Un migliaio di persone e oltre 60 sacerdoti hanno dato l’ultimo saluto alla salma di p. Giancarlo Bossi. La cerimonia si è svolta all’aperto, dato che la chiesa era troppo piccola per contenere la folla. Messaggio del card. Angelo Scola. P. Giancarlo Politi, che ha pronunciato l’omelia è stato amico di p. Bossi per circa 40 anni.

Milano (AsiaNews) – Alla presenza di un migliaio di fedeli e oltre 60 sacerdoti, si sono svolti ieri (25 settembre) a Castelletto di Abbiategrasso, i funerali di p. Giancarlo Bossi, il missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere, divenuto noto in Italia e nel mondo dopo il suo sequestro di 40 giorni ad opera di alcuni militanti islamici a Mindanao (Filippine), nel 2007. Poiché la chiesa era troppo piccola per raccogliere tutti i partecipanti, le esequie si sono svolte all’aperto.

Dopo il rapimento, p. Bossi ha passato un breve periodo in Italia. Tornato nelle Filippine, dove aveva già speso circa 30 anni della sua vita di missionario, è dovuto ritornare in Italia nel 2010 per farsi curare un tumore ai polmoni. È morto nella notte di domenica 23 settembre all’età di 62 anni.

Il card. Angelo Scola, arcivescovo di Milano, ha inviato un messaggio letto durante il funerale in cui esprime la sua vicinanza ai familiari del sacerdote, a tutti i membri del Pime, alla comunità di Abbiategrasso e a tutti gli amici. In esso, egli ricorda p. Bossi come la “testimonianza di un uomo di fede, forte e lieto, generoso e libero, missionario del Vangelo e operatore instancabile di prossimità servizievole”. Alludendo poi alla testimonianza che dopo la liberazione, p. Giancarlo aveva dato ai 300mila giovani radunati a Loreto, il card. Scola dice che questo “gli ha dato l’occasione di dire parole provocatorie per risvegliare comunità cristiane un po’ assopite, per incoraggiare cammini vocazionali troppo timidi, per dire ai giovani una parola amica, capace di rimprovero e insieme di promessa. Anche nel lungo travaglio della malattia è stato testimone di un cuore grande e di un desiderio di Dio e di preghiera”. Durante il funerale, è stata letta anche una testimonianza su p. Bossi da parte del suo confratello p. Fernando Milani, suo compagno di missione. Alla messa vi erano anche vari gruppi di filippini, con il cappellano della loro comunità. La cerimonia è stata presieduta dal vicario generale del Pime, p. Livio Maggi. L’omelia è stata tenuta da p. Giancarlo Politi, amico di p. Bossi da circa 40 anni. Ecco le sue parole:

La “Passione” del Signore ha condotto i nostri brevi passi – la nostra preghiera – con la quale vogliamo dire l’addio a padre Giancarlo Bossi. Un addio che si snoda e si accompagna a ciò che al Signore stesso è accaduto. La lunga esperienza di fede della Chiesa credente ha da sempre voluto leggere la nostra vita attraverso la vicenda di Gesù. Difatti, ciò che stiamo compiendo ha senso soprattutto per una ragione: noi riconosciamo nella vita di Giancarlo l’azione e lo stile di Dio. Lasciamo allora che la Parola ci parli, per poterne custodire la memoria. Anche la memoria di Giancarlo, quasi incollata alla parola di Gesù.

La morte sembra impadronirsi di tutto l’uomo di cui si impossessa, con il suo silenzi definitivo sulle vicende umane, sugli affetti e su ogni tipo di relazione. La sua risata cordiale non risuonerà più tra noi. Ma continuerà a manifestarsi attraverso la Parola di Gesù, divenuta l’interprete autentico di ciò che l’uomo è. Soltanto la parola del Maestro sa descriverci chi siamo e come siamo.

Giancarlo si è consegnato alla vita, in un incessante sforzo di darle un senso attraverso una semplicità disarmante. Coltivava nel cuore il desiderio assillante di appartenere tutto a Dio, anche quando sembrava non trovar parole per esprimerlo. La voglia di vivere con intensità spiega l’altro desiderio, altrettanto intenso, di consegnarsi al servizio agli uomini, ai suoi compagni di viaggio: con gioia, senza artifici, senza rumore.

Una cosa sapeva bene. Che la vita non è e non può essere soltanto un’avventura solitaria, ma al contrario essa è sempre la nostra risposta personalissima a Colui che ci ha voluti vivi. È stato certamente un uomo piacevolmente semplice, capace di godere la bellezza del vivere, e tuttavia assolutamente incapace di tollerare ingiustizie, violenze, sotterfugi di qualsiasi genere fossero o da qualunque parte provenissero. La risposta a Dio – ne era convinto – non poteva passare attraverso l’assenza di rispetto per la persona dell’altro. Il suo custodito e frequente silenzio nelle discussioni che potevano sembrare accademiche era decisamente quando parola ed azione minacciavano di dar vita a soprusi. Allora parlava, o se ne andava.

La risposta a Dio, al Dio vivente, è stata la ragione unica del suo partire e lavorare nelle Filippine, dove era giunto nel 1980. Anche in quest’ultima settimana – pur sapendo che il tempo per lui si stava facendo corto – faceva calcoli per tornare alla terra che è stata “sua casa” per quasi tre decenni. Si sentiva povero di tutto, ma ricco di voglia di condividere, di fare del bene, di essere contento di ciò che era e di ciò che aveva.

La vita con la gente, nella Filippine, gli fece apprendere una grande lezione: la gioia di vivere non era né poteva essere il risultato di uno sforzo soltanto suo. Essa scaturiva invece dal suo abbandono nelle mani di Dio, dal suo “sé” incondizionato a Lui – a Dio -, permettendogli di gestire la sua propria vita. Questa è stata la fatica più grande, come lo è per noi. Giancarlo sapeva che tutto si riconduceva in definitiva ad imparare quel “sì” – disarmato e quotidiano.

Ci pensa poi Dio ad agire ed a cambiare i cuori. Ci pensa Dio a chiamare vicino uomini e donne disponibili a mettersi in viaggio per andare ad incontrare le persone che ancora non sanno o non vogliono sapere che Dio ha cura di tutti e di ognuno. Nello stile del Figlio.

Il “grazie” che vorremmo esprimere oggi trova qui le sue radici – perché nella persona di Giancarlo Bossi abbiamo visto “come” agisce Dio.

P. Giancarlo Politi          da www.pime.org

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