Arakan, S. Pasqua 2015

Carissimi amici, parenti e benefattori,

vengo a voi in questo venerdì Santo, giorno della vergognosa ignoranza dell’uomo di fronte all’infinita bontà e misericordia del nostro Dio e Padre, che in Gesù Cristo ha redento ogni uomo. Vi spero tutti bene, sia nello spirito sia nel corpo. Prego per tutti coloro che stanno attraversando momenti di sofferenza. Come sempre, la Passione del Signore sia la vostra consolazione.
Come dicevo, siamo nel vivo del Triduo della settimana Santa. Noi qui alla sera del venerdì, mentre la gente continua a visitare la chiesa per il bacio alla croce. Come di consueto la giornata si è aperta con la Via Crucis, al mattino presto, per le vie del paese. L’una del pomeriggio molti sono tornati in chiesa per la celebrazione delle Ultime Sette Parole di Gesù dalla croce. Riflessioni scaturite dalla gente comune, dettate dalla situazione di vita che stanno attraversando. Attualizzate dagli eventi che stanno accadendo attorno a noi e di cui tutti siamo testimoni. Ho notato la profondità e la ricchezza che queste riflessioni portano in sé. Spesso commoventi e toccanti poiché vengono da realtà conosciute da tutti. Anche il ricordo di p. Fausto ha aiutato il nostro cammino di cristiani per poter continuare la missione che il Signore ci ha affidato, costruire il Regno di Dio qui e ora. La lettura della passione del Signore ha ulteriormente aggiunto consapevolezza della cattiveria umana che alla fine si traduce in “ignoranza” nel senso che non conosciamo ancora molto bene l’autore della vita e la fonte dell’amore. Dopo il bacio della croce molti si sono fermati per guardare un film sul tema del Venerdì Santo.
Naturalmente le celebrazioni sono cominciate domenica delle palme e termineranno con il mattutino incontro tra Maria e il Risorto la domenica di Pasqua, che apre il bellissimo tempo pasquale. Una descrizione sommaria come questa non dice molto per coloro che non “vedono” o non “sentono”, ma posso assicurarvi che la vitalità della comunità si nota.
La Chiesa sta dedicando quest’anno alla vita consacrata e religiosa a livello mondiale, mentre qui nelle Filippine la Chiesa locale lo sta dedicando ai poveri. Personalmente ritengo la scelta molto ben pensata, specialmente per un paese come questo che costantemente è chiamato alla sfida della solidarietà a della condivisione. Tutte le comunità cristiane sono stimolate a riflettere seriamente sul problema della povertà e su come agire per poterlo risolvere. Ogni chiesa locale, ogni diocesi, è chiamata a vivere i principi evangelici con radicalità. Tutti noi siamo chiamati a dare una testimonianza concreta, basata sull’insegnamento di Cristo, riguardo al comandamento dell’amore. A questo riguardo mi sembra molto bello ricordare quello che diceva papa Francesco nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno dal titolo “Rinfrancate i vostri cuori”. Il centro del messaggio ruotava attorno al senso di generale “indifferenza” che la nostra società sta vivendo e “insegnando” alle nuove generazioni. Siamo un po’ tutti figli di questa società e anche nel nostro cuore spesso abita l’indifferenza per tutto ciò che non ci riguarda direttamente o personalmente. Come cristiani non possiamo essere in nessun modo e per nessun motivo indifferenti. Fino a quando ci sarà qualcuno che soffre, il nostro cuore non può riposare in pace. Fino a quando non avremo fatto tutto in nostro potere per garantire la giustizia e la pace, non possiamo chiamarci cristiani. Spesso siamo noi stessi “scandalo” e “inciampo” per molti nostri fratelli e sorelle che chiedono semplicemente di poter vivere e condividere i doni che Dio elargisce in abbondanza a tutti. L’indifferenza porta al pensare a se stessi, all’accumulare cose che un giorno scompariranno, dimenticare la famiglia umana nella sua reale situazione di precarietà. L’indifferenza acceca il cuore. I poveri vengono dimenticati perché danno fastidio.
