By Roy Lagarde CBCP NEWS

A Catholic priest who was held hostage for months by militants in southern Philippines urged Filipinos to embrace “reconciliation” as people displaced by war face an uphill battle towards recovery. Fr. Teresito “Chito” Soganub said any efforts towards peace and rebuilding Marawi city is destined to fail without sincere commitment. At a press conference in Manila on Friday, he stressed the importance of healing by opening a door to people who experienced the tragic reality of conflict.

“For me, that is the real response we can do as Christians. We have to transcend even if the wounds, the pain, and the hurts are still there, fresh and very real,” Soganub said. “But we have to follow the mission of Jesus Christ, the way of the Cross, the way of love,” he said.

The priest spoke about his 116-day ordeal in the hands of the Maute group and the clashes between the group and the government forces. Soganub admitted that he almost gave up hope and was ready to die “but there was no other way but to strengthen my faith”. “It was very hard even if you pray… even your spiritual sanity,” Soganub said. “But it was a test of my faith… I need to strengthen it, no other means.”

Soganub was abducted along with other Christians as militants rampaged through the Islamic city last May 23, torching churches, schools and other structures in a well-planned attack. He and another civilian hostage were rescued by security forces after they escaped from the clutches of the extremists last Sept. 16. A priest for more than two decades of the 42-year-old Marawi prelature, he said the “movement for peace” and interreligious dialogue must continue.

“I support every action for dialogue for the good of Marawi and for the better understanding of the Muslims and Christians,” he said.

‘Let us not forget Marawi’

Soganub was among the speakers as the Aid to the Church in Need (ACN) Philippines launched its fundraising campaign to help rebuild the city in partnership with Duyog Marawi.

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Padre Soganub, un prete cattolico che è stato tenuto in ostaggio per mesi da militanti islamici nel sud delle Filippine, ha esortato i filippini ad abbracciare la “riconciliazione” mentre le persone sfollate dalla guerra stanno ancora affrontando una dura battaglia per il ritorno nelle loro case. Fr. Teresito “Chito” Soganub ha però detto che ogni sforzo verso la pace e la ricostruzione della città di Marawi è destinato a fallire se manca un sincero impegno. Venerdì scorso, in una conferenza stampa a Manila, ha sottolineato l’importanza di guarire le ferite provocate dal conflitto aprendo prima di tutto una porta alle persone che hanno vissuto in prima persona questa tragica realtà.
“Per me, questa è la vera risposta che possiamo dare come cristiani. Dobbiamo andare avanti nella ricostruzione anche se le sofferenze, il dolore e le ferite sono ancora molto visibili e palpabili “, “Ma dobbiamo seguire la missione di Gesù Cristo, cioè la via della croce che è anche la via dell’amore”, ha poi ripetuto.
Il sacerdote ha poi raccontato del suo calvario di 116 giorni nelle mani del gruppo Maute e degli scontri tra il gruppo e le forze governative.
Soganub ha ammesso di aver quasi abbandonato la speranza in quei giorni ed era pronto a morire tuttavia doveva resistere e “… ma non c’era altro modo se non rafforzare la mia fede”. “È stato molto difficile, anche se pregavo … anche se la mia sanità mentale-spirituale era ancora forte …”, ha detto Soganub. “Ma è stata una prova per la mia fede … obbligandomi a rafforzarla. Non c’era altro mezzo.”
Padre Soganub è stato rapito insieme ad altri cristiani mentre militanti islamici assaltavano la città, a maggioranza musulmana, di Marawi lo scorso 23 maggio, incendiando chiese, scuole e altre strutture in un attacco ben pianificato. Lui e un altro ostaggio sono stati salvati dalle forze di sicurezza dopo essere fuggiti dalle mani degli estremisti lo scorso 16 settembre.  42 anni e prete della prelatura di Marawi da circa 20 anni, Soganub ha detto che “il movimento per la pace” e il dialogo interreligioso devono continuare. “Appoggerò sempre una azione per il dialogo, per il bene di Marawi e per una migliore comprensione tra musulmani e cristiani”. ‘Non dimentichiamo Marawi’, ha infine esortato.