undas1Le prime tombe, con strumenti e cibo accanto al defunto (per entrare nell’ aldila’ con almeno un minimo di bagaglio)  apparvero qualche decina di migliaia di anni fa’. Poi, in tempi relativamente piu’ ‘vicini’ a noi, poco distante dai primi grossi centri abitati apparvero i cimiteri e con questi l’usanza di visitare regolarmente i propri defunti. Nelle Filippine, i luoghi di riposo delle anime e del loro legame con i vivi, sorsero con l’arrivo delle popolazioni malesi nel 1200 D.C. e poi si moltiplicarono durante la dominazione spagnola. Tuttavia onorare i defunti  in questo paese non ha eguali. I giorni, anzi le notti della memoria dei defunti sono tra il 31 ottobre e il due novembre. In filippino questo periodo è chiamato ‘Undas’ oppure ‘KalagKalag’ che potrebbe anche essere tradotto con ‘dare vita alle anime’. Alla fine di ottobre tutto il paese si mette in moto … verso il cimitero. Chi ce l’ha vicino se ne va là per pulire o riverniciare le tombe, rimaste incostudite per tutto l’anno. Chi i propri cari li ha seppelliti lontano sale sugli autobus, navi ed aerei e ritorna ai luoghi della loro sepoltura dove passera’ , con i parenti che ancora la’ risiedono,  le fatidiche ore notturne. Ore di ricordi e compagnia dove si può trovare di tutto, forse vestigie di una dimenticata tradizione pagana che nessuno sa dove si sia originata, ma dove sempre appare la croce che prelude alla risurrezione.  

Cosi’ attorno alle tombe, in molti casi piccole case,  si innalzano preghiere e bendizioni, richieste di aiuto e perdono. Poi tante, anzi tantissime candele, e  fiori, fuochi e incenso. Ma anche cibo, liquori, sigarette, radio, stereo, MP3 e altre cose che l’anima del defunto godeva (o forse avrebbe voluto godere) mentre era in vita. Cosi’  in uno sprazzo di tempo, in quei luoghi restaurati di giorno e rallegrati di notte, morte e vita si confondono nella certazza di un, anche se lontano, ricongiungimento in cielo. Nei grandi supermercati cittadini, tuttavia, in questi stessi giorni l’enfasi notturna e ombrosa si sposta sulla tradizione Celtica di Halloween (All Hollows Day), dove si incoraggia a vestirsi di nero, mascherarsi, da mitici esseri spregevoli e zombies senza cervello, per prendere in giro i demoni della tenebre come fece un certo Jack non molti secoli fa. Ma ci si maschera pure da nativi sacerdoti druidi messaggeri di un aldila’ meno terrificante e paradisiaco. Comunque una moda che cerca di coprire  la realtà, nuda e cruda, della morte e sfuggire alla sua falce.

Per chi viene dall’Italia questa rumorosa confusione notturna nei cimiteri filippini (ma dicono anche in altri paesi come il Messico) è incomprensibile, abituati come siamo a celebrare con dovuto rispetto il giorno dei defunti e a considerare il cimitero il ‘luogo di riposo’, il dormitorio, delle anime, dove è di regola il silenzio. Chissà, forse per i filippini la ricorrenza dei defunti è anche una affettuosa chiamata a una pacifica convivenza tra passato e futuro, o forse meglio dire,  stare per una notte (o due) con le anime dei defunti che fanno meno male di quelle dei vivi, anzi non lo fanno affatto. Del resto che la morte sia solo un frammento lapidario della vita, tra il prima e il dopo, lo si ritrova nella scritta su una tomba del cimitero di Parigi: “Ieri ero quello che sei, domani sarai quello che sono”. Insomma una vita in  miniatura che ritrovo scritto in grande lettere sopra l’entrata del cimitero del paese di Dao (dove passo molte giornate): “Kami karon, kamo dason!”, cioè ‘Oggi noi, domani voi”.  Oppure come disse un poeta un secolo fa “La mia candela e’ accesa da entrambe le parti e non durera’ una notte  ma, amici o nemici miei, da’ una splendida luce”. (Luciano)

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