desenzaniP. Diodato Desenzani. Nato a Verona 11 novembre 1882. Parte per l’India nel 1914. Muore a Nawapet (India) nel 1960. Di padre Desenzani si dovrebbe scrivere piu’ spesso. Suo padre lo voleva alla Scuola Navale di La Spezia: poi un giorno domandò: “Diodato, vuoi diventare prete?” e il giovane rispose di sì. Il giorno dopo si presentarono al collegio vescovile di Verona. Finito il liceo entra in seminario e si fa sacerdote. Nel 1907 incontra D. Giovanni Calabria, già noto per la sua non comune carità. I due si compresero e P.Diodato ebbe l’incarico di iniziare una casa chiamata ” Casa dei Buoni Fanciulli”. La congregazione dei ‘Poveri Servi della Divina Provvidenza”, fondata da don Calabria continua ancora oggi a considerare padre Desenzani come il più intimo collaboratore del loro fondatore. Nel 1913 entra nel PIME perché gli piaceva il modo con cui si gestiva l’Istituto: “per farvi parte non si esigeva nè voti nè giuramenti; bastava la parola d’onore”. Destinato ad Hyderabad (India) comincia la sua assistenza medica, come infermiere, presso le popolazioni più povere e i lebbrosi. Nello stesso tempo progetta di portare in missione i “Fratelli della Congregazione di Don Calabria”. Con l’aiuto di due suore svizzere inizia a Nawapet ad addestrare le prime levatrici cattoliche indigene. Qui comincia a capire sempre più la necessità di avere in Europa una organizzazione che potesse fornire, regolarmente, materiale sanitario alle missioni. Così in età già avanzata, rientra in Italia e si iscrive alla facoltà di Medicina di Padova. Nel frattempo fonda l’organizzazione  U.M.M.I (Unione Medico Missionaria Italiana). Ritorna in missione per un paio di anni e il 1 luglio 1938, durante un’altra visita in Italia, si laurea in medicina e chirurgia con 106 su 110 a 56 anni!! I superiori dell’Istituto di allora non se la sentirono di accogliere l’U.M.M.I. come parte del PIME (Laicato), che più tardi fu assorbito dalla Congregazione di Don Calabria. P.Desenzani, comunque, non si scoraggiò e continuò il suo lavoro in India. Interminabili file di malati cominciarono ad affluire nel suo ambulatorio, anche da zone lontane, attirati dalla sua fama di medico e di uomo di Dio. Continuò così sino alla fine.

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