Il 16 marzo 1521, Ferdinando Magellano raggiunge l’isola di Homonhon nell’arcipelago che piu’ tardi sara’ chiamato (in onore di Filippo II Re di Spagna) delle Filippine. Secondo il racconto di Pigafetta, una volta sbarcato, Magellano riusci’  a convertire al cristianesimo il re dell’isola di Cebu, Rajah Humabon e molti dei suoi sudditi. Ma la presenza degli spagnoli non fu gradita da tutti e quasi subito scoppio’ una rivolta contro di loro nella vicina isola di Mactan. Magellano, il 27 aprile 1521, decise di usare la forza per domare i rivoltosi, ma sceso dalla barca verra’ subito ucciso da Lapu-Lapu un maestro di “eskrima”.  Cosi’ viene illustrato l’arrivo di Magellano nelle Filippine, da Caprioli, nell’agosto del 1955 sul Vittorioso.

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Nella scoperta di un nuovo mondo il modo proprio di pensare e la propria cultura si modificano. Terra, mare, animali e popolazioni indigene danno forma ad una nuova percezione della realta’. Anche la lingua acquista nuove parole. Per Magellano sara’ sembrato un paradiso, navigare da isola ad isola e poi camminare tra faune e flore sconosciute e da catalogare.
Un ombra tuttavia lo seguiva: il potere di sottomettere. Sulla sua scia altre spedizioni sarebbero arrivate con l’obiettivo non di ammirare il paesaggio ma di sconvolgerlo.
Aldilà dell’imperialismo del vecchio mondo forse di positivo rimane solo il pensiero che Magellano non avrebbe mai potuto farcela da solo, come gli eroi solitari dei film di azione che non hanno bisogno di molti aiuti per raggiungere il loro obiettivo. Quando ci tentò perse la partita. Solo la continua collaborazione fornita dalle popolazioni locali e da una natura sovrabbondante hanno permesso ai condottieri europei, alle loro navi ed equipaggi, di attraversare territori fantastici che mettevano a dura prova corpo e mente. Limitando le perdite di vite umane e il degrado naturale dei paesi attraversati solo quando . . . non si muovevano in base al proprio interesse.

(Luciano)

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March 16 1521, Ferdinand Magellan arrives in the island of Homonhon in the archipelago that later will be called (in honor of Filippo II King of Spain) of the Philippines. According to the story of Pigafetta, once disembarked, Magellan succeded to convert to  Christianity the king of the island of Cebu, Rajah Humabon and many of his people. But the presence of the spanish navigators was not appreciate by all because a rebellion against them started in the near island of Mactan. Magellan, on april 27 1521,  decided to use the force in order to tame the rioters, but as just as come down from the boat he was killed by Lapu-Lapu an “eskrima” master. The above illustration of the arrival of Magellan in the Philippines, by the illustrator Caprioli, was published on August 1955 in one of the most influential weeakly italian magazine for boys, “Il Vittorioso”.

In the discovery of a new world the way of thinking and the own culture are modified. Earth, sea, animals and aboriginal populations give shape to a new perception of the reality’. Also the language acquires new words. Surely for Magellan it looked a paradise when he was navigating from island to island and then walking between unknown faunas and floras to be catalogued. A shadow however followed him: the power to submit. On his wake other shipments would have arrived with the objective not to admire the landscape but to upset it. Perhaps what of positive remains of  the old imperialism is only the thought that Magellan (and other like him) could never have made it alone, like the solitary heroes of the action films that do not have many aids in order to catch up their objective. When Magellan tried he lost the life. Only the continuous collaboration supplied from the local populations and from an overabundant nature has allowed the European explorers, their ships and crews, to cross fantastic territories that put to test their bodies and minds. Limiting the human losses  and the degradation of the nature only  when. . . they moved across new places without  self-interest.

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