Zamboanga Sibugay, 12/10/2009

Pace e gioia nel Signore!

Come vi accennai, oltre l’attività pastorale, sono impegnato con il progetto scolarizzazione dei ragazzi poveri e promozione dei piccoli agricoltori. Questi sono vittime di strozzinaggio e sono sempre carichi di debiti. Li ho organizzati in gruppi di cinque famiglie, che si aiutano e mettono insieme le risorse. Io do il fondo per lavorare e poi al raccolto un quarto lo mettono a fondo comune; fino a raggiungere un certo capitale che li difende dalla necessità di indebitarsi. Per essi ho messo in piedi un mulino per il riso, una piccola aia cementata per essiccare il palay (riso con ancora la pula), e un magazzeno deposito, che permette di non vendere subito al prezzo imposto. Spero di poter aggiungere un 1500 metri quadrati di area cementata, e di fornire anche un camion per la raccolta e il trasporto del palay, senza dipendere dai grandi commercianti. Tutti i gruppi poi sono organizzati in cooperativa legalmente registrata.

Il progetto scolarizzazione vuol dare la possibilità di scuola ai più poveri che non potrebbero neppure frequentare le elementari. Per un gran numero l’aiuto comprende anche vitto, alloggio e vestiario. La scuola statale dell’High School è a poca distanza dalla parrocchia. Ho organizzato qui un ostello per ragazzi e per ragazze. Vi accolgo quelli che hanno bisogno di tutto per andare a scuola. Quest’anno ho qui 120 fra ragazzi e ragazze della nostra High School. Mi aiutano nella gestione e nell’assistenza alcuni che hanno già finito il College. E’ in attuazione il progetto di avere qui anche il College. Dovrebbe cominciare presto, se le lungaggini burocratiche lo permetteranno; ma nel peggiore dei casi si comincerà il prossimo giugno. Attualmente gli studenti del College ne ho novanta, sparsi nelle varie scuole statali, piuttosto lontane.

Non nascondo che questo progetto della scolarizzazione fino al College mi dà non pochi grattacapi per fronteggiare tutte le spese. Ma il problema più urgente, come accennai è l’acqua potabile. Ho comprato un terreno confinante dove c’è una sorgente che fa sperare bene. Quindi si tratta di scavare il pozzo, fare una cisterna ampia sulla collina sovrastante e da qui incanalare l’acqua nei vari ambienti. .

La situazione qui è piuttosto precaria per la stragrande maggioranza, che vive del lavoro aleatorio: seminare, mondare e mietere il riso in campi altrui, con una entrata che a mala pena sostiene la vita quotidiana a base di riso e pesce secco, ma assolutamente non può far fronte alla minima emergenza. In questi tempi, poi, la precarietà è aggravata dalla situazione sociale. Siamo in un clima teso, come sapete, e la paura contribuisce ad accrescere la difficoltà economica.

Tanti grati saluti e auguri di ogni vero bene nel Signore. A Lui una preghiera reciproca. Specialmente per la pace. In lui soltanto è riposta la nostra speranza di pace.

P. Ilario Trobbiani da Associazione Aloe

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