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Curch in Guinsang-an, Antique

I am back in Antique, island of Panay. Here four years ago I became a good traveler who spent hours on hard and rocky surface knowing that, with the arrival of rains, the ground would give way and paths would be made more uncertain and dangerous. Today it’s raining, but I am just passing by and resting; further on the south other routes await me. Meanwhile I renewed, with the help of Fernando (Milani), parish priest of a road intersection called Guinsang-an, my driver’s license and I am rearranging my dentures in the clinic of a young dentist in Saint Jose de BuenaVista who years ago had been busy with my decayed teeth.

I look aloof places known years ago when I was known as ‘spare wheel’s priest’. Little has changed in Antique: the Ati, the Indigenous people of this area, are still begging, selling their workforce for few pesos. In general, the people here are trying to give, with dignity, a logic to their finiteness. Life in this long strip of land struggles with the sea, revolves around rice fields and is constantly tested by money, search and lost, and little else. Here reasoning about moral does not work especially when you have urgent needs to be addressed. In order to do this you must develop a kind of sixth sense that guides you, where and who to go. Here perception  replaces the voice of the conscience in how to relate with someone, and you have to do this with humbly gracious gestures and smiling faces, to pocket something. It is not that people here are poor in contents and ideas; during feasts and celebrations they unleash extreme creativity. It is that instead of a inner voice it seems more important the daily and practical looking for a face-to-face relationships with people in better shape, much more wealthy then you anyway. This is something an imperative. Forget your conscience. In this ethics, tacitly respected, the better equipped can benefit a lot, as it will in the next 2016 Election or as it was for Cuarteron, Borgazzi and Riva, a century and a half ago, when they brought from these shores ‘catechists’ (better say Christians) to their mission in Borneo among Muslims. Christians with the rosary in their pockets that even today depart for other countries, because the innate perception to cross the seas and make a fortune abroad seen as a better place. The sinking of their national identity in order to surface in countries where appearance and exposure is a7777777 priority.

The Philippine Church has proclaimed the year of the poor with a stylized logo printed on plastic-coated posters. To be displayed in all the churches and chapels. However I wonder how can we give shape to the symbol of Eternity in order to help those poor who are feeling alone and adjacent the dead line. Only the desire to be immortal, life everlasting, can subtract the poor from the embrace of the increasing abstention in believing in God the Merciful and push them back to the Church or at least to life as skeptics but constructive people.

Finally, I look to the willfully interest of Fernando in shaping hearts and minds of the altar boys. They have no “foster parents” and this is a point in their favor. What I appreciate is that is not a mere exchange of data. Boys are tuning up with the mind of the educator. Minds that resonate each other not only through words, but also with blackboard, chalks, T-shirts and things around, sacred and profane. For sure, something will remain in the minds of the altar boys. The hope is that, at home, some of what they learned will sneak out towards relationships more important for their growth; those with parents.  (Luciu9999s)

Sono tornato in Antique, nell’isola di Panay. Qui quattro anni fa ero diventato un buon viaggiatore che trascorreva ore su superficie dure e sassosa e che poi avvertiva che con l’arrivo delle piogge la terra avrebbe ceduto e i cammini si sarebbero fatti sempre più incerti e pericolosi. Anche oggi piove, ma sono solo di passaggio e mi riposo; più a sud mi attenderanno altri tragitti. Nel frattempo ho rinnovato con  l’aiuto del Nando Milani, qui parroco di un incrocio stradale chiamato Guinsang-an, la patente di guida e risistemo la dentiera da un giovane dentista che già a suo tempo si era dato da fare con le mie carie. Osservo distaccato luoghi conosciuti anni fa come ‘prete ruotadiscorta’. Poco è cambiato in Antique: gli Ati tribali chiedono ancora l’elemosina e vendono per pochi pesos la loro forza lavoro e il resto della gente cerca di dare, con dignità, un senso alla propria finitudine. La vita in questa lunga striscia di terra si confronta con il mare, ruota intorno ai campi di riso ed è perennemente provata dal danaro, speso e cercato, e poco altro. Qui ragionare di morale non funziona quando bisogna cercare soldi per le più immediate necessità. Bisogna intuire dove e da chi andare. Più che altro intuire e fornirsi di gesti umilmente gentili e volti sorridenti per intascare qualcosa. Grande lo spiegamento di nuovi cartelloni pubblicitari. Più spettacolari saranno il prossimo anno per le elezioni politiche. Non è che qui la gente si senta povera di contenuti anzi nelle feste si scatena il massimo della creatività, ma la ricerca pratica di relazioni a tu per tu, possibilmente di gente potente, agiata e ricca, ha spedito contenuti importanti, spirituali pure, in abissi profondi e in cieli distanti. Dimenticati. In questa etica, tacitamente rispettata, i meglio dotati se ne possono avvantaggiare, come fecero del resto i nostri Cuarteron, Borghazzi e Riva un secolo e mezzo fa quando da queste coste si portarono con se ‘catechisti’, o forse meglio dire cristiani, per la loro missione in Borneo tra i musulmani. Cristiani con il rosario in tasca che anche oggi da qui emigrano in altri paesi, Italia compresa, per il desiderio innato di attraversare i mari e fare fortuna. Il naufragio della propria identità per immergersi nelle società dell’immagine e dell’esposizione. La Chiesa Filippina ha indetto l’Anno dei Poveri con un logo stilizzato stampato su manifesti plastificati da esporre in tutte le chiese e cappelle, ma poi non so come farà a dare una forma alla figura dell’eternità a chi si sente mortalmente solo più di altri. Solo il desiderio di essere una creatura immortale può sottrarlo all’abbraccio della crescente astensione a Dio e spingerlo a ritornare in sé o per lo meno a essere uno scettico costruttivo. Infine guardo il Nando caparbiamente interessato a formare i chierichetti. Non sono ‘adottati a distanza’ e questo è un punto a loro favore. Non è un semplice scambio di informazioni. I ragazzi si sintonizzano sulle espressioni e domande del prete. Menti che entrano in risonanza non solo con le parole, ma con la lavagna, i gessetti, le magliette e le cose attorno, sacre e profane. Qualcosa rimarrà nella mente dei chierichetti. La speranza è che a casa tracimi in relazioni più importanti per la loro crescita, quelle con i genitori. (Lucius)

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