva e figlia dell’ ex presidente Cory Aquino. La sua vita ‘privata’ e’ diventata un pubblico diario televisivo dove senza pudori ha ammesso le sue relazioni sentimentali con differenti personaggi sportivi, attori e politici. Le sue esternazioni nel settembre del 2003 a TV-Patrol ABS-CBN, circa la relazione tumultuosa avuta con il sindaco di Parañaque, Joey Marquez, è diventato un fenomeno mediatico ancora da battere nelle Filippine, se si pensa che mentre la vicenda si dispiegava in TV, Manila (e buona parte del Paese) si fermava per mettersi davanti al piccolo schermo per seguire un storia fatta di tradimenti, violenze, sesso e malattie veneree. Il suo diario televisivo continua. Giorni fa, i medici hanno trovato un ‘cancro al colon’ alla madre e in diretta TV, Kris Aquino ha confermato che a causa di questa notizia (comunque triste) ha avuto un aborto.

Il ‘trash’ lo si trova anche negli intrattenimenti popolari televisivi come il più visto in assoluto Wowowee dove gente semplice viene chiamata in TV per piccole gare uno contro l’altro. Dove non è importante vincere bensì il modo con cui ci si presenta, ridendo, piangendo, cantando, ballando e impazzendo. Dove si premia i vincitori di ogni scontro con qualche migliaio di pesos, ma molto di più con un quarto d’ora di celebrità. Dove si diventa modelli per chi a casa li osserva, ne condivide le emozioni e sogna di poterne, un giorno, prendere il posto. Due anni fa 74 persone morirono dopo essere state travolte da migliaia di altre che volevano partecipare allo show nell’Arena di Pasig, MetroManila. Dopo due mesi Wowowee era di nuovo in TV.

Trash anche nei notiziari televisivi serali, guidati sempre dai soliti tre vestiti-per-bene giornalisti/e dove le immagini di fondo devono essere sempre crude, ombrose, violente, tossiche e nelle quali la parola dominante che deve riecheggiare è: “Patay!” (Ucciso!).

Ciò che resta dopo questo consumo televisivo, appunto ossa e spazzatura, sembra solo vaga vanità, ma anche tragica verità: dai più famosi come Kris Aquino ai più anonimi di Wowowee chi ha ‘successo’ sembra sempre colui e colei che fallisce o è legato/a alla marginalità. Già, in assenza di valori forti, non rimane che mettere in mostra la volgarità dei celebri e il disordine quotidiano dei poveri. Ma la TV attirerà sempre e il quarto d’ora di successo personale racchiuso nel contenitore televisivo rimarrà sempre una tentazione difficile da ‘rifiutare’ sia per i santi che per i peccatori. L’importante, allora, è creare buon concime. (Luciano)

Nuova chiesa di San Giuseppe in Bayog

March 30, 2008 by Admin

Si inaugura oggi 31 marzo 2008 la nuova Chiesa parrocchiale di Bayog, Zamboanga Sibuguey, Prelatura di Ipil. Parteciperà alla cerimonia, oltre a mons.Tonel vescovo di Ipil, p. Bruno Vanin, PIME, parroco anche p.Giancarlo Bossi, PIME, che ha contribuito concretamente, sudore, forza di braccia e consigli, alla costruzione dell’edificio. La Parrocchia e la sua chiesa centrale sono dedicati a San Giuseppe.

San Giuseppe!? Um? Fare il falegname o fare il padre (anche missionario) ?  I due compiti molte volte si presentano assieme, soprattutto quando si riflette sulle attività che stiamo svolgendo. Fare il falegname aiuta a fare il padre. Di fronte a certe difficoltà difficili da risolvere il padre come il falegname si mette a riflettere sugli strumenti che adopera per meglio lavorare. Nel nostro caso non martello e chiodi ma concetti e parole. In ogni caso ‘strumenti’ pratici con cui si tenta, tra successi e insuccessi, di costruire un mondo migliore. Come Giuseppe, Giancarlo e altri come noi, sembra che un padre (anche missionario) svolga meglio il suo lavoro se diventa falegname. E viceversa.

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Bayog (30.000 abitanti circa, 29 barangay e 39 cappelle), un tempo Missione dei Gesuiti, è all’estremo nord della Prelatura di Ipil. Il suo territorio è per tre quarti montagnoso. Il centro abitato (dove sorge il Municipio e la Chiesa) giace tra due fiumi, il Depore e il più grande fiume Sibuguey che nel suo percorso tortuoso verso il mare alimenta migliaia di ettari di risaie. Lo si raggiunge per mezzo di una strada sterrata non sempre facile da percorrere durante la stagione delle piogge (giugno-dicembre).