In questi giorni si guarda spesso la NHK, canale televisivo giapponese. L’occasione non è delle migliori. Terremoto, tsunami e l’esplosione nella centrale nucleare di Fukushima, cosa che ci interessa da vicino (anche se non abbiamo centrali nucleari) dovendo condividere con il Giappone e altri paesi dell’Oceano Pacifico il ‘circolo del fuoco’. Fuori tema una conseguenza a dir poco sconsiderata sono gli apocalittici SMS che arrivano sui nostri telefonini: dicono che la nube radioattiva sta raggiungendo le Filippine (non e’ vero) e che Dio sta castigando l’umanità peccatrice con cataclismi naturali. Le vittime reali purtroppo sono sempre tante e il dolore di chi sopravvive è indescrivibile. Consola solo il fatto che ogni tragedia si lascia in qualche modo maneggiare quando nella società colpita sono diffusi i valori di fratellanza e solidarietà. Riguardo a Dio che si vendica usando la stessa natura contro il mondo perché pecca-contro-natura forse è un po’ troppo (il messaggio in questione citava l’aborto e la proposta di legge filippina sul controllo delle nascite o RH). E poi la vendetta sarebbe essa stessa contro-natura: invece di liberare l’uomo da un problema, lo demolirebbe del tutto. In ogni caso cose che ci spingono a una riflessione sulla ‘natura’ . Quando questa non si fa notare la pensiamo sempre come un rimanente romantico, esotico del passato e invece non è così: l’unico modo in cui il ‘fuoco’ ha modo di riposarsi è di muoversi, dicevano gli antichi. Sappiamo oggi che il rapporto uomo-natura è sbilanciato per il forte sviluppo tecnologico che potrebbe ritorcersi come zappa sul piede. Anche se la materia inerte dalla natura è stata imprigionata e stimolata a ‘riposarsi’ in centrali nucleari, cercherà sempre di scappare e assestarsi su parametri imprevedibili, per esempio come scoppio radioattivo, ma anche come semplice ingorgo ad un incrocio stradale provocato da un blackout. Terremoti, alluvioni, cambiamenti climatici, desertificazioni, effetti radioattivi, anche se ben documentati, rimangono difficili da prevedere. Così come a livello microscopico e invisibile non si sa se quello che mangiamo può diffondere malattie ad altri o se l’uso sempre più intenso delle onde radio in telefonia avrà ripercussioni sui cervelli delle prossime generazioni. In ogni caso ci sarà sempre una natura che si ribellerà inaspettatamente e un’altra che ci sarà più amica e familiare. Se è importante capire scientificamente la prima, non si vede perché nel nostro lato, la seconda, non si possa concepire una tecnologia più leggera, flessibile e resistente (e meno megastrutture autoritarie tipo le centrali nucleari e i grattacieli) capace di farsi dimora e di aiutarci a rimanere a galla anche nel più imprevedibile degli tsunami. Probabilmente simile alla plastica biodegradabile o forse la riscoperta intelligente dello Spirito creativo primordiale che fin da principio aleggiava sulle acque. Saremo comunque e sempre esseri fragili aggrappati al versante della vita, incapaci di dare una risposta soddisfaciente di fronte a distruzioni tanto radicali come quelle di questi giorni di tremore.

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