Da diverse parti critiche alla Chiesa Cattolica nelle Filippine. Il senatore Panfilo Lacson, candidato alla Presidenza nel 2010 e a suo tempo capo della polizia di stato durante la presidenza di Joseph Estrada, ha proposto di abolire i privilegi della chiesa che deve pagare le tasse come ogni altro ente privato. Nella Costituzione Filippina è scritto che istituzioni caritative, chiese, edifici e terre usate esclusivamente per motivi religiosi non sono tassabili. Occorrerebbe un amendamento alla Costituzione. Per la maggioranza politica tuttavia tassare le istituzioni religiose non risolverebbe il problema economico e del debito interno. Bisogna invece impegnarsi nel fermare l’evasione fiscale che secondo il National Tax Research ha raggiunto i 179 bilioni di pesos (2,5 miliardi di euro) tra il 2001 e 2006.

 Lacson e’ anche uno degli sponsors del Senate Bill N°43 (firmato da 48 membri del Parlamento) che incoraggia l’adozione del controllo sulle nascite. Nel Bill si riafferma che l’aborto rimane un crimine punibile ma anche che spetta alla donna la scelta di interrompere o continuare la gravidanza. Recentemente il vescovo di Ozamis, mons, Jesus Dosado ha ordinato ai suoi preti di rifiutare la comunione ai politici che sono pro aborto e controllo artificiale della riproduzione. Per il Senate Bill n°43 invece dovrebbe essere mandatorio educare gli studenti dall’ultimo anno delle elementari in su sul ‘problema sanitario della riproduzione sessuale’, per evitare l’aborto illegale. Circa 473.000 aborti di gravidanze non volute stimate a circa 1 milione 400mila ogni anno. Secondo alcune statistiche 2 donne filippine su 5 userebbero contraccettivi se ne avessero la possibilita così come è proposto dal UN Population Fund. 10 donne filippine muoiono ogni giorno (dati UN) per complicazioni di parto. La percentuale di fertilità è ancora molto alta nelle Filippine 2.36 % e i consigli alle coppie di limitare il numero dei figli non trova ancora consensi tra la maggioranza della popolazione, soprattutto quella più povera.

Da un altro pulpito la parlamentare Janette Garin, di IloIlo, invece vuole che durante le messe si smetta di chiedere una seconda e una terza colletta. Si fa pure portavoce (?) dei fedeli che si lamentano delle continue richieste monetarie da parte dei parroci, in città e nelle zone rurali. Critica le alte quote fissate per i sacramenti che, secondo lei, sono la ragione per cui molti non vengono battezzati e sposati. Molti defunti portati al cimitero senza una funzioni religiose per mancanza di soldi. Garin vuole anche che i soldi raccolti dalla chiesa rimangano nelle Filippine e non vadano a disperdersi in organizzazioni dove la Chiesa filippina non ha voce in capitolo.                                                      
Circa i vescovi, l’impressione è che la Conferenza Episcopale Filippina (CBCP) si sia bloccata nel ginepraio del dibattito politico dove pensa ancora, come in passato, di essere una voce critica e autorevole.

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