PIMEphil – martiri/martirs

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Padre Tullio Favali

11 Aprile 1985, Tulunan, North Cotabato, Mindanao (Filippine)

Quel giorno, secondo testimoni oculari, un gruppo armato e filo -governativo guidati da un certo Norberto Manero era appostato all’incrocio, “La Esperanza”. Erano una decina in tutto e avevano appeso, qua e là, sugli alberi, dei cartelloni su cui erano stati scritti i nomi di quelle persone che dovevano essere eliminate perché, secondo loro, comuniste e sovversive. Il nome più visibile era quello di padre Peter Geremia missionario del PIME e parroco di Tulunan da circa cinque anni. Sapevano che doveva passare di lì nel tardo pomeriggio,di ritorno dalla consueta visita ai villaggi sulle colline. Lo aspettavano rabbiosi e nervosi. Ma lui tardava. Ad un certo momento uno del gruppo spara ad un uomo che stava rientrando a casa. Lo conoscevano bene e il suo nome era tra quelli scritti su uno dei cartelloni. L’uomo, colpito in diverse parti del corpo, barcolla ma riesce a rifugiarsi in casa.. La banda armata si muove allora minacciosamente verso l’abitazione. Poi gli armati rallentano nella convinzione che l’uomo sia stato colpito mortalmente e che abbia poco da vivere. Nel frattempo qualcuno era corso in parrocchia, a circa 5 chilometri di distanza, per chiamare l’altro missionario. Padre Tullio capisce immediatamente la situazione prende la moto e in pochi minuti arriva alla casa dell’uomo che è ferito ma non gravemente. Vi entra dentro incurante degli armati che però fuori iniziano a imprecare e a sparare alcuni colpi di ammonimento verso la casa. La tensione è alta e dalla casa nessuno osa più uscire. Poi la rabbia verso l’intruso, il missionario ( e quell’altro che non arrivava) si scatena. Prendono la moto del padre, la gettano a terra, aprono il serbatoio della benzina e le danno fuoco. Padre Tullio osserva tutto attraverso la finestra della casa fatta di assi e semichiusa. Allora esce, con le mani alzate, nel tentativo di calmare gli armati. Invano. Il capo banda urla: «Padre, vuoi che ti faccia saltare via la testa?» e immediatamente un’altro, dal di dietro, spara una raffica di mitra alla nuca di Tullio. Il quale si gira su se stesso, incrocia le braccia sul petto, e cade a terra. L’odio è così intenso che il capo grida ai suoi uomini: «Tutto qui? Come si ammazza un prete?» e col suo fucile «Browning» automatico spara parecchi colpi nel corpo che oramai giace a terra privo di vita. Poi, non contento, lo piglia a calci. Il clima è surreale e diabolico tanto che i compagni di Norberto Manero iniziano a danzare attorno al corpo dell’ucciso al ritmo di una canzone popolare filippina ; “Baliling”. Padre Peter sarebbe arrivato all’incrocio dopo pochi minuti. Ma la gente non lo lascia passare. Non capisce e nessuno gli dice cosa è successo. Si dirige allora verso la parrocchia da un’altra strada e solo lì gli raccontano la verità. Allora con la scorta di alcuni poliziotti se ne va verso La Esperanza. La tristezza e il dolore nel cuore. Gli armati sono ancora là incuranti di tutto. Si credono invincibili anche per la pratica di portare amuleti alla cintura. Guardano padre Peter con disprezzo, puntano i loro fucili ma inspiegabilmente non sparano. Il corpo di Tullio è ancora in mezzo alla strada, il cranio fracassato. A faccia in giù, steso su un tappeto di sangue scuro. Il sole stava tramontando e la danza delle ombre di morte era terminata. Iniziava però una nuova sfida. La giustizia doveva prevalere. Solo dopo diversi anni, non senza difficoltà e minacce ai testimoni, gli assassini verranno condannati. All’ergastolo. I mandanti però, coloro che avevano organizzato, nella oscurità e nell’anonimato, il da farsi all’incrocio La Esperanza non furono mai toccati ed Norberto Manero, dopo aver scontato la condanna di più di vent’anni in carcere, otterrà la libertà definitiva, si recherà sulla tomba di padre Tullio, inchinandosi per baciarla.

Tullio un martire? Non c’è dubbio. Poteva starsene in parrocchia, lontano dal pericolo, e non lo fece. Era troppo sensibile alla richiesta di aiuto, alle visioni di sofferenza, al grido dei poveri. Qualche settimana prima un bambino era caduto nel pozzo ed era morto affogato. La mamma teneva in braccio il suo bambino senza più vita. Tullio era accorso. Tutti piangevano. Lui allora aveva preso tra le braccia il bambino, lo aveva guardato, appoggiando la testolina alla barba. Poi aveva iniziato a piangere. Anche lui, un ‘padre’, come il padre del bambino. Avrebbe compiuto 39 anni il 10 dicembre 1985, il giorno scelto per celebrare ogni anno la promulgazione della Carta dei Diritti Umani.

