E’ successo 28 anni fa e come ogni anno lo ricordiamo, ma in realtà sono cose che accadono ancora: la morte di innocenti per mano di criminali che, nell’ombra, regnano indisturbati con crudeltà. Sangue sparso  per nulla in zone dove non sai mai chi detiene il vero potere se le autorità civili e militari oppure organizzazioni eversive di tipo mafioso, “criminal syndicates”.

Certo è difficile scoprirli perché si fanno aiutare da gente comune, magari individui che già conoscono la persona  da eliminare, con la quale forse hanno scambiato idee o discusso animatamente anche se in un clima apparentemente tranquillo; sanno recitare la loro parte sia nello scoprire le tue ‘presunte’ colpe che ucciderti a sangue freddo.

A volte poi si da la colpa alla stessa vittima innocente colpevole di buonismo, di aver vissuto in quei luoghi, solo perché nonostante tutto amava quel posto e i suoi abitanti. Amava il suo lavoro.

Così moriva nelle Filippine padre Salvatore Carzedda il 20 maggio 1992 ma anche Tullio Favali prima nel 1985 e poi Fausto Tentorio nel 2011.  Senza contare altri da aggiungere al lungo elenco di vittime innocenti dell’estremismo religioso e delle dittature politiche.  Magari uccisi o mortificati solo perché diversi. Senza un motivo ben preciso, se non quello di essere dei ficcanaso, cosa che succede spesso. La loro storia ha fatto notizia per qualche giorno poi su di loro è calato il silenzio.

Per Salvatore, dopo 28 anni, la giustizia non mai stata fatta, così non ancora per Fausto dopo quasi 10 anni.

Certo non ci siamo lasciati travolgere dall’odio e in loro nome sono sorti programmi di aiuto sociale e di dialogo interreligioso. Il Silsilah una associazione fondata da Salvatore con il suo amico padre Sebastiano D’Ambra,  continua nel suo scopo di sensibilizzare  al dialogo i leaders delle due differenti religioni, cristiana e musulmana, presenti soprattutto nella grande isola di Mindanao.  Di sperimentare il dialogo come comprensione dell’altro. Solo con  uno scambio di preghiera, di pensiero e di cultura si potrà dare un forte segnale alle autorità civili, a quelle religiose più fondamentaliste e alla gente di buona volontà che è possibile vivere in pace e fratellanza in queste terre dove circolano da sempre antiche tradizioni indigene e dove si possono trovare ancora spazi naturali e incontaminati dove poter sentirsi creature di un unico Creatore.

Certo il maggior conforto starebbe nella giustizia umana, ma nel caso di Fausto e Salvatore non si riesce ad andare oltre. Ci rimane di pregare il Signore per loro, per Salvatore, oggi nel giorno del suo anniversario, per tutte le vittime innocenti e per chi ha voluto la loro morte. Che la gente di buona volontà abbia il coraggio di alzare la testa e guardare in faccia alla realtà; e che i colpevoli non siano sempre i padroni dell’ultimo silenzio.