330

Zio Biffi

Una notte, nella casa parrocchiale di Tulunan (Kidapawan), padre Egidio si svegliò per recarsi ai servizi e cadde dalle scale. Erano scale molto ripide, senza luce e con i gradini mal spaziati. Fattostà che cadendo si fratturò il braccio sinistro. In ospedale, tuttavia, si accorsero che anche qualcos`altro non andava nel suo fisico tarchiato e possente e i referti medici non lasciarono dubbi: cirrosi epatica a causa di malanni contratti a suo tempo, forse già in Birmania da dove era stato espulso nel 1960.  Non era il tipo che si curava della sua salute e poi mai posava il capo nello stesso guanciale per lungo tempo. Nei primi anni da missionario ordinario nelle Filippine, e poi come superiore regionale senza sede, viaggiava in barca tra Siocon, Sibuco, Ayala e Zamboanga. A volte rischiando con il mare mosso e nel 1981 poco ci mancò che affogasse con un drappello di giovani missionari a una decina di metri dalle coste rocciose di Sirawai. A Zamboanga diventò ospite ‘semi-permanente’ nella casa della famiglia di mister Pol, un amico e piccolo imprenditore di legname.  Per andare a trovare i missionari negli altri luoghi di Mindanao, Ipil e Kidapawan, saliva solo sui mezzi pubblici e terrestri. A volte risparmiava e si faceva portare alla sua prossima destinazione da qualche confratello che aveva la motocicletta (allora 125 di cilindrata). Saliva sul sedile posteriore con la sua borsa di cuoio a soffietto, facendo gemere le sospensioni sotto il suo peso e dopo che il guidatore si era fatto il segno di croce, più per scaramanzia che per fede, partivano tutti e due tra nuvole di polvere e il tossire del tubo di scappamento.

Ad un certo momento divenne ‘Zio Biffi’, una specie di fratello maggiore di una ipotetica parentela composta da erranti nipoti sparsi in una manciata di missioni. Beh per una vita come la nostra due cose sono importanti (che poi variano a secondo dell’avanzare degli anni): di appartenere a una ‘famiglia’ dove ci sia qualcuno con esperienza che ti guidi possibilmente volendoti bene, e dall’altra di essere lasciati in pace, indipendenti. E zio Egidio aveva la necessaria esperienza di vita missionaria per lasciarci ‘prendere coscienza’ delle realtà a cui si veniva via via esposti, da quelle tenere a quelle grezze, da quelle ecclesiali a quelle politiche …senza metterci in riga o venir giudicati. Al massimo ti diceva: “Te vist! Krapun!”

Nei suoi anni di superiore a Manila gli piaceva dimorare nella piccola casa del PIME in San Pablo, nella baraccopoli di Tondo. Dormiva sul divano della stanza che faceva anche da sala TV, magazzino, archivio e deposito di attrezzi. Poi optò per Santo Niño in Velasquez Street dove la casa era più grande e ospitale. Aveva una devozione profonda per la Madonna; guai a toccargliela. Altre cose poi non si potevano nemmeno sfiorare. Un giorno a Tondo, precisamente a Moriones, un ladro gli strappò l`orologio dal polso e scappò. Allora Biffi cominciò a gridare “Al ladro! Al ladro!”. Molti dei passanti si voltarono verso di lui come per dire “Chi, io?”. Allora non riscuotendo molta simpatia, e scuotendo il capo, zio Biffi si lanciò all’inseguimento del ladro, sempre gridando “Al ladro! Al ladro!”. Il poveraccio non era un grande corridore e padre Egidio ben presto lo afferra per un braccio, lo redarguisce e si rifà dare indietro l`orologio. Spiega poi all’uomo che poteva rubargli tutto eccetto l’orologio perché era un dono di sua mamma. Burbero ma buono. Quando poi non riusciva a far cambiare testa al suo interlocutore, soprattutto se un confratello, allungava il braccio destro a mo’ d’arco e borbottava: “Ma ke se sbogien! (?)”.

Quando il PIME lasciò Tondo si trasferì dai padri Clarettiani in Quezon City e fu l`ultima sua dimora nelle Filippine. Molto probabilmente là, un po’ dimenticato da tutti, meditava sui bei tempi passati a Toungoo e sugli altopiani birmani. Gli venivano sempre in mente tutte le volte che si recava in Arakan Valley (Mindanao) perchè anche in Birmania c`era un luogo con lo stesso nome: Arakan!.

Ha poi visto arrivare gli ultimi sprazzi di … luce il 16 ottobre 1986 non senza prima aver lottato per ricacciare indietro le ombre allungate del tramonto. Aveva solo 60 anni e ne dimostrava molto di più.

Advertisements