Era nato a Sustinente (Mantova) ed era diventato sacerdote nel PIME nel 1981. Era nelle Filippine dal 1984.

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That day,  April 11, according to eyewitnesses, an armed para military group guided by Norberto Manero was waiting at the crossing of  “La Esperanza”, Tulunan, SouthCotabato. They were ten in all and had hung, here and here, on the trees, billboards on which they had written the names of those persons who had to be eliminated because, according to them, they were communists and subversives. The more visible name on the billboards was that one of father Peter Geremia missionary of the PIME and parish priest of Tulunan since 1980. They knew that he had to pass from there in the late afternoon, returning from the customary visit to the villages on the hills. They waited rabid and nervous. But fr. Peter was late. Then one of the group started to talks nonsense to a man who was re-entering to house, accusing him to be a communist. They knew him well and his name was among those written on one of the billboards. They started to fire at him. The man, hit in various parts of the body, staggered but succeeded to run and to take shelter in a house. The armed band moves then threateningly towards the house, but then stopped in the conviction that the man has been hit mortally and that he was already dead inside the house. Meantime someone run to the parish, approximately 5 kilometers of distance, in order to call the other missionary. Father Tullio understood immediately the situation , he took the motorbike and in few minutes arrived to the house of the man hit by the armed men. He entered in the house.  Suddenly  the armed group outside began to imprecare and to shoot some blows of admonishment towards the house. The tension was very high and from the house nobody dares to move. Then the anger towards the intruder, the missionary (and that other that did not arrive) triggered them. They took the motorbike of  father Tullio, they throw it to the ground, open the gasoline tank and set it to fire. Father Tullio observed all this through the window of the house. Then he came out raising the hands in the attempt to calm the armed men. Invane. The head of the band started to shout: “Father, you want your head blow up ?” and immediately an other armed man, from behind, fired one squall of armalite to the nape of Tullio, who turned on himself, intercrossed his arms on the chest, and fell to the ground. The hatred was so intense that the head of the band shouted to his men: “All here” and with his gun “Browning” automatic rifle shoots several blows in the body laying on the ground. Then, not content, he started to cick it. The climate was surrealistic and diabolic. The companions of Norberto Manero began to dance around the body of the victim at the rhythm of one Philippine popular song; “Baliling”. Later father Peter arrived at the crossing, but people did not allow him to pass. He did not understand and nobody was telling him why. So he proceed to the parish from an other road.  Once there people told him what had happened. With some police officers he went back to La Esperanza, the sadness and the pain in his heart. The armed men still were there but did not touch him and after a while they disappeared on the darkness.

Fr.Tullio was born in Sustinente, Mantova (Italy) on december 10, 1946.

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Padre Salvatore Carzedda

20 Maggio 1992, Zamboanga City, Mindanao (Filippine)

Verso le nove di sera, padre Salvatore rientrava nella Casa regionale del PIME. Aveva appena concluso la prima parte di una conferenza tenuta ad un gruppo di cristiani e musulmani che partecipavano al Corso annuale organizzato dal Silsilah. Quest’ultimo un movimento che aveva visto la nascita un paio di anni prima ad opera dello stesso Salvatore e del suo compagno padre Sebastiano D’Ambra.

A 400 metri da casa, una moto di piccola cilindrata con due sconosciuti a bordo, inizia la manovra di sorpasso e si affianca al finestrino aperto del furgone guidato da padre Salvatore. Un’attimo e il passeggero della moto estrae una pistola e spara quattro colpi all’autista – due pallottole dirette alla testa e le altre al torace – poi la moto completa il sorpasso e si allontana velocemente. Il furgone sbanda verso sinistra e va’ a sbattere contro un pilastro di cemento e lì si ferma. Su un’altra moto che seguiva il furgone c’erano alcuni vicini della casa regionale del PIME, in Suterville. Sono loro che arrivando di fronte alla residenza danno per primi la tragica notizia :”Binaril ang Pari!” (Hanno sparato al prete). E’ padre Giulio Mariani, allora Superiore Regionale, che dopo aver chiesto ulteriori spiegazioni di corsa si reca sul luogo del delitto. Trova padre Salvatore accasciato sul volante del furgone, insanguinato. Macchiati di sangue anche i fogli su cui p.Salvatore aveva scritto la sua conferenza. Non volendo accettare subito quello che temeva già, p.Giulio, gli parla per qualche minuto, come se fosse ancora vivo. Poi si rende conto della gente che intanto si era raccolta attorno e dell’arrivo della polizia. A differenza dell’uccisione di padre Tullio Favali coloro che hanno commesso il delitto non vennero mai identificati e mai sapremo con certezza chi fu ad organizzare nei dettagli l’assassinio. Sin dall’inizio divenne difficile portare avanti le investigazioni. Il clima era teso e nessuno era disposto ad indagare tra i gruppi fondamentalisti islamici, i maggiori sospettati, presenti da tempo nella città di Zamboanga. Per molti il silenzio e l’accantonamento delle investigazioni appariva la scelta migliore per non innescare ulteriori atti di terrorismo. Invano.

