La chiamano Vikvik, una donna che avrà sui 35 anni ed è pazza. Si racconta che fu picchiata dal marito così tanto che perse il senno. Come usanza da queste parti venne legata, ma siccome non smetteva di urlare la lasciarono libera. E lei se ne andò. Ma l’autonomia richiede un contegno ragionevole. Vikvik di giorno gironzola per Greenfields, Arakan, alla ricerca di abiti da portar via, possibilmente colorati di rosso, verde e nero. Nel tardo pomeriggio viene a dormire, con la refurtiva, sotto un sottotetto aperto alla prossimità, della nostra Parrocchia vicino all’altare di Pops.
“L’uomo folle (in questo caso donna) è l’uomo libero” dichiarò un analista filosofo molti anni fa. Tuttavia Vikvik si è liberata solo da opprimenti vincoli matrimoniali non da quelli ambigui della società odierna. Prima sedotta dalle parole del marito e poi inaridita dalle botte, la mente di Vikvik è ora un bagno confuso di parole. Parla continuamente, spesso grida, insulta e minaccia sempre e solo a parole. Come nei litigi dei talkshow. Sotto la finestra del parrocchia può iniziare una conferenza, un soliloquio, alla sera e finirla alla mattina. A volte, a mezzanotte, il parroco padre Giovanni scende e la richiama benevolmente. Lei allora si allontana verso altri rifugi e riprende a parlare tra sé e sé e a maledire. Libera, ma instancabile rompiscatole.


Simile ma diverso era Melchor un ragazzone della parrocchia di Dao. Veniva a messa ma rimaneva sull’entrata. Aveva in mano dei fogli scritti in stampatello dove teorizzava una religione sincretistica fatta di tanti fedi: islamica, cristiana e buddista. Si vedeva che aveva studiato, ma l’acido della droga aveva sciolto la mente. Raramente parlava, ma se iniziava non smetteva più. Le religioni lodano il martirio, ma non come quello di Melchor il ‘pazzo’. Quando morì il suo corpo fu trovato dopo un paio di giorni. Viveva libero e non si sa come facesse a vivere da solo in un posto affollato di cristiani e me ne sento responsabile.


L’altro è un mio duplicato, ripete Vikvik. Per lei ‘siamo tutti Vikvik’. Cloni-Vikvik che cercano di metterla in ridicolo, darle scacco matto. Cosa succede? Beh, se ti negano le relazioni che sanno dare un surplus di felicità, di speranza, l’altro si svuota e tu lo riempi di quello che solo tu hai in mente e diventa il simile a te. Lo si nota fra noi ‘normali’. Per motivi pratici all’altro si nega la ragione. Già, “Tu hai ragione, ma io ci rimetto ….. (i soldi, la pace, l’amore …) O così o niente!”. Niente, appunto. Um? A noi viene chiesto di dare ragione della luce nelle tenebre, ma le tenebre dei folli mettono in chiaro il niente, l’assenza, della nostra ragione. Vuoti a perdere. E se fossimo veramente così? Riutilizziamoci allora. (Luciano)

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