P. Angelo Vergani, nato ad Albiate Brianza il 30 settembre 1901, partì per la Cina nel 1931, espulso nel 1953 muore a Milano nel 1968.

Vocazione missionaria maturata tra l’amore con una ragazza e la scelta impostagli dal suo direttore spirituale. In un momento di rapporti tesi, per dispetto, si fa trovar in compagnia con un’altra dalla fidanzata che rimane straziata da questa offesa.  Pentito ne parla al suo direttore spirituale che gli fa capire che non era fatto per il matrimonio. La fidanzata aveva già perdonato ma lui aveva già scelto. Prima di entrare in seminario si riconcilia con lei. Colpo di scena. Che cosa avrebbe potuto fare lei per essere all’altezza del suo fidanzato?. E’ l’inizio della vocazione della ragazza che entrerà ben presto tra le Clarisse. P. Angelo celebrerà la sua prima messa dove si trovava Suor Francesca. Anche quando tornerà dalle missioni volle celebrare la sua prima messa di rientro in Italia dove si trovava Suor Francesca oramai quasi cieca e paralitica.   In vita padre Angelo seguì il metodo di S.Francesco : quello che a lui veniva dato lo rivendeva per aiutare altri … anche discutendo sul prezzo !.  A capo del distretto di T’ai-kung venne alle prese con i giapponesi e si salvò per miracolo.  Vergani era uscito dalla sua casa per soccorrere dei feriti e mettere in salvo altra gente, quando i giapponesi, scavalcando le mura del villaggio, si mettevano a spazzare le strade con le loro avanguardie che sparavano a vista su chiunque si trovava in strada : un soldato arriva a 50 metri da lui e spara. Vergani se ne accorge e grida “ Wo shi  yìdàlirèn! (Sono italiano!)”. Il soldato tira egualmente il grilletto, ma la pallottola non parte ; mette a posto il caricatore e spara di nuovo; la pallottola fischia a pochi centimetri da Angelo.  Imprecando in ideogrammi parlati, il soldato  cerca di sparare un’altra volta, ma il caricatore cade miseramente a terra. Vergani agita le braccia e continua a gridare , questa volta in italiano, che è italiano. Il soldato si rimette in posizione ma finalmente un altro giapponese giunge alle sue spalle e si capisce che gli fa cenno di lasciar perdere che quello è veramente un italiano. Il commento che Vergani fece francescanamente dopo lo scampato pericolo… è che in fondo il soldato aveva fatto ‘una brutta figura’.

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