11 aprile, ore sei del mattino si parte per La Speranza, Tulunan km 125, naturalmente con Peter (Geremia) che mai ha perso questa occasione, sfidando pioggia e sole, intimidazioni e più tardi disinteresse, per esserci. La messa sarà celebrata alle sette poi si collocherà una targa con i nomi di altri 14 ‘martiri’ di Tulunan nel luogo dove già sorge un capitello in memoria di padre Tullio Favali.

“La meta da raggiungere è il viaggio” così dicevano, ci par di capire, (il pensiero ci viene mentre viaggiamo sulla strada larga e cementata tra Kidapawan a Tulunan un tempo sassi, fango e polvere) …. i missionari primi apparsi in questi luoghi. Oggi lo dicono i pellegrini in cammino verso il santuario di Lampagang a pochi chilometri da La Speranza. Questa prima certezza era senz’altro nel cuore di Tullio , 33 anni fa, quando in motocicletta (che, così-come-è, viene ora esposta al nuovo e moderno Museo di Kidapawan in apertura tra sette giorni) viaggiava spedito verso quel fatale crocevia 125. La seconda stava nella sua fede. Lo aiutò a non fermare il mezzo meccanico di fronte all’ancora incompleta conoscenza, lui neofita piombato in un mondo indecifrabile e in perenne conflitto. Del resto, come tanti di noi, anzi meglio di noi, era partito dall’Italia con l’idea di spendere la vita per gli altri, indipendentemente se fossero stati buoni o cattivi. Insomma, un modo di vivere cristiano a volte snobbato se non detestato da alcuni. Nondimeno, da rispettare. Purtroppo, coloro che si auto dichiararono suoi avversari manco un attimo ci pensarono, al rispetto.

Km 125 raggiunto da Tullio da protagonista. Una corsa  veloce la sua perché –‘alleggerita’ dalla rinuncia di una vita confortevole, una famiglia, un lavoro salariato, ma anche agevolata dalle distanze prese verso una società inquinata nei costumi da una economia di mercato andata a male (e speriamo in via d’estinzione). Per qualche attimo, come lui al chilometro 125, ci siamo immaginati protagonisti tra ‘Terra e Cielo’ (per parafrasare il testo di Roberto Cavosi sul dramma di Tullio messo in scena al San Babila nell’ormai lontano 2000). A volte spinti nei bassifondi del quotidiano dai malandati altre volte attratti dalle altezze raggiunte dai giusti (santi e martiri quest’ultimi). Non certo per diventare uomini super. Semmai impacciati e fuggevoli viaggiatori nel tempo.

Prima di ripartire scambi di impressioni con i partecipanti; un centinaio scarso. Tra loro anziane signore, in maggioranza vedove, ci chiedono di mandare i loro saluti ai padri del Pime ancora viventi, Luciano G., Sandro B., Michel(e), Seb(astiano), G(i)ulio ….  che qui facciamo.


 

April 11th, 6 a.m. we leave for Crossing 125, La Speranza, Tulunan, of course with fr.Peter (Geremia) who has never lost this opportunity, defying rain and sun, intimidations and later disinterest, to be there. The Mass will be celebrated at seven o’clock and then a plaque with the names of 14 other martyrs of Tulunan will be placed where a little wayside shrine has been erected in the memory of Father Tullio Favali.

“The goal to reach is the journey” it has been said, we seem to understand, (the thought comes to us in our mind while we were travelling on the wide and cemented road between Kidapawan and Tulunan once pebbles, mud and dust) …. by the first missionaries appeared in these places. Today only the pilgrims say the same while they are on their way to the sanctuary of Lampagang a few kilometers from La Speranza. This first belief was undoubtedly in the heart of Tullio, 33 years ago, when on a motorcycle (which, as it is, is now exposed in the new and modern Provincial Museum of Kidapawan, the inaugural opening next April 19th, 2018), he went to that fateful crossroads 125. The second was in his faith which helped him not to stop the engine of the motorbike fearing of not knowing the situation well; he was, after all, a neophyte plunged into an indecipherable world that was in constant conflict, if he wanted, he could very well have pulled back, but he did not. Like many of us, even better than us, he had left Italy with the idea of offering his life for others, regardless of whether they were good or bad. In short, a christian way of life sometimes snubbed if not detested by some. Nevertheless, to be respected. Unfortunately, those who declared themselves his adversaries never tried to respect him.

In any case Km 125 was reached by Tullio as a protagonist. It was a fast race because ‘lightened’ by the renunciation of a comfortable life, a family, a salaried job, but also facilitated by the distances taken towards a society that polluted costumes by means of a bad market economy (we pray for its early extinction). For a few moments, like Tullio at kilometer 125, we imagined ourselves as protagonists between ‘Earth and Heaven’ (to paraphrase the text of Roberto Cavosi on the drama of Tullio staged at San Babila Theatre, Milan, in the now distant year 2000). Somehow we felt we were pushed by the human shabbiness into the ghostly slums of today, and in an other way attracted, instead, by the heights reached by the righteous (saints and martyrs). Certainly not in order to become super men, but, if anything, awkward and fleeting time travelers.

Before leaving we shared exchanges of impressions with the participants; more or less a hundred. Among them parents of victims, old ladies, mostly widows. They asked us to send their greetings to the still living PIME fathers, Luciano Ghezzi, Sandro Bauducci, Michel Carlone, Sebastiano D’Ambra, Giulio Mariani …. and that here we do.

Lucius