In questi giorni di attentati alle chiese e alle notizie di terremoti ritorna alla mente l’imprevedibile, un sentimento che mi accompagna da tanti anni. Certo la vita quotidiana senza la prevedibilità del domani appare destinata al caos, alla paura e all’angoscia e ci farebbe mancare quella forza interiore per mettere in pratica le nostre iniziative. Eppure, di fronte all’imprevedibile non si può scappare e bisogna essere pronti. Certo, prima di tutto, non essere troppo fiduciosi della tecnologia odierna che fa di tutto per farci sentire sicuri, ma certamente non maggiormente protetti come dai bastoni di viaggio di migliaia di anni fa. Siamo vulnerabili a effetti di cause imprevedibili e lo resteremo. Sappiamo che tutto può accadere senza poter essere previsto. Perfino il mio solito modus vivendi può subire una inaspettata inversione. Del resto, devo dire, ho fatto una scelta di vita carica di imprevedibilità e questo mi fa paura, eppure, nello stesso tempo, mi aiuta a apprezzare quei momenti in cui questa diventa invece sorgente di novità.

Nelle passate settimane ho trascorso un pezzo di Quaresima e la Settimana Santa nella parrocchia di Tulunan. In pratica con il compito di prendere cura delle undici cappelle che compongono il Distretto Uno della Parrocchia, che ne ha altri tre. Una proposta fatta al vescovo e accettata senza riserve. Nessun progetto in mente, semmai curioso di sapere come sarebbe andata a finire. Ho visto l’edifico vicino alla chiesa centrale del Distretto dove avrei dovuto sistemarmi, piccolo fabbricato senza pareti e protetto solo da una tettoia di lamiera. Pensavo a qualcosa di meglio, ma mi sono organizzato: pentolino per far bollire l’acqua, carta igienica per un gabinetto a circa cinquanta metri di distanza, zanzariera, amaca e bicicletta per visitare le varie cappelle.

Sommamente imprevedibile, invece, quello che è successo due settimane dopo. Una volta saputo che un prete straniero sarebbe rimasto lì per qualche settimana il Distretto Uno si è organizzato, donne, uomini e bambini, e al mio ritorno ho trovato una piccola residenza fatta di stanza con letto, cucina a gas e bagno interno.

Insomma, l’imprevedibile può essere, purtroppo, l’esplosione di una bomba con effetti disastrosi o uno scoppio di laboriosità con effetti di spontanea collaborazione. In effetti a pensarci bene la caratteristica del nostro lavoro di semplice testimonianza non ha bisogno di tecnologia o soldi per assicurarci una provvisoria sistemazione, semmai possiamo disturbare la vita quotidiana altrui e aspettarci l’impensabile come quello di essere sommersi di riconoscenza, da gente mai prima conosciuta, solo per aver condiviso alcune settimane di ricorrente fede nel loro territorio. Imprevedibile anche per loro che là ci vivono da anni.

In ogni caso prevedere sempre la vita e mai la morte, un pensiero che chi si affronta nelle inutili battaglie per “chi è il più grande” tende sempre a dimenticare.