La cultura qui da noi, nelle Filippine, con la scuola, nasce nel vicinato gremito di parenti, amici di ‘barkada’ e compagni di lavoro, ma oggi viene via via soggiogata dalla complessa rete del sistema economico e politico.  Già, uomini d’affari e governanti si aiutano a vicenda. A volte son l’uno a volte l’altro. Comunque dei ‘piantagrane’. Fanno della frantumazione e dell’intesa un gioco d’interessi privati. Esempio classico: in pubblico dicono che la gente fa bene a gridare contro questo o quello, contro il caro prezzi, i dollari per barile di petrolio e la mancanza di servizi sociali di chi governa, ma mentre lo dicono pensano ai soldi che per amore o per forza devono avere tra le mani;  per mantenere un certo stile di vita e comperare voti nelle prossime elezioni. E’ una società, la nostra filippina, sempre più svincolata dai contesti originari, dalle antiche regole di vita in comune e di partecipazione che affondavano le radici nella terra e la rete nel mare del contraccambio. Una società, quella odierna, che invece si sta lasciando conquistare dal successo personale per poter scalare (anche di pochi millimetri) il popolo della prosperità e camminare impettiti nella piazza del paese e tra i banchi della chiesa “con le scarpe inverniciate”. Quindi e’ la politica che idealmente  ci divide o l’economia che ci unisce?  Entrambi a viceversa.

Personalmente mi sono reso conto quanto posso incidere ‘politicamente’, da piantagrane, sulle relazioni di buon vicinato, quando aiutai un capo tribale. Altri cinque se la son presa, non con me, ma con lui e poi sono venuti da me a chiedere lo stesso aiuto. Il mio modo di agire è certamente condizionato dalla cultura in cui sono cresciuto e da cui ricevo gli aiuti da gestire con cura contabile. Certamente  incide molto l’ essere occidentale o orientale, prete o politico, ma anche il fatto di voler, nel mio caso, essere ‘generoso per forza’ perché possiedo più di coloro che mi stanno attorno. Noi missionari siamo coloro che realizzano ‘grandi progetti’. Tuttavia nel realizzarli c’è la tentazione di sentirsi superiori, indispensabili, e solo la cristiana umiltà ci salva dallo sconvolgere le già fragili, ma vitali, relazioni di compensazione che si sono instaurate da generazioni tra gente che poco ha. Cosa non facile perché, anche se fossimo senza soldi,  la nostra già semplice intrusione fisica (la mia ‘straniera’) vicino a uno anziché a un altro può ingarbugliare le trame e relazioni di buon vicinato.

In generale, nelle Filippine, la gente con grossi poteri decisionali e capitali monetari appare sempre liberare, democratica e galante. Appare così anche perché ha molti libri negli scaffali e titoli di studio appesi alle pareti. In realtà mi sembra molto aristocratica. Lo si vede da come guidano lentamente le loro Nissan Patrol e SUV e come trattano il loro corpo trasformato da nuovi farmaci, avvolto da deodoranti, alimentato da cibi esotici e vestiti alla moda. Riveriti pubblicamente dalla gente comune. Questa aristocrazia, simile in altri parti del mondo (anche in Italia), sta diventando il modello da imitare secondo i mass-media che oggi plasmano ogni cultura. Non a caso molti dei nostri politici provengono dall’industria dello spettacolo e dello sport. Hanno così  un enorme potere di seduzione sull’80% della popolazione, si tratti di progetti economici per opere pubbliche oppure di aiuti predisposti per le calamità naturali. Anzi sembrano aspettare nuovi progetti e grosse calamità (strade, ponti, tifoni e terremoti) per ottenere maggiori consensi e ammirazione. Per dare spettacolo. Eccoli quindi diventare eredi degli attributi ‘divini’. ‘Confida in Dio’ e’ scritto sul dollaro, la sostanza immanente da loro più usata (1 Dollaro 48 Pesos) che sembra attirare a se ogni possibile valore, anche spirituale. Ma Dio non può confidare in Dollaro! La sostanza che unisce un popolo non può essere questa. Eppure oggi non sembra esserci altro. La usiamo tutti per vivere, ironicamente noi preti che governanti che finanzieri con la stessa motivazione di ‘servire’ e ‘ predicare’.

Sostanza tossica comunque. Sono preoccupato. Devo fare qualcosa per non avvelenarmi e avvelenare. Lo posso fare solo da sconfitto, chiaro!. Dal basso. Come individuo solitario e meno come appartenente a una potente organizzazione. Eh? I dollari che ti mandano? Beh! Spero non siano tanti. Sufficienti a farmi vivere degnamente e quelli in più da dar via a chi ne ha bisogno sottoforma di materiali leggeri, legno, chiodi e tetti di lamiera, per amalgamarsi e confondersi meglio tra pioggia e siccità, tra la crescita di un albero all’altro; uno ad uno con calma senza precise regole. Concimano meglio l’antica fratellanza del luogo in cui, straniero, sono approdato, che si regge ancora sui cicli produttivi del mare e della terra. Grandi progetti? Tossici. Sarebbe come gettare quintali di fosfati in pochi metri quadrati di risaia. Aiuto all’educazione scolastica? Si e no. Se qualcuno lo chiede. Le scuole da noi sfornano in maggioranza lavoratori per l’estero e disoccupati in lista d’attesa. Meglio, forse, imparare a lavorare la terra e pescare nel mare nostrano. Ce ne è ancora bisogno (ma oggi attirano di più i nuovissimi settori del turismo e della meccanica). Um! Purtroppo non è così semplice. I giovani lasciano le province attratti dalla grande MetroManila e dall’ America (=paesi ricchi) e i genitori si indebitano per pagare i loro viaggi.  Nel frattempo il mondo aristocratico, dei più e dei meno, dei piantagrane insomma, continuerà  i suoi esperimenti culturali cercando di sfruttare al meglio le ‘risorse’ umane e spirituali per instillare ‘nobili ideali’ e stili di vita nella mente di tutti quanti noi. Scoveranno anche la vita umile e semplice che forma la grande base sulla quale si sono costruiti la loro fortuna? Speriamo di no se no ci faranno ‘pagare’ pure questa.  In nome del Dollaro.  Magari tirando in ‘ballo’ pure Dio. (Luciano)

Advertisements