Dopo tre mesi non si sa ancora quanti siano (ma sembra dai 20 ai 40) i terroristi asserragliati nella città di Marawi. Sta diminuendo la loro capacità di infliggere danni, ma hanno ancora molte munizioni e continuano ad avere ostaggi nelle loro mani. Le operazioni militari sono ora concentrate nei due quartieri di 1 kmq di area ad est di Marawi, controllati ancora dai terroristi.

Dall’inizio del conflitto sino al 13 agosto, sono stati uccisi 562 terroristi Maute, 128 soldati governativi e 45 civili. Gli ostaggi fuggiti dalla custodia dei fondamentalisti islamici, hanno riferito che i rimanenti prigionieri, tra cui padre Teresito Suganob, sono costretti a preparare bombe poi utilizzate per combattere i soldati governativi. Rimane in atto l’imposizione della legge marziale perché lo Stato Islamico ha ancora estensioni in diverse provincie dell’isola di Mindanao come Lanao, Maguindanao e l’arcipelago di Sulu.

Il Segretario alla Difesa Lorenzana ha denunciato come “fake news” (un termine oramai di moda e spesso usato dal presidente Trump) il piano del governo degli Stati Uniti di condurre un attacco aereo su Marawi City. Nel frattempo la Cina ha donato alle truppe impegnate nella battaglia di Marawi armi e munizione del valore di 7.35 milioni di dollari ( la preoccupazione di molti è che poi vengano vendute illegalmente ai trafficanti di armi che a sua volta potrebbero offrirle ai ribelli musulmani Abusayyaf e Maute ). Infine la battaglia per la liberazione di Marawi potrebbe costare al governo filippino 3 miliardi di pesos, circa 60 milioni di dollari.

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