bombaNel 1945, tra aprile e maggio, gli scontri tra le forze americane e quelle giapponesi per la conquista di Mindano si erano concentrati su due fronti: Il primo sul sentiero fortificato di circa 300 km costruito, tra montagne e foreste, dai giapponesi in direzione sud-nord, da Talomo (Davao) a Kibawe (Bukidnon) e il secondo sulla riva occidentale del fiume Pulagni, una specie di Po ma filippino. Nel bel mezzo di queste due coordinate geografiche si trovava, e si trova ancora oggi, l’Arakan Valley. A quanto pare in questa valle vi era un accampamento di ‘nemici’ probabilmente soldati del 30mo battaglione nipponico comandato dal gen. Moruzami e, ovviamente, i bombardamenti degli aerei americani qui si concentrarono.

Che ci siano stati nessuno lo mette in dubbio. Lo confermano i gusci di bombe svuotate (molte inesplose perché cadute in terreno soffice) che trovo ovunque vado. Oggi, scaricate dalla follia bellica, vengono usate come calotte, campane di richiamo (ma vanno bene anche semplici brandelli di bomba) e, se le batti violentemente, hanno un suono veramente forte e terribile, da turarsi le orecchie. Le trovi appese vicino alle chiese, alle cappelle, nei recinti delle scuole e in luoghi pubblici. Il loro rimbombo ricorda di riunirsi per un dovere civile o religioso. Quella della parrocchia mi sveglia alle 5 di mattino della domenica. Quella della vicina scuola elementare è battuta ogni mattina alle 6, poi durante gli intervalli e alla fine delle lezioni quando tuttavia il suo risuono viene coperto dalle centinaia di grida dei bambini. Niente male! Armi belliche trasformate in vibranti richiami di vita.
bomba2La diffusione e esposizione di resti bellici dovrebbe creare una forma mentis: sì alla pace, no alla guerra! Ma in Arakan ci sono ancora clan di differenti fazioni che fanno il muso duro per espugnare, a suon di carte marcate o minacce armate, terre di chi non si sa ancora di chi siano. Brutti (meno male non si fanno vedere) e responsabili dei casini che capitano in questa valle. Avranno del cerume nelle orecchie o ascoltano altre campane?
Una pulce nell’orecchio, comunque, la mette la campana della parrocchia appesa a un originale campanile dove spiccano le scritte a sinistra “Instrument of War” e a destra “Calling for Peace”. Dalle guerre, che volenti o nolenti scandiscono il nostro tempo, al richiamo della pace come desiderio necessario e cristiano. Chiaro messaggio anche per chi sordo non è. Se poi nel tempo si saprà battere questi gusci bellici con arte e delicatezza, come fanno i bonzi giapponesi, ricorderanno a noi tutti, buoni e cattivi che, in questo mondo, siamo pure impermanenti.

Lucius

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