Diverse volte nelle Filippine, paese democratico di stampo occidentale, un leader ha promesso di riformare il sistema, ma poi non s’è fatto niente. Anche dopo la Rivoluzione dei Rosari e la conseguente caduta di Ferdinando Marcos nel 1986. Del resto il paese per molti anni è rimasto nelle mani di governi di pochi, un modo di governare oligarchico che ha prodotto buoni, meno buoni e cattivi leader. L’ultimo Presidente, Benigno Aquino, quarta generazione di famiglia, ha governato il paese con grande cautela. Durante la sua presidenza c’è stata una crescita economica del paese e molti investimenti nelle strutture di base, nella istruzione e nella salute. Naturalmente molti si sarebbero aspettati una successione che venisse dalla sua stessa élite politica, magari con relazioni con la sua stessa famiglia, ma non c’è stata collaborazione tra ‘parenti’. Ha vinto così  Rodrigo Duterte, preferito da 16 milioni di votanti  su 42 che hanno votato (avevano diritto al voto 54 milioni, ma 10 milioni circa si sono astenuti), sindaco e vice-sindaco di Davao City, una città lontanissima da Manila, a sud e nell’isola di Mindanao. Una campagna populista, la sua, alimentata da decine e decine di sondaggi che già in partenza lo davano per favorito e lo hanno favorito.

Duterte sarà il prossimo e 16mo presidente delle Filippine. Probabilmente i precedenti modi di governare hanno stancato molti cittadini. Modi troppo distanti dalla gente comune.  Si desiderava dare una scossa al tradizionale sistema politico ed è quello che è accaduto,  col l’incognita, però, di non sapere bene come andrà a finire. Per ora le imprecise e imprecisate politiche di Duterte non sono rassicuranti. La ‘sua’ legge, da ex-avvocato, dura e punitiva ha raccolto consensi in molte isole dell’Arcipelago. Noto per aver favorito in Davao le eliminazioni extragiudiziarie di criminali è ora in favore della pena di morte per impiccagione. Vuole poi fare delle Filippine un paese federale per allentare la pressione e dominio di Manila, che a dir il vero si piglia sempre il meglio di tutto, ma  decentralizzare potrebbe portare più problemi di quanti ne risolva. Nella campagna elettorale era contro la corruzione, ma per ora non sembra avere ricette magiche per ostacolarla. Verso gli altri paesi asiatici non ha espresso opinioni, eccetto sulla ‘Cina’ e i ‘cinesi’, duro con la prima per la sua presenza nelle isole Spratly, tenero con i secondi offrendo loro larga partecipazione nella economia del paese.  Insomma squadrare il cerchio, se è necessario con la forza, con il pericolo di creare una infinità di nuovi angoli per doverli poi smussare.

Durante la campagna elettorale, Duterte, ha avuto un atteggiamento di sfida verso la Chiesa Cattolica (“Non votatemi se credete ai vescovi!”, e infatti 3/4 non l’hanno votato),  quando la Conferenza dei Vescovi Filippini si è schierata chiaramente contro la sua elezione accusandolo di essere in favore dell’interruzione della gravidanza e dell’eliminazione fisica, extra-giudiziaria, di criminali (a quanto pare, negli ultimi anni, 1.424 individui nella sola città di Davao). Il suo leader spirituale non è cattolico e si chiama Apollo Quiboly che ha fondato una setta chiamata il Regno di Gesù Cristo.Ii detti più famosi di Duterte sui criminali: “Kill them all!” (Ucciderli tutti!) e che ne “..farà fuori 100.000 mila e i loro corpi gettati nella baia di Manila per ingrassare i pesci”.(he would kill 100,000 criminals and dump their bodies in Manila Bay so the “fish will grow fat” from feeding on them).

Forse un po’ troppo spregiudicato, incorretto ma astuto, contraddittorio ma dicendo quello che pensa, Duterte dovrà darsi una regolata soprattutto nelle sue affermazioni verso le donne e sugli eventi tragici e seri della vita della gente. Ha recentemente detto che si comporterà ‘diversamente’ come Presidente. Così molti si aspettano da lui segnali di ritrovato buonsenso e sana energia. Magari anche solo qualche fuoco d’artificio tanto per rallegrare gli animi aspettando un altro Presidente fra sei anni.

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Nationwide, Duterte won in 10 regions – Mindanao’s six – and the National Capital Region, Region IVB (Calabarzon), Region 3 (Central Luzon) and Region 7 (Central Visayas).
Duterte got the highest number of regional votes – 2,127,273 — from the NCR or the 16-city and one-town Metro Manila. He lost in only one area, Makati, which voted for former Makati City Mayor Binay.
Cebu where Duterte attended a victory party on June 8, gave him the highest provincial vote nationwide, at 762,559.
Roxas won in the Negros Island Region (NIR), and Regions IVB (Mimaropa), 6 (Western Visayas) and 8 (Eastern Visayas).
Poe won in Regions 1 (Ilocos), 5 (Bicol), and the Cordillera Administrative Region (CAR) while Binay won in Region 2 or Cagayan Valley.

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