Pietro_ManzinaliFr. Pietro Manzinali. nato a Selino S. Omobono Imagna il 29 dicembre 1902. Parte per la Birmania nel 1927 e ci rimane 38 anni. Muore a Milano nel 1975. Nato vicino alla Madonna della Corna Busa, valicava i passi del Resegone, qualsiasi fosse la stagione o il tempo, per recarsi al lavoro a Lecco. A 25 anni valica l’oceano e si ritrova a Kentung, in Birmania. Al suo arrivo costruisce subito la casa in muratura della missione e ci mette sopra ‘una statua di Cristo redentore con una grossa croce in mano’. E così fu. Il giorno dell’inaugurazione della nuova casa a reclamare una bevuta di vino c’erano tutti, anche p. Portaluppi, che era astemio. Il più insistente era p. Cassia, al quale il fango di creta aveva impastato barba e baffi, era entrato nelle orecchie, negli occhi, nel naso e in gola, fino al quasi (si scherza) al soffocamento totale. Il più restio era il vescovo, mons. Bonetta il quale aveva fatto la scoperta che di casse di vino per la messa non ne era rimasta che una sola. “Una bottiglia ci vuole!”, protestò p. Vismara “E la vogliamo piena”. Così si fece più povero il Cristo redentore concentrato nel calice della messa… ma ci fu gran festa, gioia e canti intorno alla statua. Dopo la guerra, 1946, fratel Pietro raccoglie, nel raggio di 50 chilometri, tutto il rottame di guerra che poteva trovare. Ne fece degli aratri e zappe per dissodare le risaie, zappette e coltelli per tagliare e lavorare la foresta. Dagli aerei abbattuti tolse tutto il recuperabile. Ne fuse l’alluminio per ricavare pentole e bicchieri. Raccolse i dispersi, gli ammalati, le vedove, gli orfani, gli invalidi e i vecchi, i ciechi, gli invasati dagli spiriti e i pazzi. Catechizzò come nessuno aveva mai catechizzato. Lo chiamavano ‘ il padre-fratello’!. Purtroppo non aveva una salute di ferro. Da piccolo era caduto da un albero e si era incassato fortemente. Un forte tifo, attacchi di malaria, una caduta da cavallo con una tremenda testata contro un ramo di un albero che lo lasciò senza sensi per ore nella foresta … accentuarono i sintomi di quella prima infantile caduta. Non potendo tollerare più le altezze per le vertigini, né più lavorare con le mani tremanti, fece avvitare, su un carrettino a mano, un piccolo generatore di corrente. Si fece prestare un proiettore di diapositive sulla vita di Gesù e si mise a pellegrinare per i villaggi spiegando e catechizzando. Poi alla fine anche le tremolanti immagini sullo schermo si oscurarono.

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