I filippini (oggi 104 milioni) sono sempre ottimisti e pronti a perdonare pur di stare in pace. Anche per il 2016 se le cose non andranno bene la speranza sarà l’ultima a morire pur di non litigare. Dopo le festività di Santo Niño che a metà gennaio chiuderanno definitivamente il periodo natalizio (che nelle Filippine è lunghissimo) a febbraio, l’attenzione sarà consumata quasi interamente dalle elezioni politiche. In pratica tutto l’apparto governativo si fermerà sino ad Aprile. Un nuovo presidente, nuovi senatori e governatori via via giù sino alle minime cariche dei governi locali e municipali.

I problemi che dovranno risolvere non sono mai stati risolti. Pur con una crescita del Prodotto Interno Lordo del 6%, le Filippine hanno il più alto tasso di disoccupazione tra i paesi del sudest asiatico 6.3% (circa 10 milioni di disoccupati – il 78% tra i 15 e i 35 anni – su una forza lavoro di circa 48 milioni) contro, per esempio, lo 0.3% della Cambogia e il 6.0% dell’Indonesia. Per quanto riguarda l’occupazione, secondo il giornale Inquirer, 38.7 milioni di lavoratori hanno avuto un impiego nel 2015 (il 63% a tempo pieno, cioè sopra le 40 ore settimanali e il resto part-time), il 54.7% nel settore dei servizi, il 29.1% nell’agricoltura e il 16.2% nell’industria. Quello che appare strano è il 54.7% nel settore dei servizi per cui non si capisce un PIL così alto, 6% secondo solo a quello cinese, se non, appunto, inserendo nelle statistiche anche i 10 milioni di lavoratori filippini all’estero OFW e il loro e enorme flusso di soldi che rimandano a casa.

Circa la politica un passo indietro verso una pace stabile è stata la strage di Mamasapano avvenuta il 25 gennaio 2015 in Maguindanao, Mindanao. Il massacro destò un profondo sdegno a livello nazionale e internazionale per via dell’elevato numero di poliziotti, 44, rimasti uccisi e di come sono stati massacrati. Una operazione militare appoggiata dagli Stati Uniti per la cattura del noto terrorista Zulkifli Abdhir, meglio noto con lo pseudonimo di Marwan, e chiamata Exodus. La gestione della crisi da parte del Presidente Benigno Aquino III fu pesantemente criticata. Aquino subito affermò di non avere avuto alcuna responsabilità, puntando il dito al comandante delle forze speciali Getulio Napeñas. Il Presidente disse pure di non essere stato a conoscenza dell’operazione Exodus, ma secondo Napeñas, Aquino sapeva della missione e seguiva i suoi sviluppi da Zamboanga City. Il fatto ha praticamente messo a repentaglio il processo di pace in Mindanao e fermato il progetto di Legge sul Bangsamoro (Bangsamoro Basic Law o BBL) che prevedeva una soluzione del conflitto tra ribelli musulmani e il governo filippino. Il prossimo Presidente dovrà tentare di far ripartire il processo di pace, ma la ricerca delle responsabilità su Mamasapano e di quelle eventuali del Presidente uscente, lo terrà impegnato per buona parte della prossima Legislatura togliendo tempo e spazio a progetti urgenti come la Riforma Agraria e la maggior autonomia alle Regioni.

Tra la gente tuttavia l’ottimismo non manca e se dalle cariche più alte del paese non arriveranno aiuti ci penserà il valore fondante ‘pakikisama’ (stiamo uniti il più che si può in spazi stretti) a risolvere i problemi più urgenti oppure San Vicente Ferrer. Del resto secolare è la convinzione, almeno tra i nostri cristiani, che se anche l’uomo, per sbaglio o per corta memoria, si dimenticasse del suo Creatore, questi non si dimenticherà mai di lui. Anche se nei super affollati distretti umani e urbani, se vige la legge del più forte, chi viene schiacciato per primo, sono sempre i più poveri.

I mesi successivi alle Elezioni saranno comunque caratterizzati dall’altro El Niño, un fenomeno atmosferico già preannunciato aggressivo che porterà iniziali periodi di grandi siccità seguiti dall’arrivo di super-tifoni.

El Niño come metafora del giovane popolo filippino impegnato da un fronte all’altro. Nell’estremo tentativo di non dividere il sì dal no in una società che di certezze ne offre poche e dove bisogna, in qualche modo, arrivare sani e salvi al termine di ogni giornata.

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