Diceva un tale che, data la nostra vita, noi missionari siamo esperti a preparare pacchi e valigie. Tra i tanti pacchi che abbiamo teniamone pronti due legati assieme da uno spago. Sono speciali e che ci accompagnano e che sono pesanti ed insieme leggeri come i sogni che accompagnano la nostra vita.

Il pacco della Speranza
Mi piacerebbe fosse vera per ciascuno di noi un’antica leggenda turca nella quale si racconta che l’uomo giusto quando parte per andare altrove è in grado di attraversare un ponte sottile come un capello e affilato come una lama di spada. Credo proprio che sia la speranza che abita il cuore degli uomini giusti a compiere questa straordinaria impresa, a rendere possibile ciò che appare agli occhi dei più impossibile. Nel ‘nostro pacco’ non può non esserci la Speranza. Noto invece una certa stanchezza, una certa malinconia, una certa paura perchè sembra che mai niente possa cambiare, che si vada sempre verso il peggio. Dice un tale che imparare la speranza non è una cosa semplice. Il punto di partenza della mancanza di speranza sembra debba essere trovato proprio in una certa malavoglia; qualcosa che congela, che spegne, che non fornisce più spontaneamente il flusso gioioso e impegnativo della vita. Il desiderio è diventato debolissimo e ogni iniziativa interiore ed esteriore, da qualsiasi parte venga, è già immediatamente mortificata. La stanchezza peraltro si appoggia e insieme favorisce una certa debolezza d’identità e conseguentemente la paura del futuro. E’ una stanchezza che non ha affatto i toni alti dell’epilogo drammatico di un conflitto o di una forte tensione esistenziale. Una stanchezza più sottile, e per questo più inquietante, che si accompagna alla banalità della vita. Imparare la speranza non è cosa semplice. Ma è proprio questa la sfida più avvincente affidata a noi. Mostrare che il realismo e il disincanto possano vivere insieme all’utopia, al sogno. Anzi, che senza utopia non non si può essere realismo.

Il pacco delle Corresponsabilità
Se io sogno da solo, il mio è soltanto un sogno. Ma, se sogniamo insieme, il sogno diventerù realtà. la comunità è il luogo in cui declinare ciò che ci chiede il Vangelo. Siamo chiamati ad essere credibili, insieme. Siamo chiamati a dar vita alla comunità dal volto credibile. Noi allora dobbiamo essere una comunità che sappia camminare, e insieme sappiamo fermarsi, davanti ad ogni uomo ‘ferito’, senza giudicare, alla scuola di Gesù. Comunità che non teme di mostrarsi fragile e meno sicura, umana, e capace di sognare. Qualcuno ha scritto che ‘nel giovane brucia un fuoco e nell’anziano brilla una luce’. Pensiamo alla nostra comunità, al nostro piccolo gruppo. Nella nostra comunità c’è bisogno di questo fuoco e insieme di questa luce. C’è bisogno dello stupore e del candore dei bambini, dello slancio creativo dei giovani, della solidarietà degli adulti, della saggezza degli anziani. Una comunità che si raccoglie intorno al fuoco incandescente della Parola e della Eucaristia. Una comunità che ha bisogno dela gratuità e corresponsabilità di tutti. Collaborazione autentica è corresponsabilità. Una semplice collaborazione può fermarsi al compito affidato senza l’effettivo sentirsi parte dell’intero. La corresponsabilità, pur nella consapevolezza della parzialità dell’opera di ciascuno, mantiene vivo invece l’interesse per il tutto. Di qui la riscoperta della bellezza del pensare e progettare insieme, dell’assunzione comune delle scelte di fondo, della valorizzazione dei luoghi del discernimento comunitario (o della individuazione di nuovi luoghi e spazi) per valutare insieme in particolare quei problemi che appartengono alla nostra scelta di vita.

Lo Spago
Quante volte abbiamo legato i nostri pacchi con lo spago. Per i nostri due pacchi lo spago ha un nome: Gesù di Nazareth, il nostro Signore e Maestro. E’ lui la novità sempre eccedente. E’ la sua Pasqua, la sua croce, la sua resurrezione, la sua imprudenza, il suo perdono, la sua vicinanza ad essere scuola di vita per ognuno di noi, per la nostra comunità che riparte, riprende a camminare facendo memoria dei 40 anni passati con lo sguardo rivolto al futuro.

P.Gianni Sandalo, Superiore Regionale PIME-Filippine

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