Penso che stiamo vivendo tempi di grazia come Chiesa e come cristiani. Tempi di sfida comunitaria e personale. In questo senso noi qui in Arakan stiamo riflettendo come comunità cristiana sulla situazione attuale della società filippina, sui suoi problemi; stiamo cercando di scoprire l’origine di tanti conflitti che stanno impoverendo questo ricco paese. Ci stiamo chiedendo come possiamo essere parte integrante e attiva alla ripresa, alla ricostruzione, partendo da ogni singola famiglia. Quella “famiglia” che sta sperimentando tanti disagi e sfide. Come comunità ci stiamo chiedendo come poter aiutare la famiglia a ritrovare la strada verso Cristo, verso quella forte tradizione cristiana che negli anni è stata sgretolata e corrosa “dall’acido” della globalizzazione e da culture straniere avverse ai fondamentali principi che costituiscono le famiglie.
Ci stiamo accorgendo in modo lento ma inesorabile, che una delle cause maggiori a tutti questi problemi sociali, ecclesiali, famigliari e personali sta nell’indifferenza, e questa sostenuta dall’ignoranza. Ci vuole nuova formazione. Servono nuove tecniche per continuare a insegnare i principi di sempre alle nuove generazioni. Servono modelli di vita cristiana che abbiano sperimentato la profondità del vangelo nella loro vita. Stiamo cercando la santità! Cambiare la mentalità malata dell’indifferenza con la grazia salvifica della misericordia. Penso che solo in questo modo potremo davvero essere strumenti efficaci nelle amorevoli mani di quel Dio che è Padre. Amare perché siamo amati.
Un cammino lungo e che certamente non trova nessun limite nel tempo. Non basterà la nostra sola vita. Le generazioni future faranno la loro parte. Noi dobbiamo fare la nostra, ora. Anche quest’anno, questi giorni Santi, ci stanno insegnando chi è Cristo; ci stanno aprendo gli occhi e il cuore sulle nostre responsabilità di fronte a coloro che fanno più fatica, che soffrono di più, che sono dimenticati dall’indifferenza generale. Io come cristiano e prete missionario, cerco di aiutare coloro ai quali sono stato mandato attraverso la mia presenza, la mia vita, la mia esperienza del vivere con Cristo. Sono cosciente che io stesso ho bisogno di misericordia. Sono uomo come ogni uomo, peccatore come altri peccatori. Sono però convinto che camminando insieme ci sia la possibilità di sostenerci a vicenda e un giorno arrivare alla méta insieme.
Cari amici, solo alcuni pensieri che desidero condividere con voi, pur sapendo che non sono sufficienti a fare “giustizia” di ciò che abita il mio cuore. Sono fortunato, o meglio, privilegiato della missione che il Signore, nella Chiesa mi sta affidando e mi aiuta a portare avanti. Sono entusiasta di ciò che sto vivendo e ringrazio Dio per le persone che mi pone accanto ogni giorno. Alla sera di ogni giornata mi ritrovo stanco e contento. Confido sempre che il Signore mi dona una nuova notte per il necessario riposo. Ogni nuovo giorno è per me una nuova benedizione.
Con questo spirito mi fermo qui. Auguro a ognuno di voi di poter vivere in pienezza i doni che Dio ha distribuito su ognuno. Guardare fuori dal proprio cuore e ascoltare la voce di Cristo nei poveri e sofferenti.
Questa Santa Pasqua ci doni davvero la speranza del compimento delle promesse di Dio a noi, sua umanità ferita. La risurrezione di Cristo ci doni nuove energie per riprendere a camminare insieme. Cristo è il compagno. Cristo è la méta.

Con l’affetto di sempre, Buona e Santa Pasqua nel Signore Risorto!

p. Giovanni Vettoretto

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