Era nato a Bitti, Nuoro il 20 dicembre 1943 e si trovava nelle Filippine dal 1977.

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Towards the nine of evening, father Salvatore re-entered in the regional House of the PIME. It had as soon as concluded the first part of a conference held to a group of Christians and Muslims who participated to the Course organized by the Silsilah.
To a distance of 400 meters from house, a small motorbike with two man, begins the maneuver for overtaking the car and places side by side to the open window of the van guided by father Salvatore.  Suddenly the passenger riding on the back of the motorbike extracts a gun and shoots four blows to the driver – two bullets directed to the head and the others to the thorax – then the motorbile surpasses and goes away fastly. The van skids towards left and goes to crash against a firm pillar of concrete. On an other motorbike that followed the van there were some neighbors of the regional house of the PIME, in Suterville. They go to the residence carring the first tragic news: ” Binaril ang pari!” . Father Giulio Mariani after asking ulterior explanations races to the place of the crime. He finds father Salvatore depressed on the van, full of blood. Blood also on the sheets on which p.Salvatore had written his conference. Not wanting to accept what he feared already, father Giulio speaks to Salvatore for some minutes, like if he were still alive. Then with the arrival of the police  and the accounts of eyewitnesess about what had happened all becomes more clear. The killers, since then, had never been identified and never will be. Mobody knows who was behind the murder. Since the beginning was difficult to carry on the investigations. The climate was tense and nobody was disposed to inquire among the fondamentalisti groups of muslims or local criminals. Too dangerous. For many the silence after the investigations appeared to be a better choice in order not to give a clear motive for ulterior actions of terrorism.

It was born in  Bitti, Nuoro, Island of Sardinia (Italy) on December 20, 1943 and arrived in the Philippines on 1977.

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Padre Fausto Tentorio

17 Ottobre 2011, Arakan Valley, Kidapawan, Mindanao (Filippine)

P. Fausto Tentorio è stato assassinato davanti alla sua parrocchia di Arakan, North Cotabato, Mindanao. Dopo aver detto messa verso le 8 del mattino stava salendo sulla sua auto per recarsi a Kidapawan, 60 km dalla missione, per un incontro diocesano, quando un killer con casco da motocicletta si e’ avvicinato e gli sparato diversi colpi alle schiena e due alla testa, poi e’ fuggito assieme a un altro complice che lo aspettava su una motocicletta.

Da oltre 25 anni Fausto lavorava a stretto contatto con gli indigeni del luogo, i Manobos, nella formazione e organizzazione delle loro piccole comunita’ montane. Cercava cosi’ di rispondere alle loro necessita’ e speranze quotidiane, lavoro e scuola, ma ‘rispondere’ voleva anche dire affrontare forze molto potenti interessate piu’ ai beni materiali e interessi personali che a quelli di fratellanza locale e universale. Diversi anni fa era gia’ stato oggetto di minaccia da parte di un gruppo armato appartenente al clan Bagani. In quella occasione fu protetto dagli stessi indigeni Manobos.

Era nato il 7 gennaio 1952 in S.Maria Hoe’, Lecco. Ordinato nel 1977 era partito per le Filippine l’anno seguente. Prima della missione in Arakan aveva lavorato nelle missioni di Ayala, Zamboanga City e poi in Columbio, Sultan Kudarat, in zone abitate da cristiani, musulmani e indigeni. Ultimamente era anche il Coordinatore Diocesano per le Popolazioni Indigene e direttore della locale Scuola Media (High School) Parrocchiale di circa 350 studenti. P. Tentorio è il terzo missionario del Pime ad essere ucciso nell’isola di Mindanao dopo p.Tullio Favali e Salvatore Carzedda.

 

5 comments on “PIMEphil – martiri/martirs

  1. Condolence to the family of Fr. Paps. May the souls of the perpetuators have no peace until justice is served.

  2. WE ARE SADDENED AND ANGERED BY THE DEATH OF POPS. HE HAD SERVED US WELL FOR THE LAST 25 YEARS OR SO. BEEN A COMPANION FOR 9 YEARS IN THE PARISH WORKS. GOODBYE FATHER FAUSTO! HOPE WE CAN COPE UP!

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