Da p. Biplob Mollick

Carissimi, l’avvicinarsi della Pasqua del Signore mi dà l’occasione per raggiungervi e raccontare il mio cammino di missionario chiamato a mettere le radici nella terra dove il Signore mi ha inviato.

Vi scrivo da Davao, città al Sud delle Filippine dove ho iniziato lo studio della lingua. Ho davanti a me il mare…i suoi orizzonti infiniti e misteriosi mi fanno riflettere sul cammino che il Signore ha tracciato per me e sulle prospettive future! Sono passati tre mesi dal mio arrivo nelle Filippine: un tempo brevissimo ma intenso e ricco che fa ben sperare che il prosieguo porterà tante novità alla mia vita. Appena arrivato, ho avuto la possibilità di visitare le missione dove lavorano i miei confratelli. È stato un momento molto bello perché mi ha permesso non solo di conoscere la comunità ma anche di “assaporare” le sfide dove i missionari quotidianamente sono impegnati! Da poco tempo ho iniziato lo studio della lingua, il ceboano.

Carissimi, gli inizi non sono semplici per niente…La lingua è una barriera che impedisce di comunicare, di stare con la gente, di relazionarsi! E poi ci sono le fatiche di non poter svolgere la pastorale ordinaria, le fatiche di una cultura completamente diversa dalla mia…

Mi dico che è tutto normale. Del resto non sono nuovo a questo adattamento: l’ho sperimento quando sono andato in Italia, quando sono stato inviato in Guinea Bissau…Adesso l’ho sperimento qui e ha un sapore del tutto diverso. Perché io sono diverso, perché sono diversi gli occhi con i quali guardo la mia storia, il mio rapporto con Dio e gli altri! Mi rendo conto in questi inizi di quanto il Signore mi cammini accanto e mi chiede di fidarmi di Lui anche quando la fatica mi attanaglia e le attese non sempre corrispondono alla realtà. In questo momento di fatica Dio visita il mio cammino, la mia vita e la rende bella e affascinante.

Mi rendo conto che questo periodo di “silenzio” è importante perché mi permette di mettermi in ascolto di questa terra che mi ospita e della sua gente. Il Signore mi chiede di avere un cuore aperto per accogliere tutto ciò che mi vuole donare.

Sono pieno di entusiasmo e di speranza! Questo tempo sta arricchendo la mia vocazione missionaria e mi rafforza nel desiderio di spendere la mia vita per gli altri. Certo c’è bisogno di pazienza, di coraggio e voglia di mettersi in gioco… Tuttavia ciò che mi tranquillizza è la passione missionaria che sento nel mio cuore e che mi rende disponibile all’annuncio del Vangelo. Sono questi i passi che sto compiendo e mi meraviglia sperimentare i modi che Dio ha nel parlare e mostrarmi la sua volontà.

Carissimi amici, vi affido questi pensieri alle soglie delle festività di Pasqua, sapendo e contando sulla vostra preghiera! Possiamo in questi giorni fare esperienza di Gesù risorto, un incontro vero che crea possibilità nuove per la nostra vita.

A ‘caliphate’ in southern Philippines?

The Guardian

Australia is readying itself for the possibility of Islamic State declaring a “caliphate” in the southern Philippines as the extremist group is forced out of the Middle East.

The foreign affairs minister, Julie Bishop, who has just returned from talks in the US with countries involved in the fight against Isis, says authorities are concerned about an estimated 600 foreign fighters from south-east Asia surviving the campaign in Iraq and Syria and returning home.

“There is concern that Isis may well seek to declare a caliphate, an Islamic caliphate, in the southern Philippines,” she told Sky News on Sunday.

The leader of the Philippines-based terrorist group Abu Sayyaf had recently been declared an emir, or leader, by Isis, Bishop said.

“This brings the threat right to our doorstep,” she said.

Australia’s security and intelligence agencies have been working closely with Indonesia, Malaysia and the Philippines to stamp out the terrorist threat in the region.

Formazione

Missionari del Pime in Asia si sono ritrovati a Hong Kong per un incontro di formazione da lunedì 20 marzo 2017 a venerdì 24 marzo sul tema: “Il cammino verso la stagione adulta della vita: dialogo tra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo”.

