Giancarlo La Vella

L’isola di Mindanao, nel sud delle Filippine, è stata colpita ieri da una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.5 della scala Richter. Ci sono difficoltà nel conoscere la reale entità del sisma. Secondo le prime notizie vi sarebbero vittime e ingenti danni alle abitazioni. Tra i primi a mobilitarsi la Chiesa locale
Sono impressionanti le immagini che, attraverso il web giungono da Mindanao nelle Filippine. Case accartocciate o rase al suolo. Molte le persone che vagano senza meta in cerca di un riparo e di beni di prima necessità. Padre Pietro Geremia, missionario del Pime nell’isola, raggiunto telefonicamente, ci riferisce che per ironia della sorte sono le case in muratura quelle ora più pericolose perchè rischiano ancora di crollare a causa delle numerose scosse di assestamento, mentre le case più povere, in legno o in materiali di risulta più leggeri rispetto al cemento, sono ancora in piedi. Le notizie che giungono dall’isola sono ancora incerte e frammentarie. Secondo fonti locali vi sarebbero, in base ad un bilancio provvisorio almeno 6 morti e numerosi feriti. Secondo gli esperti di vulcanologia il sisma, avvenuto ieri alle 9.04 ora locale, è stato registrato in diverse parti del mondo ed ha avuto ipocentro a circa 20 km di profondità con epicentro vicino la località di Bual.

Padre Geremia riferisce che la Chiesa si è subito mobilitata per fornire generi di conforto alle persone colpite dal sisma, medicine, viveri e coperte dato che nella zona il tempo in questi giorni è molto piovoso. I vescovi invitano alla preghiera per le vittime del sisma. Nelle parole del missionario il quadro della situazione:

R. – Il terremoto continua anche adesso mentre ti rispondo; la prima scossa è stata molto forte: tutta la gente è nel panico, è molto spaventata.

Ci sono molte persone che sono rimaste senza casa?

R.- Sì: ci sono sfollati e non possono dormire nelle case, perché hanno ancora paura di scosse.

Che aiuto siete riusciti a dare alla popolazione?

R. – La diocesi e il vescovo hanno distribuito aiuti a due comunità più colpite, alle famiglie che hanno abbandonato le case.

Di che cosa c’è bisogno?

R. – Bisogna coprire le necessità immediate, occorrono soprattutto coperte e indumenti per coprirsi, perché adesso piove anche; più in là sarà opportuno cominciare a riparare le loro case. Quelle costruite di mattoni, dato che si tratta di comunità povere, sono poche e sono quelle più pericolose adesso, mentre le catapecchie fatte con i teli e il legno non riportano grandi danni. Qui nella diocesi il vescovo ha recitato preghiere, alla radio, per le persone colpite da questa calamità.

Il terremoto ha messo in crisi il lavoro delle persone?

R. – Certamente: qualsiasi attività, le scuole, gli uffici e i negozi sono chiusi, ma anche molte altre attività sono interrotte, come, per esempio, il lavoro in campagna, dato che molti sono tornati alle loro famiglie per vedere come proteggere i loro bimbi e i loro parenti. Anche questo è un problema, certamente. Ecco: pregate per noi, pregate che il Buon Dio abbia misericordia, specialmente dei più poveri, che soffrono di più in questi disastri.