Alle 17.00 di oggi, 23 maggio 2018, la popolazione delle Filippine conta 106 milioni e 341.328 abitanti, l’indicatore di nascite scatta ogni venti secondi e mentre scrivo questa prima riga è già nato un bambino o una bambina. Se dividiamo questa immensa popolazione per la superficie totale delle Filippine, 300.000 km quadrati simile a quella italiana, abbiamo 354 abitanti circa per chilometro quadrato.

Abbondano in TV e sui giornali le notizie sull’ambiente terremoti, siccità al Nord con temperature sopra i 50 gradi, piogge intense al Sud, spiagge inquinate come quella un tempo intonsa di Boracay notizie che dovrebbero portare ansia. Qua no! Nessuno protesta contro l’aria inquinante di MetroManila e fa più notizia la richiesta all’estero di forza lavoro, cioè di migranti: in Taiwan, Giappone, Polonia, Cecoslovacchia e Austria. Scomparsa la spaurita schiera di ecologisti filippini (chi si ricorda più di Macli-ing Dulag?) al massimo i guai ambientali vengono attribuiti all’aumento della popolazione. Secondo il presidente Duterte per ridurre le nascite la ricetta è semplice: “Do not listen to priests. Taking pills is not a sin. Kalokohan yan (That’s nonsense)  (Non credete ai preti e prendete le pillole, non è peccato!) Così si è spinto ad affermare nello scorso febbraio aggiungendo pure che se oggi la popolazione fosse solo di 50 milioni, non ci sarebbero problemi per il cibo e per il lavoro. Ma sono 106.

All’arrivo di Magellano, dicono, c’erano circa 2 o 3 abitanti per chilometro quadrato, oggi 354, che se li mettessimo equidistanti l’uno dall’altro potrebbero benissimo scambiarsi i saluti, gridando a squarciagola. Tuttavia, la distribuzione non è equa; c’è una bella differenza tra i 70 abitanti per chilometro dell’Arakan e i 42.000, sempre per lo stesso chilometro quadrato, di MetroManila che, in fondo, giustifica i casi di claustrofobia tra gli abitanti di questa mega metropoli di quasi 20 milioni di abitanti. Allontanarsi dalle città insomma, verrebbe da dire. In uno studio del lontanissimo 1989 la popolazione ottimale su una superficie di 300 mila chilometri quadrati era di 35 milioni, ma limitava l’insediamento in collina e montagna a soli 5 milioni di persone con lo scopo di mantenere sufficienti le foreste per assorbire la produzione di anidride carbonica, cosa abbastanza positiva per coloro che come me si trovavo di passaggio alle pendici del Monte Apo in Mindanao, riserva forestale in buona parte disabitata, ma anche pericolosamente aggredita dall’ascia umana.

Ma è vero che l’aumento della popolazione ci rovina la vita? L’impronta ecologica filippina 1.1 è ancora in buone condizioni e sotto il limite di 1.7 oltre il quale bisognerebbe darsi da fare per non consumare del tutto le risorse naturali necessarie ai nuovi nati. L’impronta ecologica d’ogni singolo abitante, è un indicatore del consumo che si calcola in base alle riserve naturali della terra e la loro capacità di rigenerarsi: le risaie, compresi i pascoli, le foreste, essenziali per assorbire l’anidride carbonica prodotta da uomini e animali, le aree dove si lavora e dove si abita, il terreno necessario per ospitare la propria abitazione e altro.  Mentre in Italia è di 4.1 e si è già in deficit (per mantenere gli italiani in un modo sostenibile ci vorrebbe un’altra Italia e mezzo), le Filippine non ancora.

Ma per quanto? Per tutta la ‘buona’ volontà posta per diminuire le emissioni velenose delle automobili (in forte aumento) nelle Filippine (basta andare sulla SLEX da Manila verso Batangas), si continuano ad allevare ovunque migliaia di maiali (niente contro di loro, ma di esalazioni ne producono in quantità), a usare pesticidi, a portare via terreno per nuove strade (ma utili sono), a dare concessioni alle compagnie minerarie, a ingrandire, cementando, i luoghi pubblici e le foreste rimaste boccheggiano per il troppo lavoro. Allargare le foreste e mangiare più verdura (meno carne) e noccioline, avrebbe dovuto dire Duterte come slogan invece di prendersela coi preti e le pillole, dato che in questa maniera più salutare una ventina di milioni in più di filippini potrebbero benissimo vivere in questo arcipelago nei prossimi anni con le cose che ci sono già e senza intossicarsi (a parte la solita MetroManila). Tuttavia, il problema ecologico filippino e l’ammassamento nelle città, prima o poi, dovrà essere affrontato. Ma dal poco che si può capire, l’unica strategia dei vari governi da anni non è cambiata: non creiamo posti di lavoro e riduciamo la popolazione esportandola all’estero e là respirino! E il mito della famiglia, fondamento del paese, unita sotto lo stesso tetto e lo stesso cielo? Cose da preti!

Lucius