La foto e’ di molti anni fa. Forse ha 29 anni. Forse un autoscatto, la macchina fotografica appoggiata sulla balaustra della scala; si vede il pomello di legno quadrato. La casa tutta di assi costruita pero’ in un luogo dove le foreste cominciavano a scarseggiare. Seduti in breve spazio: dalla sinistra Giancarlo, poi  Gianni, Luciano e Nando. Siamo al piano rialzato della casa della parrocchia in Kumalarang. Era il giorno del nostro meeting mensile:  Giancarlo aveva appena letto le minute dell’incontro precedente, Gianni aveva iniziato a sfogliare un giornale, Luciano un libro che non sa, anzi lo sa ma non dice cosa era, Nando osservava, forse con preoccupazione, la macchina fotografica in bilico sulla balaustra. La balaustra era molto importante perche’ ci impediva di cadere giu’ al pian terreno dalla ripida scala soprattutto nelle serate senza luce elettrica, (nella foto non si vede ma e’ li’ sotto, a sinistra, i gradini). Il resto attorno rispecchia le nostre usanze di allora: le carte da gioco vicino alla testa di Giancarlo, in alto la mensola dei libri sacri e non, al centro sulla parete, meta’ compensato e meta’ vecchia coperta appesa, alcune mappe della nostra zona. Vicino a queste la radio Sony ICF 2001 per ascoltare ogni sera le notizie dal mondo e a destra, sotto i libri, un quadro in stoffa con sole, montagne, figura umana e la frase Tumindig Ka!, cioè Alzati!, sottinteso, datti da fare, in quei tempi sottoposti a una capillare oppressione psicologica, a volte armata, alla quale non si opponeva null’altro che una passiva e disarmante resistenza.

Non saprei dire se questi primi anni ottanta siano stati anni belli o brutti so solo che, dove eravamo in Ipil, Zamboanga del Sur, siamo passati attraverso miriadi di piccole cose che ci hanno fatto sentire sempre piccoli e limitati. Ancor oggi ne subiamo l’effetto, desiderosi di abitare solo spazi angusti, una nicchia di cristianesimo, sempre in perenne ridimensionamento. Come lo era stato per Giancarlo; sino a qualche giorno fa.

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