Il 7 aprile 1962 veniva ordinato p. Angelo Biancat. Oggi lo ricordiamo sul blog a quasi tre anni dalla sua morte (7 agosto 2005, a 68 anni). Tra noi e’ sempre stato un personaggio eccentrico e radicale nel perseguire le scelte fatte. Scelte sempre marginali nelle missioni di Siocon, Siraway e Sibuco durante gli anni settanta e ottanta e in LakeWood, ultima sua missione. Ai margini dei soliti accomodamenti umani e delle scelte tradizionali; poteva girare da casa in casa per invitare tutti a messa oppure offrirsi mediatore-ostaggio nei frequenti rapimenti che avvenivano sulle coste di Zamboanga oppure, con la sigaretta in bocca, affrontare comandanti locali, musulmani o cristiani, dal cuore tenebroso. Questo tipo di presenza eccentrica, missionaria se volete, sembrava indicare il senso più profondo di dedicare la propria vita a certe idee, scelte nonostante tutto, nonstante il rischio di essere uccisi. Anzi il sacrificio, il martirio, era visto come possibile e naturale conseguenza di un comportamento fuori del comune, al di là di quella ‘normalità’, normalità che era fissata nel ‘fai il bravo (prete) e rimani in casa senza disturbare il resto’. Negli anni ottanta e inizio anni novanta un po’ tutti noi si rischiava (due sono stati uccisi), gettandosi nella mischia incuranti delle conseguenze perché spinti dall’esempio di chi era arrivato, prima di noi, nelle Filippine. Cercavamo di incarnare, con qualche difficoltà, il loro non comune desiderio di lottare a viso aperto contro l’ingiustizia sociale e politica. In particolare padre Angelo ci stimolava a sporcare le mani, a sudare, a tralasciare scelte borghesi di bellezza e comodità per aiutare il prossimo. Era forse un esempio fuori dell’ordinario, una forma larvata di estremismo (da extreme)? Può anche darsi ma era comunque accettabile proprio perché arrivava da una persona che, molti anni prima, si era consacrata a Dio e al suo Regno.

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