Il rito della benedizione delle ‘palme’ sembra essersi originato nell’Abbazia di Bobbio all’inizio dell’VIII secolo e fu subito accettato da Roma e incorporato nella liturgia. Una messa veniva celebrata fuori delle mura di Roma con la benedizione delle palme a cui seguiva la solenne processione, che entrava in città, dirigendosi verso la Basilica del Laterano o la Cattedrale di San Pietro dove il papa celebrava una seconda messa. Nel medioevo sopra la porta di entrata della città, attraverso la quale passava la processione, cominciarono a sistemarsi gruppi di bambini scelti che accoglievano il Signore cantando in latino “Gloria, laus et honor”, al quale seguiva un saluto drammatico all’immagine di Gesù con lancio di fiori.

Nelle Filippine, la domenica delle palme è chiamata ‘Domingo de Ramos’, segue più o meno il rito originario con variazioni aggiunte dalla tradizione spagnola o locale. I ‘ramos o palme’, solitamente teneri rami di noci di cocco, o di ‘nipa’, intrecciati a forma di croce, vengono benedetti al di fuori della chiesa. Durante la benedizione i fedeli scuotono le palme cercando di toccare il sacerdote, che drammaticamente rappresenta Gesù. Poi dopo un breve tratto di percorso la processione si ferma di fronte al palco (innalzato per l’occasione) per ascoltare il canto dei bambini, una versione latina del Gloria, laus et honor con esclamazioni di ‘Osanna!” mentre lanciano petali di fiori verso il sacerdote. Dopo l’entrata in chiesa tutto si svolge secondo le regole liturgiche (con la lettura della Passione) come in ogni altra parte del mondo cattolico. Dopo la messa può esserci una seconda benedizione delle palme, per i ritardatari, queste poi vengono portate a case e appese alle porte come segno di divina protezione.

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