Cari amici e confratelli,

Se ci mettiamo a riflettere sul nostro compito di missionari siamo portati a confrontarci da una parte da un mondo che non ci capisce, dall’altra ci troviamo ad essere portatori di una proposta globale assoluta.
Ci si trova quindi stretti tra una realta’ di fatto che sembra negare il contenuto della proposta cristiana e una esperienza ideale che rischia di ignorare la realta’ del mondo.
Si corre il rischio di diventare, come diceva un tale, “idealisti guerci” o “realisti miopi”…
L’idealista e’ colui che pensa che tutto si e’ realizzato . Il futuro gia’ presente. L’idealita’ e’ gia’ realta’. L’idealista e’ colui che ha estrema fiducia nell’umanita’ senza tener conto dei limiti presenti nell’umanita’ stessa.
Dall’altra parte c’e’ il realista miope, che vede la realta’ e non crede alla possibilita di progresso dell’uomo. La vita e’ impietosa e le persone che caratterizzano l’umanita’ sono stupide o crudeli. La conclusione possibile e’ quella di cer¬care la propria felicita’ passando sopra tutto e tutti o quella di “correggere” la persona con l’imposizione della ‘verita’ e della giustizia’.
Sono chiaramente due estremi; ciechi ambedue.
L‘idealista guercio vede il futuro e non capisce il presente. Vede le potenzialita’ della persona ma dimentica la sua storia di peccato.
Il realista miope vede il presente, ma non spera nel futuro, vede il peccato dell’uomo e lo ritiene insuperabile.
Ambedue mortificano la persona ed ambedue hanno la pretesa di migliorarla, costringendola: il primo per eccessiva fiducia, il secondo per eccessiva sfiducia.

Come missionari se dimentichiamo la realta’ concreta della persona, se vogliamo forzare una liberta’ per “costringere al bene e alla felicita’”, corriamo il rischio di diventare un malanno per l’umanita’.
Le ideologie impazzite del nostro tempo e le esasperazioni “religiose” passate e presen¬ti, dimostrano che non si possono ignorare le debolezze della persona.
La pretesa di una societa’ perfetta genera piu’ mali di quelli che vuol combattere.
Ma altrettanto negativo e’ il realista miope. Egli passa sopra al dolore della persona per salvaguardare e accrescere la sua felicita’ e accresce cosi’ la durezza e l’ingiustizia nel mondo.

Noi missionari dobbiamo stare attenri al modo in cui condividiamo la fede e la dedizione al Vangelo. Fa parte del nostro compito difatti presentare l’utopia del Regno di Dio. Non solo, ma dobbiamo fare il possibile per cercare di realizzarlo sulla terra.
Il problema e’ che non ci sono consentite scorciatoie e il moralismo non puo’ essere la soluzione dei problemi.
Creare illusioni, presentare soluzioni semplicistiche, confezionare teorie per poi applicarle alle situazioni, disegnare un nemico esterno causa di tutti i mali, non fa un servizio ne’ al Vangelo ne’ alla persona.
Occorre che ci sobbarchiamo della fatica dell’analisi, della difficolta della proposta in un mondo complesso.
Dobbiamo unire percio’ passione, ideale e concretezza senza confonderli ne separarli.
Non ci viene chiesto di rinunciare al nostro compito missionario, ma di svolgerlo con umilta’. Curare la persona concreta, alleggerirne le sofferenze e soprattutto aiutarla a crescere un poco nella liberta.
Questo e’ il nostro sogno . Puo’ sembrare un sogno troppo modesto, ma e’ rispettoso della realta’, del Vangelo e degli altri e, soprattutto, punta all’essenziale. E questo e’ qualche cosa di grande. Il grande che passa attraverso il piccolo della quotidianita’.
A volte ci si sente stanchi della monotonia del quotidiano. Ma nella quotidianita’ viviamo la bonta’ del Regno. Quel regno che si definisce attraverso incontri, successi, fallimenti, gioie e lacrime. L’importante e’ sentirsi in compagnia. La compagnia del Padre che ci dice di non essere ‘idealisti guerci’ o ‘miopi realisti.

A ciascuno di voi auguro buon lavoro

gbs

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