Promossa dall’equipe della Formazione continua del Pime l’iniziativa mirava a far riflettere sull’esperienza detta di “crescita” composta da quelle sfide nuove che tutti devono affrontare fino al termine della loro vita. Più che di anzianità si è parlato di stagioni della vita, quelle soggette a una continua trasformazione nel tentativo di avere un’identità sempre più stabile e una fede in Cristo più serena.

Del resto la stagione adulta della vita si popola sempre di esperienze in più; più relazioni, più responsabilità, più lutti, più soddisfazioni e più fallimenti. Questo complesso bagaglio del “di più” può essere ambivalente: può condurre verso un senso di disperazione e perdita di entusiasmo nei valori un tempo scelti, oppure donare pace e coraggio alla vita che comunque deve fare il suo corso.

Ad animare questi giorni di riflessione è stato chiamato padre Timothy Costello, membro della Società di Maria della provincia della Nuova Zelanda. Psicologo e psicoterapeuta.

“Che idea potremmo avere del di più che ci aspetta domani? Non si sa. Difficile dare subito una risposta. A meno che non abbiamo cambiato idea su noi stessi nei momenti importanti, o pause di riflessione, della nostra vita di fronte alle novità e a nuovi e imprevisti cammini. Si potrebbe dire che oggi sono arrivato a questa età (chessò 30, 40, 50 e oltre) e ho creduto a queste cose, ma adesso posso anche lasciarle perché vedo ‘un di più’ in altre, e allora potrei benissimo andare verso quelle, piantare una tenda su qualche suo versante (sono sempre più in alto)…. purché ne abbia le capacità. Eppure. Non sarebbe meglio, nell’ambivalenza, considerare di più il “di meno“, l’ombra della valle, che ci ha sempre stimolato maggiormente nell’inventiva e nel coraggio?”

Serata dedicata a p.Salvatore Carzedda

Al Centro PIME di |Milano e in occasione della Giornata dei Martiri si è ricordato il 25 anniversario dell’uccisione di padre Salvatore Carzedda.

Mercoledì 22 ci sono stati due momenti significativi. Il primo: la Messa nella chiesa di San Francesco Saverio, presieduta da padre Carlo Tinello, superiore regionale per l’Italia, concelebrata da numerosi missionari del Pime e animata dai seminaristi del seminario teologico internazionale di Monza. Al termine della celebrazione – durante la quale sono stati ricordati anche gli altri due martiri del Pime nelle Filippine, i padri Tullio Favali e Fausto Tentorio – c’è stata la donazione al Pime della “Croce del martirio” da parte dell’artista Giovanna Dejua, cugina di padre Carzedda: un gesto simbolico, semplice ma molto bello, sottolineato da commosse parole dell’artista, che era accompagnata dal figlio, Angelo Paletta.

Dopo una cena di condivisione, alle 21, si è tenuta la tavola rotonda dal titolo “Fino alle estreme conseguenze”, nel corso della quale hanno preso la parola i padri Giorgio Licini, Paolo Nicelli e Giulio Mariani, tutti con un passato di missione nelle Filippine. Il tutto è stato introdotto da una video-testimonianza di padre Sebastiano D’Ambra, fondatore di Silsilah, gruppo di dialogo interreligioso a Mindanao, presso il quale aveva operato anche padre Salvatore.


At the PIME Missionary Center of Milan and on the occasion of the Martyrs Day it was remembered the 25th anniversary of the killing of father Salvatore Carzedda, PIME.

Wednesday, 22, in the evening, two were the significant moments. The first: a Holy Mass in the church of San Francesco Saverio, chaired by Father Carlo Tinello, regional superior for Italy, concelebrated by numerous missionaries of PIME, seminarians and animated by the International Theological Seminary of Monza. At the end of the ceremony – during which it was reminded the other two martyrs of PIME in the Philippines, fathers Tullio Favali and Fausto Tentorio – there was the donation to the PIME of the “Cross of Martyrdom” made by the artist Giovanna Dejua, a cousin of father Carzedda, accompanied by her son, Angelo Paletta: a symbolic gesture, simple but very nice, highlighted by touched words.

