Uno dei simboli di spicco nel celebrare il Natale nelle Filippine è il Belen, cioè il Presepe. Il Belen ha trasmesso a molti filippini il messaggio di misericordia e umiltà di Cristo. Accanto al parol (lanterna), il Belen è diventato un appuntamento fisso in case, chiese, scuole e oggi persino in piazze, viali e supermercati, naturalmente durante il periodo natalizio che nelle Filippine è già iniziato. Il Presepe all’aperto trova forse la sua origine negli anni ’60. Uno dei primi Belen all’aperto si poteva ammirare nel Centro Araneta, a Cubao una ventina di anni fa. Oggi ne trovi di tutti i tipi in diversi luoghi della metropoli.

Con il termine Belenismo si intendono i grandi presepi montati all’aperto, alti e larghi, anche una decina di metri e rigorosamente costruiti con materiali di scarto per simboleggiano la semplicità e l’umiltà di Gesù Cristo quando è nato.

In Tarlac (la capitale del Belen filippino a poche ora di viaggio da Manila) è anche una competizione dove poi si premia il Belen più caratteristico, l’atmosfera è amichevole e vibrante e uno dei punti salienti della competizione è il Touring dei giudici che vanno a giudicarli. Tour impegnativo anche perché ad ogni Belen vengono offerte abbondanti merenda fatte di bibingka, manioca, maja blanca, sapin-sapin, tupig (torte di riso con coconut) e altro ancora. Naturalmente ogni Belen ha una sua tematica, lo scorso anno, per esempio, c’era un Belen che ricordava la battaglia di Marawi, ovviamente con la Sacra Famiglia accanto la moschea.

In molte composizioni si usano pannelli di vetro colorato scartati da altre chiese o altri edifici oppure cristalli fusi di zucchero come finti pannelli di vetro. Le silhouette della Sacra Famiglia, i Tre Re Magi e l’angelo, per folclore, sono avvolti in tessuti testurizzati, cioè plastificati a volte assieme al tessuto sinamay – un materiale indigeno fatto di abaca. Naturalmente si aggiungono migliaia di luci oppure miglia di bottiglie di vetro o plastica riciclate, che riflettono la luce proveniente dai pannelli di vetro colorato. Poi naturalmente migliaia di fiori fatti a mano e varie scritte tipo “Wow!”. In Manila, dove non è competizione ma solo esposizione all’aperto, oltre ai materiali tradizionali e le migliaia luci al led, si usa di tutto per far colpo sui visitatori: vecchi televisori, pezzi di ventilatori non più funzionanti, frigoriferi e persino motociclette arrugginite.

Insomma, l’atmosfera è come a Napoli dove allestire il presepe è un momento “magico” che si attende tutto l’anno o come nelle parrocchie italiane dove ognuno deve dare il suo contributo per la realizzazione. Tuttavia, nel Belenismo filippino e in queste nuove rappresentazioni fatte di scarti, prevale il pluralismo delle idee e un po’ tutto coesiste: Paradiso e Inferno, Bene e Male, sacro e profano, cercando di dare al caos una narrazione natalizia oppure messaggio dell’odierno disordine culturale nel quale si vuole trovare un po’ di speranza e compagnia.

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