Tra le popolazioni indigene Filippine esiste un rapporto stretto tra spirito e forze vitali. I Subanen della penisola di Zamboanga (Mindanao) distinguono tra gimuud (spirito) e gina (materia vitale). Per i Negritos o Aetas (i primi abitanti delle Filippine) lo spirito guida i principi vitali (pulsazione, cuore, sangue e cervello). Dopo la morte lo spirito porta avanti la stessa funzione che aveva in vita che è poi quello di regolare, se era maruyon (buono), o confondere, se era risgo (cattivo) i rapporti con la comunità indigena di cui quel corpo era una parte vivente.
Fino a non molto tempo fa il mondo naturale e tribale si modellava sulle possibilità del corpo e il corpo rispondeva lasciandosi catturare dalla ‘corporazione indigena’ che era una rete di simboli che regolavano spazio e tempo della zona geografica in cui si viveva con altri simili, dei nuovi sentieri sui quali ci si incamminava con loro e del cosmo che circondava tutto e tutti.
I missionari e le nazioni moderne del nord, erroneamente, hanno sempre pensato di aver portato alle popolazioni indigene lo Spirito. In realtà hanno portato un concetto diverso di corpo. Quello dello stesso missionario: fisicamente diverso e individualista e quello dello stesso indigeno, che dopo il battesimo, poteva affrancarsi dalla rete dei simboli (ritenuti pagani) della etnia di cui faceva parte. Per molti di loro è stata una lenta morte ‘spirituale’ a cui il corpo ha reagito ‘sbiancandosi’ oppure ‘nascondendosi’. Nel primo caso si potrebbe citare la Grande Fiera di Saint Louis nel 1909 quando migliaia di indigeni trasportati dalle filippine furono esposti alla curiosità del pubblico in ‘piccole riserve’ create in base all’ambiente da cui provenivano. Nel secondo caso, in particolare i Negritos, una volta perso i collegamenti simbolici (le danze) che li tenevano uniti nelle varie trasmigrazioni nell’arcipelago si sono ritrovati ‘on the road’, nella polvere e sull’asfalto, vivendo come se fossero nella foresta. Oggi il ‘corpo indigeno’ si puo’ ritrovare nelle ‘danze tribali’ che accompagnano in ogni angolo delle Filippine le feste religiose. Tuttavia sono solo competizioni folkloristiche per il gaudio del pubblico che osserva. Lo Spirito che per millenni aveva animato il ‘corpo comunitario’ dei loro antenati sembra essersi definitivamente ritirato, lasciando spazio e tempo a disposizione di un numero illimitato di modelli di corpo. Comunque individuali e materiali..

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