Da Corriere della Sera 10 maggio 2009

Graziano Viganò: «(mio fratello) Sta nelle Filippine da nove anni. E noi lo aiutiamo da qui» L’ isola di Al Qaeda Ci sentiamo tutti i giovedì e tutte le domeniche. Lui vive a Mindanao, l’ isola di Al Qaeda
Il giovedì e la domenica. Tutte le sante settimane. Verso mezzogiorno. È allora che arrivano le buone notizie dalle Filippine. Quando padre Nevio si fa vivo da quella terra lontana. Grazie al telefono, grazie a Skype, grazie a Internet, grazie alle mail. Ed è allora che il fratello Graziano nella sua casa nel milanese si tranquillizza. Perché non è facile avere una persona cara impegnata come missionario in un Paese diventato negli anni a rischio. Per le aggressioni, per i sequestri, per gli omicidi. Basti pensare alla vicenda di padre Bossi un paio di anni fa e a quella recentissima dei tre funzionari della Croce Rossa rapiti da gruppi legati al fondamentalismo islamico. Ogni telegiornale un momento di paura e di speranza. Ogni titolo sulle Filippine, ogni immagine di quelle mille isole. Graziano e il cuore che batte forte. Graziano e quell’ angoscia. Da nove anni. Da quando padre Nevio è a Zamboanga, nell’ isola di Mindanao, in una zona frequentata da diverse bande legate ad Al Qaeda. Costretto a vivere sotto scorta. Ogni attimo della sua giornata accompagnato da tre o quattro soldati armati fino ai denti. Il pericolo come compagno di un cammino di bontà. Il male e il bene. E grazie al cielo che arrivano il giovedì e la domenica. Quel contatto sempre puntuale. Quell’ amore fraterno che si rafforza. Perché altrimenti, Graziano non potrebbe sopportare una lontananza così difficile. Lui pensionato, lui vedovo da poco, lui con i suoi guai seri alla schiena. La preoccupazione, la paura e però anche la certezza che lassù ci sia Qualcuno sempre pronto a proteggere l’ amato fratello. E finalmente anche la sua piccola ma significativa missione. Dare una mano a padre Nevio. Bontà che si aggiunge a bontà. Organizzare, raccogliere e spedire aiuti verso le Filippine. Verso la parrocchia voluta e fatta costruire dal fratello. Verso la Chiesa della Trasfigurazione che sta in riva al mare e che è sempre affollata. Quasi ogni mese un grande scatolone che parte e viaggia su nave. Vestiti e alimenti e medicinali. Soprattutto per i bambini. Ma anche qualcosina per lo stesso padre Nevio. La pasta, i sughi, il prosciutto e un po’ di grana. Perché non si vive di solo riso. E il legame con l’ Italia è forte nell’ animo del missionario. Che grazie a Internet si tiene informato di quanto accade da noi e può pure tifare a distanza per la sua Juve. Nove anni nelle Filippine. Preceduti da tre anni come direttore del Pime, l’ Istituto pontificio missioni estere, a Milano. E prima ancora, venticinque anni a Hong Kong. Che in tutto fanno trentasette anni da missionario. Graziano e il ricordo indelebile di quando il fratello prese la grande decisione. Perché la notizia arrivò con la posta. Una lettera dall’ Africa dove Nevio, giovane seminarista, era andato per un’ esperienza di volontariato. Fu davvero uno choc in casa Viganò. La mamma Rosa, che pure era donna di Chiesa, cominciò a piangere a dirotto. Il papà Cesare, che in chiesa non ci andava mai, cominciò a urlare che quel figlio lo avrebbe sistemato lui. Mentre Graziano accettò tranquillo l’ idea del fratello minore. Quasi lui e sua moglie avessero intuito qualcosa. E poi non ci fu nulla da fare, quando Nevio tornò a casa. Perché stava scritto nei suoi occhi, che non avrebbe mai cambiato idea. Oltre le lacrime della mamma che avrebbe gradito un sacerdote dietro casa, oltre le grida del papà che avrebbe voluto chissà quale professionista. Era il 1972 e il pretino di fresca nomina partiva felice nella misteriosa Hong Kong. Le difficoltà della lingua, gli ostacoli di una cultura diversa. Ma piano piano anche il favore dei fedeli al momento delle prediche e in occasione delle confessioni. Mentre Graziano, a casa, teneva a bada mamma e papà. Finalmente orgogliosi di quel testone del Nevio, di quel figlio meraviglioso. Già, il papà e la mamma. Il grande cruccio di padre Nevio. Non aver potuto dare loro l’ estremo saluto. Non essere stato presente ai loro funerali. Una tristezza confidata tante volte a Graziano. Che naturalmente ha capito. Che ovviamente ha inteso. Perché avere un fratello così è una grazia del Signore. Perché è per l’ impegno di un fratello così, che ci si può sentire più ricchi dentro. Graziano che è già andato due volte nelle Filippine e che fra poco partirà di nuovo e che resterà da padre Nevio per un paio di mesi. Graziano che forse un giorno, magari, passerà parte dell’ anno nell’ isola di Mindanao ad aiutare il fratello nella sua missione. Graziano che non riesce proprio ad accettare questa storia del terrorismo, del fondamentalismo, dei sequestri, degli omicidi. Del male che offende il bene. Graziano che finalmente vorrebbe tanto guardare un telegiornale senza quella paura, senza quell’ angoscia. Quando parlano delle Filippine di suo fratello. Carlo Lovati La scheda Pensionato Graziano Viganò, 69 anni, pensionato, vedovo da poco, da 37 anni vive la difficile realtà di chi ha un fratello missionario in terre lontane In Asia Tra paura e speranza, particolarmente duri sono stati gli ultimi anni, da quando il fratello, padre Nevio, 61 anni, del Pime, opera nelle Filippine sempre più interessate dal fondamentalismo islamico

Lovati Carlo

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