After sharing dinner it was held a round table lecture entitled “Up to the extreme consequences, during which speeches were made by fathers Giorgio Licini, Paolo Nicelli and Giulio Mariani, all with a history of mission in the Philippines. Everything has been introduced by a video testimony of Father Sebastiano D’Ambra, founder of Silsilah Interreligious Dialogue a Foundation located in Mindanao, Philippines. Father Salvatore too had worked there.

Turning Point: Not Again

WILLIAM R. ADAN

NAAWAN, Misamis Oriental (MindaNews / 19 March) — Faced with the unchecked criminality in southern Philippine islands, particularly the beheading of a German national by the Abu Sayyaf Group and by the unprovoked, murderous  attacks and killing of soldiers by NPA guerillas, the beleaguered Pres. Duterte started to float the idea of declaring Martial Law in Mindanao .

The President believed that under military rule with unlimited power to haul and contain perceived enemies of the State through warrantless arrest, terroristic rampages and all other forms of criminality would be curtailed if not effectively halted.

Doesn’t the President realize that his all-out war against the New People’s Army (NPA) and the Abu Sayyaf Group (ASG) is already an open declaration of a warrantless search-and-destroy operation against the enemies? If for that, what is the need for declaring Martial Law in Mindanao?

Martial law will not improve in any way the undesirable peace and order situation in Mindanao or throughout the land. What it will certainly do is disturb, if not alter, the lives of law-abiding citizens through a lawlessness that this time will be sponsored by the ruling regime.

Under Martial law, the law-abiding citizens will not be protected from criminality but will instead be reduced by their supposed protectors to a precarious life of uncertainty and fear.

In the past, executioners and agents of Martial law employed warrantless search and arrest to harass and persecute personal enemies; extort business establishments and silence and cow critics to submission to the regime. The many bloodcurdling narratives of the traumatic years under the Marcos Martial law years should be reason enough to oppose and condemn the imposition of Martial law whether in Mindanao or the entire archipelago.

When a regime is overly concerned over its very own security and survival, it becomes paranoid and treats everybody as a threat and potential enemy. Such paranoia makes life difficult to citizens.

For instance, I learned from reliable sources — from some friends in the military and civilian authorities, that I was in the Order of Battle (OB) of the military, along with all other honor  graduates of Mindanao State University (MSU), campus writers and student leaders during the early years of  Martial law.

In those dangerous years, one who is in the OB is a blinkin’ goner if cornered and apprehended. The Armed Forces of the Philippines (AFP) Order of Battle is a checklist of personalities declared as enemies of the State without an iota of investigation or due process. Fortunately at that time there was no computer yet where a database of State enemies can be accessed on line. Thus the OB – enemy checklist — was localized at the provincial level at most, kept by military personnel in airports and some checkpoints and was referred  to in clarifying at random the identity of travelers or suspicious-looking individuals in public places. After a while, the mimeographed list would get worn out by use, become difficult to read and be discarded.

I eluded arrest simply because I had changed residence and moved from Marawi back to Butuan thence to MSU Bongao campus as a member of the faculty and thus was untraceable, or perhaps the first page of the list where my name was likely to appear was already worn-out and unreadable. But many of my friends who were still at MSU Marawi were rounded and detained within a month of the declaration of Martial law at Camp Amai Pakpak. They were still detained in the military camp when the Moro rebels assaulted it during the Marawi uprising in the third week of October 1972. They survived the ordeal though, and in fact used their knowledge in ROTC in providing assistance to the highly outnumbered soldiers in repelling the advancing rebels. Apparently for that circumstantial heroism, the military released them unconditionally once the tension of the uprising in the area had abated.

But my teach-in companions during those street activism days in my then home place, Butuan City, were not as fortunate; they had disappeared without trace. I suppose I lost them all.

Come to think of it,  how many young and budding Filipinos throughout the country were declared  enemies of the State and lost their lives for the only crime that they were brilliant,  critical in thought and were creative and articulate in that dark period of our history?

To repeat such history is a quantum jump back to the middle ages eon of years away from the universal goal of an enlightened and humane society.

