bastoneIn missione tutti noi abbiamo avuto bastoni. Personalizzati in legno, giunco o bambù. Fatti apposta a secondo della nostra stazza o modo di impugnarli. Sono serviti e servono ancora soprattutto durante la stagione delle piogge. Un appoggio per non scivolare o per facilitare il sollevamento del piede quando  lo si sente incollato nel fango. Certo un po’ differenti da quelli  di Charlie Chaplin, di Oscar Wilde o di ‘cristallo’ come nella canzone di Modugno  Vecchio Frak.  Magari più simili a quello di Gandhi quando camminando diceva “marciamo in nome di Dio” (rifiutando  il cavallo e mezzi meccanici). Aveva la punta di metallo. Ne aveva di simili anche la polizia che ogni tanto lo fermava. Ma se quello era non violento  questi potevano essere anche crudeli. Il mio di metallo ha tutto e sembra prendersi beffe degli altri bastoni  che incontra qua e là a Rancio, legnosi, con i quali ogni tanto scherma, scherzando. L’ho acquistato a Manila, quando capii che ne avevo estremamente bisogno. La caratteristica principale di un bastone sta nell’impugnatura. Può essere dritta, chinata, tozza, grossa o a tau. La mia è curva e assomiglia a quella del pastorale di un vescovo, ma anche a un punto interrogativo.  Come pastorale mi rammenta il bisogno di piegarsi alle circostanze e sfruttarle per il bene e … magari fosse come il bastone di Mosè!  Diversamente rimane un metallico punto interrogativo e ogni giorno mi interroga sulle batoste di questa esistenza. Stranamente questo, su cui mi appoggio, non è solo un’utile protesi metallica. Per  esempio  ha dieci fori che servono a regolare la sua altezza. L’altro giorno, alla fine della messa,  in chiesa, mi sono messo a soffiarci dentro ed è uscito un mezzo suono di flauto di traverso.  Insomma mi spinge a fare qualcosa come, appunto,  soffiarci dentro mentre cammino per esempio in giardino ed emettere un paio di note musicali simili ai canti degli uccelli.  Ma nei buchi potrei benissimo appenderci un sacchetto con delle matite da disegno per immortalare qualche paesaggio su un foglio bianco. Fare qualcosa, insomma, diversamente dall’altra protesi (digitale) oramai indispensabile: il telefonino!  Può fare foto e registrare tutto, ma  in fondo “ mi istruisce solo nell’arte suprema di chi non sa fare più nulla”.

Lucius

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