Grande folla alla serata con padre Giovanni Vettoretto al PIME di Milano.  Testimonianza apprezzata da tutti e qui sotto un riassunto di quello che ha detto.

Fausto lo consideravo un fratello maggiore, piu´anziano di me e con tanti anni di lavoro in Arakan dietro le spalle. Sono arrivato nel 2003 ho lavorato con padre Ilario Trobbiani per un paio di anni poi mi sono trasferito in Arakan con il Fausto. Per non fare cose doppie io ho cominciato a lavorare solo in pastorale e il Fausto, anche se parroco, ha preso solo il settore dei tribali e l´educazione scolastica. In Arakan abbiamo una scuola media e poi moltissimi asili nido per i figli dei tribali.

In questi 8 anni solo ora posso conoscere chi era Fausto. Molti dettagli non me li confidava. Forse per proteggermi. Ad un certo punto, dopo varie minacce di morte, Fausto poteva anche lasciare l´Arakan ma non se le sentita di mettere in gioco tutto quello che aveva fatto. Cosi´ e´ stato crocifisso per quello che portava senza imporre il suo pensiero senza creare divisioni. Ha proposto non imposto.

Lo abbiamo visto dalle famiglie giunte da lontano per dare un ultimo saluto. L´ho visto nel gruppo di educatori e collaboratori che aveva formato, tutti cristiani, anche se lavoravano per la popolazione indigena e animista. Per loro era come un padre e posso dire che questo ´figlio´ ora va avanti anche senza il papa’, Tatay Pops. Uniti per uno scopo solo onorare questo fratello sacerdote che e´ stato con loro piu´ di 30 anni.

Morte piena di significato che poi ripropone il perche´ lo hanno ucciso? In un modo barbarico, li´ fuori della porta in un periodo apparentemente tranquillo. La ragione, per me, e´ la somma di tutte le sue azioni di 25 anni di lavoro per la popolazione indigena dei Manobo.

Ora si va avanti, non c´e’pericolo per questo cerchio di umanita´ che il Fausto ha saputo costruire. Si continua anche senza la sua presenza fisica. Decidendo assieme dividendoci ora le responsabilita´ Famiglia che puo´ andare avanti da sola anche se il padre e´stato tolto.

Fausto poi aveva altri sogni nel cassetto. Quello di spostare la sua opera in altre parti di Mindanao in favore delle popolazioni indigene. Cérano villaggi ancora piu´ arretrati di quelli in Arakan che da anni aiutava. Questi in fondo stavano bene. Posso pensare che non ha messo in atto questo sogno per non …lasciarmi solo in Arakan. Compagno sino alla fine, insomma.

La sua regola di vita l´abbiamo trovata, meravigliandoci, io padre Peter e il vescovo in una semplice busta nel cassetto della sua modesta scrivania. Parole semplici e concrete che hanno dato un significato alla sua morte, almeno per noi che lo conoscevamo.

Quelle parole del profeta Michea ci hanno fatto capire che non era uno sprovvevudo ma di uno che amava il suo lavoro che  difendeva i diritti umani, resisteva contro tutte quelle azioni che calpestano la dignita´ altrui. Giustizia. carita´, camminare umilmente con il Proprio Dio, parole che ci hanno sorpreso positivamente e che danno senso alla sua missione di 33 anni, di uomo e sacerdote.

Cosa e´ rimasto? Pocvo direi anche i giornalisti che si sono fermati all´Arakan sino al funerale del Fausto sono partiti. Ora e´ il padre Peter Geremia, colui che ha sofferto piu´ din altri perche´ questo delitto gli ha ricordato l´altro commesso 26 anni fa di padre Tullio Favali il suo compagno nella parrocchia di Tulunan, ha portare avanti ancora una volta tutto il pesante lavoro di proteggere i testimoni che possono dire cosa e´ successo.

Noi continuiamo, forse il Peter rimarra´ in Arakan. Lo spero perche´ compagno prezioso. Noi continuiamo: la scuola, l´educazione sanitaria, gli asili nido le adozioni a a distanza. Saremo attenti, saranno forse anni ancora duri, ma il lavoro in nome di Fausto in ce li fara´ sembrare tempi abbondanti, magari anche di vocazioni.

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