Ora il presente per noi diventa, dopo Fausto, una sorta di forzato distacco che separa ciò che è al di la’ (tra i morti) e il qui (tra gli sconfitti) immobile, in bilico tra il sommerso e il desiderio di aria piu’ pura. Ora ci sono in noi, dopo Fausto, solo prodotti di scarto, ma anche tracce della sua singolarità e irripetibile partenza verso …. nessun luogo. Luogo che nessuno di noi ha, per ora, la possibilita’ di visitare. Resti senza peso sparsi su un terreno, il nostro, pieno di incognite. Ora la nostra vita (di vivi e rimanenti) dovrà di Fausto farne a meno: perché ciò che muore muore, ciò che e’ sconfitto rimane e ciò che è passato chissa’ dove si deposita. Questa realta’ senza peso che cala sulla nostra vita carica di dolore in qualche misura ci rasserena. Il dolore passera’, ma le tracce, gli scarti, o meglio i resti, di Fausto nel tempo diventeranno polvere e il vento di giustizia e pace dara’ a loro la capacita’ di movimento, tempestuoso, e di riposo, operoso. In Arakan.

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