Un incontro nel segno dell’amicizia che lega tra loro il Pime e le Filippine. Così il Centro missionario Pime di Milano ha accolto nel pomeriggio di mercoledì 26 febbraio il cardinale Luis Antonio Tagle, arcivescovo di Manila, presente nell’arcidiocesi ambrosiana in queste ore per portare la propria testimonianza sul tema dell’evangelizzazione su invito del cardinale Angelo Scola.

Nella sua fitta agenda il cardinale Tagle ha voluto ritagliare un’ora di tempo per incontrare i missionari, i seminaristi e il personale laico del Pime: nella sala Girardi ha dialogato con noi ricordando gli anni in cui da vescovo a Imus ha visto crescere il seminario di Tagaytay, accompagnando nel cammino verso il sacerdozio anche tanti giovani padri che oggi sono in missione.

«I padri del Pime sono famosi nelle Filippine per il loro zelo missionario specialmente a Mindanao – ha detto il cardinale Tagle -. Da bambino ho sempre sentito parlare di questo gruppo dei missionari del Pime. Ma li abbiamo conosciuti ancora di più per i loro martiri. Mi ricordo che come giovane prete ero molto colpito dalle notizie che arrivavano da Mindanao sul lavoro missionario di questi italiani, sull’inculturazione e dialogo con i musulmani… E mi chiedevo: ma perché, nonostante questo grande ruolo e il valore del loro lavoro, questi missionari soffrono il martirio? È ancora un mistero per me. Un mistero, ma anche una grazia». Sono ben tre i martiri del Pime che nelle Filippine hanno donato la propria vita per il Vangelo: padre Tullio Favali (1985), padre Salvatore Carzedda (1992) e padre Fausto Tentorio (2011).

Il cardinale Tagle ha citato come un dono la presenza a Imus del seminario di Tagaytay. «Questa comunità – ha ricordato – è diventata una presenza evangelica e missionaria nella diocesi di Imus. E per questo devo dire un grande grazie ai vostri seminaristi: con loro la dimensione della missione ad gentes e la comunione all’interno della Chiesa è diventata un’esperienza più concreta. Nelle parrocchie dove i seminaristi hanno lavorato per l’apostolato in estate e nel week-end la gente sempre ricorda i seminaristi del Pime. Solo che adesso il seminario del Pime a Tagaytay chiude… Vorrà dire – ha detto sorridendo – che dovrò essere io a venire in Italia più spesso. Intanto ricevo le lettere o gli sms di ormai tanti padri del Pime che sono stati miei ex alunni. Ed è una cosa di cui sono molto contento».

L’arcivescovo di Manila ha anche risposto ad alcune domande sulle sfide della Chiesa oggi nelle Filippine e nel mondo intero. Sul tema delle periferie – così caro a Papa Francesco ma anche così visibile ad occhio nudo in una metropoli come Manila – Tagle ha invitato a non fermarsi a un approccio solo assistenzialistico. «La Chiesa è chiamata non solo a vivere in mezzo alla gente delle periferie, ma a imparare da loro – ha commentato -. Nella mia esperienza personale i migliori insegnamenti sulla fede e sulla speranza lì ho ricevuti nelle periferie. Sono la narrazione più potente del mistero pasquale. E quindi non possono essere solo destinatari della nostra benevolenza, ma devono essere soggetti attivi dell’evangelizzazione di tutta la Chiesa».

Fortissima la ferita lasciata dietro di sé dal tifone Haiyan, che ha devastato una parte del Paese in novembre. «Noi siamo abituati ai tifoni e ai terremoti, ne abbiamo anche venti in un anno – ha ricordato l’arcivescovo di Manila -. Ma una devastazione come quella provocata dal tifone Haiyan io non l’ho mai vista. La solidarietà internazionale è stata un aiuto importante non solo per le vittime, ma per tutto il popolo filippino. Ma soprattutto c’è un mistero che mi fa riflettere: anche in mezzo alla distruzione ho visto scaturire la fede e la speranza in una maniera che umanamente sarebbe incomprensibile».

Infine la risposta alla domanda sul suo incontro con le comunità filippine di Milano: «Ho visto in loro una schiera di missionari che attraverso il proprio lavoro e anche le loro sofferenze possono portare nelle famiglie italiane una testimonianza di fede semplice, nascosta ma vera – ha spiegato -. E ai genitori ho detto: spero che in un futuro non molto lontano la comunità filippina possa donare delle vocazioni a Milano. Vocazioni di sacerdoti, religiose ma anche di laici testimoni del Vangelo».

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