Mosso dallo Spirito il missionario arrivò nel 1968. Era dicembre e l’attesa del Natale era per molti abitanti dell’arcipelago l’unico periodo di felicità. Da tempo, infatti, regnava nelle isole a Sud un latifondismo inospitale mentre a Nord, soprattutto nella metropoli, l’atmosfera liberale appariva molto banale. Lui, appena arrivato, si guardò attorno e si mise in testa di distanziarsi dall’uno e dall’altro; dall’usare la provvidenza per sopperire ai bisogni provocati dal primo e la disciplina necessaria per riformare il secondo. Era partito avendo in mente la metafora della barca oscillante. Coi piedi nel fango, provocato dall’ultimo tifone, la vedeva attraccare al porto di North Harbor e poi scaricare una moltitudine di gente, frettolosa di trovare un pertugio nella vicina baraccopoli di Tondo.

Per un attimo, tentato dalla modernità della metropoli intravista al di là delle baracche, perse l’orizzonte. “Prova ad andare a Sud”, gli dissero e lui salì sulla barca. Ma anche lì subentrarono malintesi e malumori. La guerra pure. Dove era la gioia missionaria? si domandava. Ovviamente soffrì molto, ma riuscì a ritornare in sé stesso e a Nord. Cominciò a girovagare tra i baraccati come un povero cristo senza una meta ben precisa, e chiedeva “Cosa posso fare per voi? Chi è Cristo per voi? Mi capite? Ma nessuno capiva uno straniero. Per di più, era un prete e poteva confidare solo su principi preconfezionati ereditati dal passato. Per qualche anno si dette da fare alternando i problemi della chiesa a quelli dei poveri, ma brutalmente fu fatto tacere. Non aveva il diritto di farlo. Fede sì, politica no!

Allora salì di nuovo sulla barca e cominciò a esplorare nuove rotte, rifiutando condizioni di comodo come quelle vissute all’interno di comunità religiose. Navigatore solitario e favorito oramai dalla sua condizione di emarginato reinventò una presenza senza coperture, senza appigli. Si spostò verso isole più povere, Mindanao sopra tutte, e divenne reale il suo bisogno di immergersi e di scovare la verità circa le speranze perdute. Cercava pure una rotta per la propria sopravvivenza tra i resti di una umanità sempre più attirata dalla sua strana presenza, dalla sua barca di salvezza, dalla sua capacità di amministrare cose e persone. A Nord come a Sud c’era una umanità spinta giù oltre i bordi periferici di una collettività nazionale creata dai grandi poteri centralizzati e ideata per concedere solo libertà di comodo, preconfezionate e liturgiche. Loro sì, naufraghi che cercavano appigli.

Poi, stanco di navigare, si fermò meditando una soluzione migliore di vita per sé e per gli altri. Troppi i mendicanti, le canaglie, i truffatori e i violenti da convertire. Troppi ancora non dicevano le cose come erano veramente. Come trovare soluzioni per superare con momenti di vittoria e gioia, quelli fatti di sconfitte e tristezza? Dalla barca scese e trovò nelle cinelas, infradito, una nuova metafora: percorrere le mulattiere percorse dai poveri e consumarsi.

Un giorno incrociò un ribelle in fuga di nome Lumad. Lui, il missionario, ascoltò le ragioni della sua ribellione, ma non ne voleva sapere di politica. Fede sì, politica no. Ma più in là vide anche le facce oscure e le armi di coloro al suo inseguimento e non lo denunciò affermando di non averlo visto e manco di conoscerlo.  Gli uomini annusarono lo straniero, sogghignarono e continuarono le loro ricerche.

Lumad era un nome comune e discorde. Altri lumad vivevano sbandati sulle montagne. Soggiogati dal male. Cristiani, musulmani e tribali. Prodotti di leggi sbagliate. A cosa può servire cercare di comportarsi secondo la legge degli uomini, elaborata solo per inseguire, catturare e uccidere chi si ribella? Gli sembrò più spontaneo andare contro e fare quello che gli veniva più naturale; avere compassione e in nome di questo contrapporsi ai luoghi comuni della società prepotente e violenta. Contraddirla. Era non violento e credeva nel valore della vita e da tempo aveva deciso per l’utopia assoluta del Regno di Dio. Così ignorò le false contraddizioni, quelle cioè di schierarsi da una parte o dall’altra, per evitare di inaridire il suo pensiero come individualità pensante, naturalmente. Intravide il Regno nel reticolato delle piccole comunità unite da pensieri biblici, dalla voglia di cambiamento e dal desiderio di difendere l’onore in nome di una giusta lotta nel nome di Cristo e del Popolo. Ci si calò dentro, alla ricerca della verità nelle piccole cose e negli ultimissimi.

Ma cos’è la verità? E il prezzo da pagare fu pesante. Morì una prima volta, ucciso al posto di un altro. Risuscitò dopo tre lunghi giorni e fu assassinato una seconda volta mentre pregustava un periodo di pace e di dialogo tra diversi modi di guardare al Creatore. Risuscitò di nuovo, più volenteroso di prima con una grande gioia nel cuore per i tanti salvati, ma ancora fu colpito. Si ridestò una terza volta, ma, questa volta, stanco di penare smise di lottare. Il corpo era indebolito. Il clima di gioia era intriso di tristezza dopo aver perso, nel cammino, molti amici. Appese le cinelas al muro e il calcolatore divenne la sua nuova metafora. Cominciò a pensare positivo. Cosmopolitano.

Oggi cerca di liberare gli altri dalla prigione del male ricorrendo ai testi, ai manuali, agli scritti liturgici, religiosi e alle pagine web. Dice alla gente: “Guardate in questo brano è accaduto così, cosa dobbiamo fare? Se vi aiutate ho i mezzi per aiutarvi!” Un tempo era naturale stare nella realtà e cercare, di volta in volta, la soluzione adatta per strappare dal pericolo un povero ammalato, un bambino senza istruzione e un ribelle perbene. Rianimandoli a restare saldi nella loro fede. Oggi fa decine di volte lo stesso sforzo, calcolando il numero da salvare. È diverso e non poteva essere diversamente. Il sapere, la cultura e i Big Data da tempo si sono rivelati più autorevoli della legge dei governanti e della stessa Chiesa. Una volta era potente la vita e l’esistenza di colui in lotta giorno dopo giorno per sopravvivere dignitosamente. Oggi sarebbe un’impossibile utopia non essendoci più frontiere genuine da raggiungere perché già digitalizzate. Oggi è la rete di cluster di esseri al computer a decidere, in veste di abolizionisti, della libertà di un individuo. E tuttavia la fede del missionario resiste, nel bene e nel male: prova gioia quando il gregge va bene e versa lacrime quando i lupi lo assalgono.

Il clima natalizio è oggi fotocopia di quello del 1968. Tuttavia, da allora la popolazione è raddoppiata e parecchia emigrata all’estero, forse portando con sé lo spirito del vecchio missionario. A Nord si vive più ricchi, ma ancora nella banalità delle cose consumate, a Sud i latifondisti, ora capitalisti, sono tormentati dalla sete di terre da edificare e i ribelli rimasti, perseguitati da antiche e perdute libertà. Ma non è la fine. Tuttavia, che cosa ne sarà del missionario nel 2068? La questione rimane aperta, ma il Natale ci sarà ancora.

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