La situazione tra gli indigeni Ati di Antique (Isola di Panay) è sempre disperata ….. ma mai seria. Come tutte le minoranze subordinate queste persone vivono nel costante timore di essere sconfitte dalla maggioranza non-Ati, i visaya, e, in generale, dal vicino di casa (quasi sempre un meticcio e lontano parente di malesi e spagnoli). Sicchè vivono in uno stato di massima all’erta, con catastrofici abbassamenti di guardia quando bevono un bicchiere di wisky in più. Per dimenticare. Aggiungo che a causa di questa diffidenza, o se volete timore, tendono anche a godere delle disgrazie altrui. Quando un ‘visaya’ non-Ati Insoy si è gettato in acqua ubriaco con pinne e fiocina e dopo quattro giorni rigettato cadavere sulla nostra spiaggia (luogo chiamato Dubai, ‘il deserto caldo’) una folla di adulti e bambini Ati si è radunata attorno al suo corpo. Ai più non pareva vero che proprio lui fosse annegato. Lui che si dava arie di esperto sub e sommozzatore. Questo atteggiamento indietro (se io sono debole) e avanti (se il debole è l’altro) a loro sembra corretto. Del resto anche gli ATI, i piu’ poveri dei poveri che ci siano in questo territorio, seguono il detto antico: “Se il tuo nemico non ti permette di vivere da vivo, siediti e aspetta che muoia”. Possibilmente prima di te, anche se capita raramente.

Tuttavia, sebbene rari, ci sono cedimenti di speranza. L’altro giorno a Serio (un visaya e quindi non-Ati), un Ati-ignoto, gli ha gridato dal campo: “Il tuo bufalo si è slegato!” poi se ne è andato. L’Ati-ignoto avrebbe potuto legarlo lui stesso senza dire niente, ma temeva che se Serio l’avesse visto toccare la corda senz’altro l’avrebbe accusato di rubare e Serio sarebbe sceso di corsa con il ‘sundang’ o meglio il piu’ affilato e lungo ‘binagnon’, armi mortali in mano a un uomo incazzato. Serio è, comunque, sceso di corsa (il ‘deserto’ è una piccola duna di sabbia a pochi metri dallla riva) e ha ri-legato la bestia, ma poi, come negli attimi fuggenti, gli è passato per la mente una domanda: “Come mai quello lì si è preso la cura di avvisare me?’. Anche perchè lui, se il padrone fosse stato un altro, avrebbe lasciato l’animale al suo destino contento delle difficoltà che anche altri hanno (per molti le disgrazie dovrebbero essere distribuite equamente). Insomma la, per cosi dire, ‘cortesia’ di un Ati-ignoto, ha fatto sorgere in un non-Ati visaya, per così dire, una diversa possibilità di convivenza che se ritrasmessa ad altri potrebbe portare grandi benefici all’intera isola di Pany se non a tutta l’umanità (o quasi) se è vero che il battito delle ali di una farfalla in Africa può fa succedere un terremoto in Asia. Se…se…, appunto non la si fa diventare un’altra ideologia nel tentativo di mostrare che, perchè si è stati gentili, miti e umili di cuore, perché si è aiutato il prossimo, si è ora migliori di altri. Non essendo Serio un ideologo, ma un contadino, ha confidato a me il suo pensiero. Io di idee non ne ho tante ma mi sono messo alla ricerca dell’Ati-ignoto, per ringraziarlo in nome dell’armonia fra fratelli diversi ma vicini. Ma chissà dov’è ora, anche perche’ gli Ati, da che mondo e’ mondo, non sono mai stati fermi nello stesso posto. Oggi, tuttavia, non possono andare piu’ andare da nessuna parte. Gli antichi sentieri sono sbarrati da palizzate, arbusti di rovi e filo spinato. Lo troverò inseguito dai cani.

Da circa 8 secoli. da quando sono arrivati i primi malesi di Sandokan dal Borneo e gli spagnoli dall’occidente, gli Ati rimasti in vita e non ancora decimati dalle malattie e dai vizi, sono alla ricerca di un posto dove stabilirsi. Noi gliene abbiamo trovato uno piccolo, piccolo. Due ettari di buon terreno, vicino ai luoghi degli antenati. Magari abitando vicini uno con l’altro, e non andando in giro a piedi nudi come un gruppo di sbandati, piccoli, scuri di pelle, con i cappelli neri folti ricci arruffati e i piu’ piccoli ancora aggrappati alle vesti se non ai seni delle madri, e parlando tra di loro nello stesso dialetto (quello degli antenati “inati”) si ricorderanno di essere stati il primo popolo dell’arcipelago, 20.000 anni fa. Anche se li vedo già litigare in nome dello stesso dialetto “Ma taci tu, Ata (= nero) come me, che so già cosa pensi!”. Anche tra simili occorre una buona dose di pazienza per sopravvivere. Evabbè la strada dell’armonia è infame e lastricata di insidiosi tranelli, ma come faccio a svelarla, a renderla familiare e rintracciare l’Ati-ignoto se anch’io non la percorro?. (Luciano)

Advertisements