Nel 1904 il” Louisiana Purchase Exposition” in Saint Louis  fu organizzato per commemorare i 100 anni dall’acquisto della Louisiana (a quel tempo un terzo dell’attuale territorio americano) dalla Francia. L’Esposizione ebbe il permesso, appena cinque anni dalla conquista americana della Filippine, di mostrare “dal vivo”, all’interno della Fiera stessa, gruppi di ‘indigeni’  provenienti da diverse parti del mondo e in maggioranza ‘filippini’. La Fiera durò sette mesi, dal 30 Aprile al 1 Dicembre 1904. Enorme si dispiegava in circa 1300 ettari di terreno. Si stima che circa 20, dei 45 milioni di americani di allora, ebbero la possibilità di visitare lo ‘stand’ di 47 ettari di terreno dove si esibiva il ‘folklore’ filippino: 130 edifici, 70.000 siti di esibizione e 1.100 ‘nativi’, donne, uomini e bambini, di varie etnie, importati per l’occasione: Tagalogs, Visayans, Moros, Igorots, Tinguianes, Pampangans, Kalingas, Mangyans, Negritos, and Bagobos. Soldati filippini, constabulari, furono impiegati per mantenere l’ordine tra i ‘filipinos’. I visitatori potevano camminare tra villaggi eretti per l’occasione e così ‘ammirare’ i vari stili di vita con esibizioni dal vivo di danze, riti tribali e tessitura a telaio. Attirò molta curiosità il modo di vestire e ancor di più la cucina di carne di ‘cane’ così come usavano fare gli Igorots (dando forse origine al nome ‘hotdog’, salsicce (non-di-cane), ma vendute nelle vicinanze del padiglione). C’era anche un enorme edificio di due piani con mostre fotografiche ‘stereoptiche‘ degli abitanti delle Filippine  (foto oggi conservate negli archivi della ‘ Library of Congress’ e in quelli del ‘ Missouri Historical Society’).

Alla grande mostra di Saint Louis i ‘nativi’ filippini vennero presentati essenzialmente come ‘primitivi’ ma in via di ‘evoluzione’ secondo le teorie darwiniane (ma anche secondo i missionari protestanti e cattolici del tempo); dai ‘negritos’, i più bassi di cultura e di statura, ai più educati e raffinati meticci con mezzo sangue spagnolo. La percezione americana di questo popolo di popoli – piccolo, abbronzato e quasi nudo, ma anche ricoperto da ricchi vestiti colorati – confermava la teoria dell’evoluzione. Alla mostra furono portati anche ‘tribali musulmani’, detti ‘moros’, che furono apprezzati per il modo ‘pacifico’ di vivere. L’opinione generale che emergeva dalla Fiera era che i ‘tribali filippini’ erano arretrati, inferiori, ma che potevano sviluppare uno stile di vita più alto e moderno (rappresentato negli altri padiglioni della Fiera) a patto che rimanessero a contatto con la cultura e la educazione occidentale e americana.

Il Direttore della Esibizione al World’s Fair, Frederick Skiff, difese la presenza di indigeni di paesi arretrati perché “Registrava la reale condizione del genere umano, non solo le culture occidentali, ma indicava pure un progetto futuro all’interno del quale razze e popoli differenti potevano progredire verso un maggior sviluppo”. Questo progetto richiedeva innanzitutto educazione dei popoli non-bianchi secondo il pensiero occidentale ed era già iniziato nelle Filippine. Anni prima dal 1899 al 1901, gli Stati Uniti avevano perso circa 10.000 soldati e speso 600 milioni di dollari per soffocare la resistenza degli indipendentisti filippini.

Numerosi indigeni morirono durante la Fiera e le danze funebri che venivano eseguite prima della sepoltura, facevano ridere gli spettatori che non ne comprendevano il significato simbolico. Per loro era folklore organizzato. Dopo la Fiera la metà dei 1100 filippini ritornò in patria e il resto rimase  in America. Nel 1909, dopo un altra Fiera, quella dell’ Alaska-Yukon-Pacific Exposition, Seattle, WA, un gruppo di Bontoc-Igorot aspettava ancora, dimenticato a Chicago, di essere riportato a casa e la loro storia, pubblicata sui giornali, inteneri’ l’opinione pubblica americana. Così tra il 1900 e il 1914 ci fu un vero e proprio ‘fascino’ degli americani per le ‘tribù delle montagne’, gli ‘Igorots’ (o Igorrotes) appunto, che nel 1903 erano circa un ottavo dell’intera popolazione filippina e l’America fu invasa dalle loro esotiche fotografie.

Alla Fiera  andò anche il condottiero nativo Apache soprannominato ´Geronimo´( Goyathlay ), allora prigioniero dell´esercito americano in Oklahoma  (per molti anni aveva lottato contro messicani e americani) e impressionato dalle cose che aveva visto disse: Ora capisco perché i bianchi hanno vinto. Ma se avessi potuto avere tutte queste cose, avrei dato loro piú filo da torcere.

Materials: THE IGOROTS IN ST. LOUIS FAIR 1904
               DogTown 

               Remembering St. Louis, 1904   e   Bontoc Eulogy (documentario)

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