Padre Giancarlo Bossi è in questi giorni in Arakan Valley, in visita a vecchie conoscenze, p.Gianni Re (con lui per anni in Ipil), p.Fausto Tentorio e p.Giovanni Vettoretto. La Missione del PIME in Arakan è geograficamente molto estesa, 75.000 ettari di terreno con circa 38.000 abitanti, 28 barangay (frazioni municipali) e 43 cappelle. Buona parte della popolazione contadina è di origine tribale, etnia dei Manobo. Anni fa durante gli incontri PIME-Filippine si scherzava dicendo chi dei nostri tribali era il più affamato: Subanen (Ipil), Blaang (Columbio) o Manobo (Arakan) ?. Poi si è capito che il problema della ‘fame’ è secondario e che le popolazioni indigene non sarebbero sopravissute se non si fossero assicurate prima la padronanza dell’ambiente. E’ un po’ la filosofia alla base del programma per i Manobo in Arakan iniziato da p. Fausto una ventina d’anni fa con l’aiuto della Chiesa Italiana. Il concetto di ambiente come una realtà complessa fatta di parti, dove ogni parte, pur piccola che sia, serve a far funzionare il tutto. Non è ‘importante’ la vita del singolo animale, della singola pianta, della singola persona ma la vita che un sistema ambientale garantisce distribuendo equamente le acque, le sementi, la forza lavoro-pensiero e inversamente cercando di arrestare i germi che compromettono il sistema.

A parte il denaro, di cui nessuno oramai può far meno, qualsiasi sistema ha bisogno di energia per funzionare. Verde o grigia? Quella verde, estesa in Arakan, è creata dalle piante di frutta, della gomma, noci di cocco, cavalli, maiali, capre e quant’altro è stato addomesticato nel corso dei secoli. La grigia è quella del ferro, linee elettriche, automobili, motociclette, televisori, telefonini.  Quella verde ci permette di usare tecnologicamente il sole o il vento per generare ulteriore energia, ma anche l’acqua e il suolo per riciclare materiali organici di vario tipo. La verde è abbondante nelle terre abitate dai più poveri. Non è detto che supererà quella grigia, più ricca. Per farlo ci sarebbe bisogno di consensi estesi e una nuova etica (anche religione) che sposti l’interesse dalla città alla campagna e affermi l’ineguaglianza nel distribuire i beni e i mezzi tra ricchi e poveri. Ma si spera e molti ci credono. Noi non ci saremo, però, chissà, forse un giorno l’energia verde, creata in posti simili all’Arakan, permetterà alle prossime generazioni di avere un ambiente più amico e una vita meno grigia.

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