Da una1208b visita:

Il luogo si presentò subito nella sua crudezza. Nello sfondo la collina fumante e malsana dove ogni giorno venivano scaricate tonnellate di rifiuti d’ogni genere. Ogni camion che arrivava nella nebbia azzurrognola di fumo, era preso d’assalto da ragazzi e ragazze straccivendoli vestiti con vecchi abiti; i calzoni lunghi legati con cordicelle alle caviglie. Piegati su di loro, con lunghi uncini, cercavano i residui di metallo d’ogni genere da infilare in luridi sacchi di tela. Anche specchi rotti per la pasta mista al mercurio spalmata sul loro retro. Raccoglievano le scorie di prodotti usati e gettati dai nove milioni di abitanti della grande Manila e, per pochi soldi, li mandavano a ricostruirsi nelle fonderie per iniziare, così, un altro ciclo d’uso, consumo e inquinamento. In cielo i gabbiani volteggiavano nervosi e quando per effetto del vento le cortine fumogene s’alzavano, si gettavano stridendo con le ali dritte, su resti di cibo e sugli scarafaggi che a ogni uncinata si sparpagliavano in superficie. Sotto la gioventù gobba tossiva tra le tossiche esalazioni trasformate in bellissimi fili d’incenso che salivano leggiadri in cielo per poi immancabilmente piombare in basso e frantumare ogni illusione. “Che Dio possa ingentilire ogni nostra asperità e bruttezza“, i più grandi pensavano di se stessi quando si rispecchiavano nei frammenti di specchio. Ai piedi di quella collina c’era poi la gran fossa. Tondo. Luogo imprevedibile e contradditorio. La sua vista mortificava la Manila dei più benestanti che in distanza si innalzava di fronte al mare con i suoi candidi grattacieli per poi dispiegarsi in quartieri esclusivi fatti di bellissime ville di color pastello circondate da esotici giardini fioriti.

Lucius

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