L’ombra di un nuovo sequestro, il terzo tra noi che ci conosciamo, inquieta il nostro animo. Improvvisamente, mettendoci nei panni di Rolando, emergono le note paure della separazione e della solitudine. Sembra che gli eventi qua da noi ritornino sistematicamente senza pace. Ciclicamente. Riemerge così in noi una remota consapevolezza; quella di chi ha scelto, per destino o per lavoro, di vivere straniero lontano dai propri cari, dai luoghi della giovinezza. Naturalmente in nostro pensiero va ad Angera, alla mamma e ai parenti di Rolando. Non sarà semplice per loro e avranno bisogno di incoraggiamenti giornalieri per bilanciare la carenza di notizie. Oggi il sequestro di Rolando, e di altri stranieri, sembra quasi stridere con il dinamismo di una società filippina, in cui le possibilità di sviluppo, di comunicazione e di spostamento sono migliorate negli ultimi vent’anni.  Ma forse è proprio nello sviluppo economico che il grande crimine prospera. Si allarga anche quella zona indefinibile, dove legalità e illegalità si mescolano. È una mentalità che si percepisce nella leggerezza con la quale si affrontano problemi etici come, ad esempio, la prostituzione, la droga, il traffico delle armi e la vendita di voti politici. Rolando in fondo ha iniziato una piccola imprenditoria con sacrificio, aiutato dalla sua innata abilità di gestire cose e relazioni. Ora deve confrontarsi con quella organizzata e illegale che da troppi anni ha imperversato e imperversa ancora tra queste isole del sud dell’arcipelago filippino. L’augurio è che non perda la fiducia in se stesso soprattutto in questi primi giorni di grande smarrimento.

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