L’11 Aprile 1985 un gruppo di paramilitari uccideva p.Tullio Favali, nel villaggio di Tulunan, Isola di Mindanao. I resposabili, i fratelli Manero, erano stati indottrinati a seguire l’etica del ‘bravo cittadino’, che allora era quella di avere il pugno di ferro contro coloro sospettati di avere sposato la causa della ribellione. Era fondamentale per la convivenza, ‘pacifica e ordinata’ in Tulunan (Mindanao, Filippine). Bisognava mantenere l’ordine affinchè non prevalesse la ‘legge della giungla’. Ma la ‘legge’ in cui credevano, imposta dal governo di Marcos, non amava troppo la pace e armava chicchessia per per farla, per cosi’ dire, rispettare.
Sotto il titolo di ‘ribelli’ rientravano un po’ tutti anche per il clima di sospetto che si era instaurato nel paese. Tra loro tuttavia c’era chi percepiva la ‘legge militare’ come ingiusta e le conseguenze le vedevano nei massacri perpetrati dalle forze para-militari, via via documentati. Per questo si ‘ribellavano’. Tullio, sebbene da pochi mesi in Tulunan, aveva già visto troppo. Tuttavia non si tiro’ indietro. C’era una richiesta di aiuto e non ci penso’ due volte sul come aiutare la vittima. Diciamo che non accettava quello che passava il ‘convento’ (la canonica). Cioe’  fare il suo bravo lavoro di prete senza interessarsi d’altro altrimenti non se ne sarebbe mai allontanato, dal convento.

Il problema è sempre lì, ciò che una società, un governo, una istituzione diffonde o impone come comportamento da tenere e le scelte dell’individuo e cittadino che possono essere di fanatica approvazione, palese critica o totalmente opposizione. Molto dipende da chi ha tra le mani le redini di un governo, o di una ideologia, o di una religione creare e diffondere una rete di comportamenti benevoli, giusti e non violenti. A Tulunan non ci riuscirono e, ironia della sorte, ancor oggi si fa fatica a capire perché padre Tullio sia stato ucciso (del resto c’è chi dice che non si capisce ancora perché Gesù sia stato crocifisso o perchè hanno sparato a Martin Luther King). Solo alcuni singoli si posero in mezzo ai conflitti in nome della pace e giustizia, pagando di persona. Tullio è un ‘martire’ ma questa parola non giustifica la tragedia. Forse con un po’ di diffuso buon senso dall’alto e meno ordine disordinato dal basso non sarebbe avvenuta. Purtroppo sono passati 23 anni e non si può più dimostrarlo. (p.Luciano Benedetti)

Maggior dettagli su:www.pime.org

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