Durante la messa del Giovedì Santo c’è la lavanda dei piedi o ‘mandatum’. Il rito venne ufficialmente prescritto durante il Sinodo di Toledo nell’anno 694. Nelle Filippine, dopo la lettura del Vangelo il sacerdote prende il sapone, un catino pieno d’acqua, una tovaglia e lava/asciuga i piedi dei 12 apostoli. Questi sono solitamente uomini del luogo, ognuno dei quali, durante la celebrazione, indossa una fascia con il nome dell’apostolo a lui assegnato: qualche giorno prima hanno ricevuto un’istruzione religiosa conclusa con la confessione individuale. Dopo la messa si ritirano con il sacerdote in una casa del villaggio per consumare una cena vera e propria. Poi ritornano nella chiesa, spogliata da ogni paramento e dove le statue sono state coperte da drappi viola, per la veglia notturna.

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In un ambito cittadino la lavanda dei piedi non desta grande curiosità: i piedi dei 12 sono normali, pallidi e ben tenuti: soprattutto le unghie. Diverso in ambito contadino dove i piedi della gente calzano più la terra che le scarpe. Oltre al colore scuro della loro pelle segnata da vecchie cicatrici, calli e unghie consumate, anche gli alluci prendono una diversa forma. Curvi nel loro esercizio giornaliero di ‘agganciare’ il terreno molte volte fangoso e sabbioso. Un umile servizio dal piu’ basso per evitare spiacevoli cadute al resto del corpo e riportarlo al giusto equilibrio, quando e’ necessario. Sono i piedi terrestri dei poveri, di coloro che passano la loro vita battendo sentieri e campi dalle superfici instabili e imprevedibili: nel lavoro e  in cattiva e buona sorte. Per questo sono piedi molto, ma molto speciali. O per lo meno lo furono in quel santo e lontano giovedi’. (Luciano)

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