Si è aperta a Roma, la XV Assemblea Generale del PIME. Per noi a Manila ogni notizia sarà discussa animosamente, pro e contro, soprattutto a tavola mentre si pranza. Penso tuttavia ai quelli soli in missione e per i quali le notizie arriveranno via internet e non potranno scambiare con altri quello che pensano. Peccato. In ogni caso saranno bollettini scarni dove non si menzioneranno nomi e bisognerà immaginare quello che viene detto e chi lo ha detto. O per lo meno lo si può immaginare a grandi linee. Già dai primi documenti preparatori si evince il ruolo del “carisma” e il nostro sembra più un ammonimento che un invito: “Guai a me se non predicassi il Vangelo!” che equivale a dire “Guai a me se non bruciasse in me il fuoco della missione!”. Ma poi il carisma, nolente o volente, si dovrà confrontare con una domanda ricorrente “Mantenere lo status quo o aprirsi a nuove richieste “incendiando” anche altri popoli del mondo?” In altre parole, i nostri a Roma discuteranno se PIME è qualcosa di indivisibile o qualcosa di infinitamente plurale o è, come oggi si dice, sovranista o una open society. Se penseranno al PIME in termini di identità e di appartenenza, la figura più adeguata è il corpo del sovrano o del pastore del gregge o del fondatore.  Ossia l’incarnazione del principio di sovranità, per cui è chi dirige che dà o toglie alcuni diritti a seconda che riconosca il singolo come membro carismatico o no della comunità – che è come dire membro del suo stesso corpo, rami del suo stesso tronco. Se invece penseranno al PIME in termini di differenza, ossia come qualcosa in continuo cambiamento, che non è mai quello che è, perché viene costituendosi sulla base dell’accoglienza della novità, dell’apertura ad altri diversi, allora la figura più adeguata è la comunità, corpo di Cristo, dove sono importanti diritti e doveri ma anche autonomia e libertà, dove il diverso, il nuovo, il non allineato è incluso come aiuto a vivere esposti al vento della storia e ai segni dei tempi. Nella prima immagine il carisma, in fondo, rimane assicurato da quello che noi chiamiamo Direzione Generale e dalle nostre radici storiche e fondanti. Nel secondo caso è assicurato dalla Assemblea Generale e dalla internazionalità. In qualsiasi caso a noi in missione il compito di pregare affinché i nostri a Roma possano evitare ostacoli e perdite di tempo e fondere l’infondibile delle due sostanze. Se no, come disse un saggio, chi non vedrà aprirsi una strada davanti a sé si tratterà dall’avanzare. Che lo Spirito Santo possa rendere i nostri saggi, aprire strade percorribili e chiudere quelle che non portano da nessuna parte.

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