P1050770Siamo in ritiro, spirituale. Camminare tra il primo e ultimo capitolo, dal primo all’ultimo tempio, ci dice don Matteo introducendoci al vangelo di Luca. Cammino come ‘mettere ordine alla propria vita’. Ascolto. Più tardi mi aggiro per la stanza in disordine.  Ricordo Payao. Dopo un paio di anni, avevo stravolto l’ordine interno della nuova casa costruita da altri secondo una mia idea di servizio geometricamente giusto. Ma era sempre uno stravolgere un ordine originale. Un disordinare. Raggiunti altri luoghi, altri templi, a quello che trovavo aggiungevo una stanza, una scala, un pezzo di lamiera e così via. Riordinavo secondo una mia idea, ma poi mi rendevo conto che non si può determinare con precisione assoluta il successivo destino: sarà utile o inutile quello che ho costruito? Sono propenso all’inutile. Appare strano ma in un luogo composto da edifici, ma anche da cose e persone, che devono relazionarsi, quando la diversità diventa indistinguibile il ‘disordine’ regna, non crea libertà e salvezza. Si consuma. Nella foto il vecchio inceneritore di carta. Un ‘tempio’ fatto di pezzi anzi spazi, dove si fa spazio l’entropia. Vi entrano cose da ri-usare, ma che hanno in comune con il corpo metallico la ruggine, la polvere, la muffa, la cenere. Una inutilizzabile struttura da smaltire per chi viene dopo. Noi creature di Dio in polvere saremo quando non-saremo più in grado di metabolizzare energia solare, aria e cibo.  I nostri templi in polvere saranno se alla prossima biforcazione sbaglieremo strada.

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