Il nostro Economo padre Sandro, nella lettera che accompagna il resoconto finanziario dello scorso anno, dice che il deficit di gestione della nostra regione e’ un campanello d’allarme che dovrebbe invogliare a una discussione a livello locale e poi nella prossima Assemblea di febbraio. Forse bisognerebbe cominciare a riflettere meglio sul come usare meglio i nostri soldi. Stando poi a quanto dicono altri due padri, ci sono altri importanti campanelli (se non sono gia’ campane) che dovrebbero risvegliare la nostra attenzione.

Adeguarsi allo stile di vita locale

Uno dice che il nostro modo di fare missione non e’ piu’ adeguato alla realta’ che ci circonda. Viviamo in un nostro mondo isolato dalla cultura e chiesa locale. Abbiamo un modo di fare, aggiungo io, un po’ antiquato. Continuiamo a trattare gli altri con una certa dose di paternalismo, a portare avanti l’idea del Terzo Mondo povero, ignorante, bisognoso di tutto (per battere cassa?) e senza dimenticare poi che c’e’ una gerarchia (ecclesiale) locale che vuole essere protagonista, ci piaccia oppure no! Questo padre direbbe che siamo come paralizzati, non abbiamo piu’ nulla di significativo da dire, siamo, per cosi’ dire, morti! E’vero? Non e’ vero? Non lo so. Ma la sensazione che agiamo come delle ONG, che sono sempre preoccupate a cercare fondi ovunque sia possibile, a volte c’e’. Qualche padre, a livello di battuta, arriva a dire che sarebbe meglio diventare “laici” senza il problema delle messe, sacramenti, catechesi, ecc. E’ veramente solo una battuta o rivela un certo disagio e vuoto interiore? Una carenza di disciplina nel dare tempo alla riflessione e preghiera personale che lentamente porta a relativizzare la Fede e a declassare il motivo per cui siamo venuti nelle Filippine? Oltre questo ho poi l’impressione che i vescovi con cui ho parlato desiderano sempre piu’ ‘avere in mano la situazione’. Parlano di ‘contratto’ facendo capire che desiderano vedere un nostro adeguamento alle policy delle loro Diocesi; anche per quanto riguarda l’alternarsi di personale! Cerchiamo di non dare nulla per scontato! E’ forse giunto il momento, piu’ che in passato, di condividere veramente il nostro modo di presenza e lavoro pastorale. Anche per quanto riguarda i progetti di cui spesso siamo cosi’ gelosi, ma che potrebbero diventare un peso per chi verra’ dopo, oppure la ragione principale che ci rende innamovibili. Solo cosi’ sara’ possibile alternarsi nei vari posti di missione senza troppi problemi e cominciare ad avere una presenza significativa perche’ evangelica. Altrimenti l’affermazione che ‘siamo morti’ rischia di avverarsi.

Solidarieta’ e non beneficenza.

L’altro padre dice invece che il problema non e’ finanziario e di deficit, ma di trasparenza ed etica contabile. Parole che spesso si sentono anche quando si vuole giustificare un uso inappropriato dei soldi. Penso e spero, non sia il nostro caso! Cio’ per dire che forse occorre una maggiore capacita’ e coraggio nell’essere aperti anche nel modo di gestire i nostri fondi e i nostri progetti.  Si fa appello alla coscienza personale: cosa importante. Tuttavia il confronto con gli altri ci dovrebbe aiutare a tenere viva e vivace questa coscienza, evitando il rischio di ‘addomesticarla’ quando e come ci fa comodo. E quando ci si fa il callo.. e si perde di sensibilita’, ma anche di credibilita’. Per questo vorrei ricordare, per quanto puo’ valere, quello che abbiamo scritto nel nostro Statuto al punto 3.6 (Economia) circa le consultazioni prima dell’uso dei fondi per progetti e costruzioni. Cito anche una frase che p. Marangon ha detto agli esercizi spirituali tenuti a Pesaro nel 2004: “Cio’ che stupisce del nostro Fondatore e’ che da ricco che era si fece povero e piccolo per entrare nella storia, non resto’ ricco per beneficare i poveri, ma solidarizzo’ con loro. Da ricco che era si fece povero, offrendo la solidarieta’ dell’eguaglianza, non della beneficenza. Non sono per un pauperismo da teatro, ma provo un senso d’imbarazzo, certamente. Quando riusciremo a convertirci al progetto originario della evangelizzazione? Non e’ credibile e convincente un vangelo predicado da ricchi, se non arriva alla semplicita’ immediata dei rapporti personali”.” (Quaderni Inforpime n.74).

Concludo con cio’ che ho letto in una vecchia Bayanihan (nostro bollettino di collegamento), magari questa volta ci provoca un po’ di piu’: ” Ciascuno di noi ha bisogno di conversione, di speraza e di solidarieta’. Il nostro gruppo ha bisogno di queste tre dimensioni, altrimenti diventa un gruppo di vecchi. Non nel senso cronologico o biologico, me nell’incapacita’ di sapersi proporre e aprire con gusto alla novita’ e, con coraggio, alla profezia“. Vogliamo che rimangano sempre e solo delle belle parole? Buona riflessione.

P.Gianni Re

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