Revived ‘Tokhang’

By: Cynthia D. Balana – Philippine Daily Inquirer 

Promising that the next chapter of the government’s war on drugs would not be the same dog with a new collar, the chief of the Philippine National Police said police would exert efforts to make the campaign less bloody. Body cameras, priests and a different composition of operating teams would be among the key features of what PNP Director General Ronald “Bato” dela Rosa called as “Oplan Tokhang Part 2” which he said is being unfairly criticized as a bloodthirsty campaign.

In an interview with radio station dzBB, Dela Rosa said policemen would be given body cameras that would record antidrug operations in communities. Operations, he said, would be led by municipal chiefs of police and village chairs in areas targeted for drug raids.

In carrying out tokhang (knock and plead), Dela Rosa said only local policemen in uniform would be allowed to knock on the doors of suspects’ homes. No policeman from the Philippine National Police headquarters or regional police office would take part in the operation. In Metro Manila, Dela Rosa said police commanders are to lead antidrug operations for Oplan Tokhang Part 2.

“Tokhang Part 2 aims to rehabilitate the suspected users of illegal drugs,” Dela Rosa said.

He said local government units have been prepared for the resumption of PNP involvement in the war on drugs. The drug rehabilitation center in Nueva Ecija is now ready to accept patients from across the country. But he said drug users would not be forced to enter rehabilitation centers.

“There will be no coercion because that is against the law and we will need a court order to do just that,” Dela Rosa said.“So we will just convince them to undergo rehabilitation,” he said.

Police involvement in the war on drugs was suspended by President Duterte following the killing allegedly by policemen of a South Korean businessman right inside the PNP headquarters in Camp Crame. Dela Rosa had said the campaign against drugs would resume only after a cleansing of the police ranks.

“This we could guarantee,” Dela Rosa said. “This would never be abused because, as I said, police would never be indiscriminate,” he added. Operations, he added, “have to be led by the chief of police of the municipality and the barangay captain and barangay officials.”

The PNP chief said police would also provide priests copies of the government’s list of drug suspects to allow the religious leaders a chance to convince users or pushers to reform.

“The Church would be a big help to make this campaign less bloody or bloodless,” Dela Rosa said.

“People often say this campaign would be bloody but in Tokhang Part 2, what we would do is just to knock and plead,”  Dela Rosa said.

Walk for life

monitorCardinal Luis Antonio Tagle of Manila reminded the faithful of their duty to be witnesses to the truth that human life is sacred in all areas of life–and not just when time and situation call for it. The cardinal made a surprise appearance early Saturday at the Quirino Grandstand, where thousands of Catholics participated in the “Walk for Life”. He said the faithful must always carry this witness by word and by example everyday of the week and “in all corners of society”.

“Let’s not stop walking for life. We should do it everyday,” said Tagle. “Nothing will happen if we will not walk for life everyday.”

The Manila archbishop also lamented the current spread of the “culture of violence” in the country, referring the spate of extrajudicial killings and moves in Congress to revive the death penalty. And an even greater cause for concern, he said, is the indifference of many to these violence.

“It’s sad to see, and sometimes tearful, that it’s becoming just a normal thing,” he said.

Echoing Pope Francis’ message for this year’s World Day of Peace, Cardinal Tagle called for a renewed culture of “active non-violence” in addressing the country’s challenges. He said that non-violence is not passive as Jesus was a tireless worker of love in action.

“Non-violence does not mean it is passive. Active. But we believe that we cannot stop violence also by violence,” said Tagle. “If the response to violence is also violence, we double the violence. We shouldn’t be doubling or propagating violence. We should match it with non-violence,” he added. “Strength, not violence.”

Organized by an organization of lay people, the Walk for Life was staged to demonstrate their opposition to summary killings and the death penalty. It was the first of its kind in recent years that various lay groups come together to pray, stand up, and defend the sanctity of life. Among the participants came from the Couples for Christ, the Catholic Educational Association of the Philippines and El Shaddai, He added that the Association of Major Religious Superiors of the Philippines, and the Manila Archdiocesan and Parochial Schools Association are also joining the early morning event.

Andare incontro senza travolgere

Movimento del treno, autobus, che passa e vede le case degli uomini dove il passeggero immagina chi può abitare dietro le finestre. Interessarsi alle condizioni degli altri come il padre che comunque sarebbe andato incontro al figlio prodigo anche se questi non fosse ritornato a casa. Esperienza faccia a faccia su strade perpendicolari e rettilinee,  da percorre comunque e  nelle quali impegnarsi. Per non stare al finestrino rispetto agli altri che in-fermi vediamo.

Nei reports della nostra missione urbana emerge il dato preoccupante delle uccisioni extra-giudiziarie, di persone che usano e spacciano droga.  Metodo legalizzato dalla attuale amministrazione politica filippina. Un tempo non tanto lontano, durante la Legge Marziale, brutta gente irrompeva nelle case e sequestrava qualcuno per poi trascinarlo via dicendo ai parenti di non parlare se lo volevano vedere ancora in vita. Vittime che mai tornavano a casa. L’unico problema per i militari era dove seppellire i corpi dei rapiti. Oggi non c’è la Legge Marziale, ma nella lotta al narcotraffico i poliziotti uccidono subito i sospettati. Oggi lasciano i cadaveri per terra, in casa e ai loro congiunti spetta l’ingrato e oneroso  compito di portarli al cimitero sotto gli sguardi truci e compiacenti dei governanti. A dir la verità la Polizia dovrebbe  dipendere dal Potere Esecutivo e non potrebbe procedere all’arresto (e tanto meno all’uccisione) di una persona se non c’è un mandato dell’Autorità Giudiziaria. Non più nelle Filippine; si può! Cosa che ha attirato le condanne della comunità internazionale, ma non quella della popolazione in stragrande favore verso le iniziative del presidente Duterte senza sapere peró che “Non esistono, né possono esistere, soluzioni locali a problemi che sono nati e si sono sviluppati a livello globale (Bauman)”

La Chiesa Filippina si è trovata impreparata di fronte a questa ondata di uccisioni extra-giudiziarie e sta cercando di correre ai ripari con programmi di riabilitazione per giovani tossicodipendenti e di aiuto per i famigliari delle vittime. Il tossicodipendente è una persona che la vita, carica di problemi, ha reso debole. Non riesce a vivere senza l’aiuto della droga. Ogni tossicodipendenza ha poi alle spalle una storia personale, nata da un bisogno di scappare da situazioni compromesse, di aut-aut, da zone urbane super affollate e baraccopoli.

La droga uccide, è vero, ma è meglio uccidere la droga, che il drogato, si diceva anni fa. Circa gli spacciatori e il narcotraffico poi, la giustizia amministrativa non ha funzionato in passato e quella penale fa abbastanza pena anche oggi perchè non riesce quasi mai a risolvere e punire i reati comuni come, appunto, lo spaccio di droga, la corruzione, l’usura, i furti, gli stupri e quant’altro ancora. Una giustizia che sembra lasciare appannate e chiuse le proprie finestre.

Il resto del lavoro continua tra alti e bassi, piogge e siccità, momenti sacri e laici, e i giovani che si allontanano con i loro progetti e desideri.

Qualche segnale di speranza,dopo l’uscita dalla sofferente Arakan Valley, sembra riemergere dalle montagne di Kidapawan ai piedi del Monte Apo, la cima piú alta delle Filippine. Dalle parti di Zamboanga e la sua lunga penisola la missione continua come sempre, tra lavoro pastorale e problemi di comunicazione con gruppi linguistici ed etnici di differente fattura e fede. Grandi numeri da Antique, Panay, dove il clima di pace e l’alto numero di lavoratori migrati all’estero sta producendo un benessere economico inaspettato solo pochi anni fa: a Guingsang-an grande anche il 50mo della parrocchia dopo il quale verdrá l’addio dell’attuale parroco e ora Superiore Regionale, p.Fernando Milani. Mary Queen of Apostle, Manila, perenne movimento di persone e mezzi, tra uffici parrocchiali, messe e iniziative per i poveri, alla ricerca della chiesa-edificio ora rimpicciolita da altri ed enormi edifici di cemento innalzati a pochi metri dal sacro recinto.

Un grazie al Superiore Regionale, p.Ferruccio Brambillasca, che durante l’assemblea, e nei giorni che l’hanno preceduta, ha condiviso con noi pensieri formali e informali circa il Pime in sé, raccolti e meditati da uno che ha visto un po’ tutto e di tutto attraversando altre nazioni. A breve sará nella sua ‘casa’ in Giappone.

Infine il 50mo del Pime Filippine (8 dicembre 1968 – 2018) tra memorie, scritture e come celebrarlo. Certo ci siamo chiesti se la storia iniziata cinquanta anni fa possa aiutarci a capire qualche cosa di piú (di quella gia conosciuta), che ci possa spiegare su cosa siamo oggi e come saremo domani. Del resto tra passato e presente il numero degli anni è relativo ai sentimenti vissuti nel presente. Bello sarebbe comunque entrare in e uscire da differenti storie senza che una sola diventi la principale; mettendo carte e foto sul tavolo.

Intro: Assemblea Regionale 2017

Oggi pomeriggio primo raduno comunitario … in cappella durante la Santa Messa!  Padre Gianni Re celebra e commenta le letture. Secondo il racconto biblico, letto oggi a messa, la storia degli uomini ha le radici in una uccisione, addirittura da una rottura del legame di sangue. Caino uccide il fratello Abele. “Dov’è Abele, tuo fratello?». Caino rispose: «Non lo so. Sono forse io il custode di mio fratello?».”Che hai fatto?” – dice il Signore – “il sangue di tuo fratello grida a me dal suolo. Ora sii maledetto”.

Il conflitto di responsabilità verso i compagni di lavoro rimane. La nostra presenza (nelle Filippine) è, infatti, anche una chiamata alla responsabilità verso di loro. Dio ci domanda come li trattiamo, che misericordia usiamo e questa responsabilità è inevitabile. Certo passare dall’odio alla fraternità è difficile, ma non ci sono alternative. Del resto si vive solo perché si è  in relazione con coloro che conosciamo/abbiamo conosciuto. Non si tratta solo di tollerarli, ma di rispettare le loro esistenze, di saperli ascoltare evitando, egoisticamente, solo di parlare a vuoto come i farisei ai quali viene negato un segno chiarificatore dal cielo. Capire in fondo che ció che ci unisce/ci ha unito sarà sempre il fondamento per ulteriori salti di qualità, in futuro. Tutelando solo i propri interessi la meta che ci siamo dati non fa altro che oscurarsi, confondendoci. Fratelli allora anche come capacità di far tesoro dei nostri passati e non di vivere solo l’immediato in rapporti estemporanei di apparteneza a una istituzione. Essere membri Pime Filippine è si un valore importante, ma secondario rispetto all’apertura all’altro, al suo senso religioso, politico, culturale e al valore della comunità come famiglia umana, di fratelli appunto, voluta dal Creatore misericordioso.

Domani si inizia di nuovo; come ogni anno.

500 priests in Ipil

IPIL, Zamboanga Sibugay — Some 500 priests, bishops and deacons from all over Mindanao and Sulu are expected to attend the annual convention of The Diocesan of Clergy of Mindanao (DCM) on February 6-8 here. The seven-year-old Diocese of Ipil takes the challenge to be this year’s host of the convention, which has the theme “Priest Building Community and Posterity.” Fr. Mark Anthony Vaguchay, chancellor of the Diocese of Ipil, said the theme is in line with the pastoral direction of the Catholic Bishops’ Conference of the Philippines (CBCP), which declares 2017 as the “Year of the Parish.” He said the clergies will come from Zamboanga, Basilan, Sulu, Ipil (Zambasuli); Dipolog, Ozamiz, Pagadian, Iligan, Marawi (Dopim); Davao, Digos, Tagum, Mati (Daditama); Cagayan, Butuan, Surigao, Tandag, Malaybalay (Cabustam); and Kidapawan, Marbel and Cotabato (Kidmaco). Bishop Julius Tonel will welcome the delegates in the opening mass to be held at the St. Joseph “The Worker” Cathedral. Bishop Tonel was appointed by Pope Benedict XVI as first bishop of the new diocese, when it elevated the Prelature of Ipil to a full diocese, the 58th in the Philippines on May 1, 2010.